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PALAIALECCE (di Italo Aromolo) – Le sue corse a tutto campo scorrono nei ricordi dei tifosi salentini come un film lungo 36 anni che sintetizza la passione, la dedizione e l’attaccamento che qualunque salentino dovrebbe avere nei confronti della squadra della sua terra. Giuseppe Palaia, per tutti semplicemente Peppino, ha ricoperto per quasi mezzo secolo il ruolo di medico sociale dell’U.S. Lecce, curando intere generazioni di calciatori nei tempi d’oro della storia del calcio salentino, sotto le presidenze di Franco Jurlano, Giovanni Semeraro e Savino Tesoro. Verace e spontaneo come pochi, nel luglio dello scorso anno ha messo la parola fine alla sua avventura in giallorosso. L’abbiamo raggiunto nel suo studio di Squinzano: entrandovi, la prima cosa che risalta agli occhi è un quadretto tutto giallorosso con l’immagine dello striscione “Dottor Peppino la Nord ti è vicino” che gli Ultrà Lecce gli dedicarono in un momento difficile della sua vita e che emoziona il dottore ogni volta che lo guarda.

Dottore, cominciamo dal presente: dopo una vita nel calcio si è avventurato nel mondo del basket, ricoprendo il ruolo di medico sociale dell’Enel Basket Brindisi.

“Dopo aver lasciato il Lecce, ai primi di settembre ho ricevuto la chiamata di Nando Marino, presidente dell’Enel Brindisi. Inizialmente è stata una vera e propria scommessa, ho fatto una settimana di prova e poi ho accettato: è stata un’esperienza molto positiva, tanto che l’Enel ha disputato il miglior campionato in Serie A della sua storia. Ho ritrovato entusiasmo e nuovi stimoli, però mi manca l’odore dell’erbetta del campo da calcio. Differenze? Beh, le dinamiche metodologiche negli allenamenti e le linee guida nutrizionali sono sempre quelle, però è chiaro che i distretti che vanno in sovraccarico sono sport-specifici, per esempio nel giocatore di basket è il ginocchio. Anche per quanto riguarda la preparazione atletica, nel basket si punta di più a potenziare la forza esplosiva. A chi mi chiede come mai questo passaggio al mondo cestista, rispondo con una battuta: “C’è sempre un parquet nella vita”.

Pochi mesi prima lasciava il Lecce, dopo 36 anni di onorata carriera: cosa c’è stato dietro ad un divorzio così sofferto e doloroso?

“Stavo perdendo l’entusiasmo, e siccome non c’è nulla in vita mia che non abbia fatto con entusiasmo, ho abbandonato il Lecce il 9 luglio dello scorso anno. C’erano delle dinamiche che non mi soddisfacevano: se io dovevo fare il medico sociale, lo dovevo fare come l’ho sempre fatto, con i miei collaboratori: per me erano essenziali e non a caso uno di loro, Mirko Spedicato, quest’hanno ha fatto letteralmente volare il Bari nelle vesti di preparatore fisico. Anche per quanto riguarda la riabilitazione degli infortunati, la mia idea era quella di svolgerla nel mio centro qui a Squinzano, ma ciò non si sposava con le strategie della società: sia chiaro che io ho sempre acconsentito alle cure fuori sede, a patto che tra i medici che si occupano di un calciatore ci sia un confronto per definire insieme la terapia giusta. Ciò in alcuni casi non è accaduto, mi riferisco al caso di Jeda, andato a curarsi altrove con danni irreparabili. Se poi ho scelto il basket, è stato anche perché dopo il Lecce non ce l’avrei mai fatta a lavorare per un’altra squadra di calcio. Era improponibile per me, tanto che ho rifiutato numerose offerte di altri club”.

Peppino PalaiaHa continuato a seguire il Lecce? E’ deluso dall’andamento dello scorso campionato?

“Nello scorso campionato siamo stati sfortunati: l’inizio ad handicap con Moriero ha influito molto, poi Lerda ha fatto una grande rimonta, o meglio, la squadra intera ha fatto una grande rimonta, perchè l’ allenatore è solamente una delle componenti della squadra: la sensazione che ho avuto è che il gruppo fosse estremamente sano, fatto di amici veri e non solo in campo. Se sono mai tornato sugli spalti del ‘Via del Mare’? No, mai per una partita: tempo fa, però, Giuliano Sangiorgi mi chiamò per invitarmi al video sulla Nazionale italiana che i Negramaro stavano registrando allo stadio (la colonna sonora ‘Un amore così grande’, ndr): in quell’occasione, ho avuto un po’ di emozione a ricalcare il terreno di gioco: più che al Lecce attuale, ho ripensato al mio vecchio Lecce e al mio lungo passato da medico sociale”.

Facciamo un salto nel passato, alle origini del matrimonio tra lei e il club giallorosso: correva l’anno 1977…

“Mi stavo specializzando in Medicina dello Sport, incontrai l’allora medico del Lecce Gigi Coccoli, specializzando anche lui. Mi invitò perché il presidente Jurlano voleva completare l’equipe sanitaria: io iniziai nel luglio del ’77, primo ritiro a L’Aquila. Fu l’inizio di una grande avventura durata 36 anni, senza interruzioni”.

Ne ha viste di tutti i colori tra presidenti, allenatori e calciatori: ma quali sono i personaggi giallorossi che le sono rimasti più a cuore?

“Il miglior presidente è stato Rico Semeraro, che nei miei confronti si è comportato sempre in maniera eccezionale. Tra gli allenatori sono legato da un rapporto fraterno a Carletto Mazzone, con cui ancora mi sento: prima che un grande allenatore, è un uomo vero, di grande spessore morale. Ma ho avuto un rapporto bellissimo anche con Eugenio Fascetti, Delio Rossi, Serse Cosmi e Gigi De Canio. Su più di 35 mister, l’unico con cui non ho legato è stato Alberto Cavasin: voleva intervenire personalmente in problematiche mediche e non mi ha lasciato un buon ricordo di lui. Di calciatori ne ho avuti tanti ed è difficile scegliere: se devo dire un nome, dico Chevanton, che è stato uno dei migliori sia dal punto di vista tecnico, che sotto l’aspetto dell’attaccamento alla maglia, alla tifoseria ed alla città”.

Peppino Palaia 2Tra i tanti allenatori con cui ha lavorato c’è stato anche l’ex cittì della Nazionale azzurra, Cesare Prandelli: che idea si è fatto della spedizione italiana ai Mondiali in Brasile?

“Probabilmente hanno voluto fare un preparazione ad hoc nell’ultimo mese, ma sono dell’idea che non puoi creare niente di buono in così pochi giorni: per evitare sovraccarichi (e se non vado errando ci sono state ben due lesioni muscolari) sarebbe stato più giusto seguire le metodologie con cui ogni singolo calciatore ha lavorato nel corso dell’anno. Mi dispiace molto per Prandelli, verso il quale provo un sentimento di grandissima stima: abbiamo lavorato insieme ed è una persona davvero per bene, che a mio parere è stata attaccata ingiustamente. Certo, poi è chiaro che quando si ripropongono determinati calciatori si possono avere le solite problematiche di gruppo: il gruppo viene prima di tutto, basti pensare all’Italia di Bearzot che nell’82, dopo essere stata attaccata da tutti, si compattò ed andò a vincere il Mondiale proprio grazie alla forza del gruppo”.

La sua carriera è stata costellata di successi sul campo, dove ha rianimato diversi giocatori: tra gli altri, le devono la vita l’ex attaccante dell’Udinese Francesco Marino, l’ex attaccante del Torino Fabrizio Cammarata e l’arbitro bolognese Marco Guidi.

“Tra studio e campo per me non c’è differenza: alla base di tutto c’è sempre il rapporto medico-paziente, che deve essere improntato all’aspetto umano”.

Tra le poche “ombre” c’è invece il caso-Cottafava, l’ex difensore del Lecce che nel maggio del 2007 fu sospeso con accusa di doping.

“Impropriamente gli diedi il Rinofluimucil spray nasale, che fino a un mese prima era lecito. L’errore mio fu non guardare gli elenchi aggiornati, anche se non era un momento facile visto che proprio in quel periodo facevo la chemioterapia per un tumore intestinale: tutto sommato non era doping, era una sostanza che allora si poteva dare per curare determinate malattie. Infatti si risolse tutto per il meglio. Fa parte dei rischi di un medico da campo, ma sicuramente non l’ho fatto in malafede, per migliorare la prestazione”.

Come viveva le partite in panchina il Peppino Palaia tifoso?

“Dire tifoso è poco. Ero molto coinvolto emotivamente, infatti ho avuto parecchie squalifiche…”

Curva Nord no limitsCosa le ha dato il Lecce in questi trentasei anni?

“Molta visibilità, altrimenti ora sarei un anestesista come tanti altri. Di contro, io ho dato tanto al Lecce in termini di tempo e di applicazione costante. Ho sottratto tempo alla mia famiglia per i ritiri pre-gara, ogni sabato e domenica, e per i ritiri precampionato in estate. Anche quando ho avuto problemi di salute, ho continuato a frequentare lo stadio ed a stare vicino alla squadra. Poi si è rotto qualcosa ed è venuto meno l’entusiasmo. Ma mi rimane un attaccamento particolare a quella famosa Curva Nord ed allo striscione bellissimo che mi dedicarono quando ero malato”.

Chiudiamo con l’auspicio di molti nostalgici salentini: quello di rivedere ancora una volta il “dottore” correre sul prato del “Via del Mare”. E’ possibile un ritorno di Peppino Palaia in giallorosso?

“Non escludo niente, né faccio questioni tra i Tesoro o altri, però quando si lascia un qualcosa è sempre difficile ritornare: ormai ho vissuto i due momenti più esaltanti del Lecce Calcio, sotto le gestioni Jurlano e Semeraro. Da parte mia c’è comunque la massima disponibilità a collaborare. Lo scorso anno, per esempio, sono intervenuto in qualche caso: a giugno, Lopez l’ho recuperato io in tre settimane dalla distrazione al collaterale mediale. Anche Ferreira Pinto è venuto nel mio centro e così dicasi per Miccoli, che stava lì lì per farsi operare di ernia inguinale ed invece riscontrai al volo che si trattava di una banale pubalgia. Il mio centro è aperto a tutti e non potrebbe essere altrimenti vista la mia professione. Per il Lecce poi ho un occhio di riguardo: chiaramente i miei 36 anni mi lasciano un vissuto notevole, per cui sarò sempre legato al Lecce Calcio”.

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