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LECCE (di Carmen Tommasi e Gabriele De Pandis) – Supposizioni, sogni, esperimenti, progetti e speranze. Lestate dei tifosi è fatta cosi. Sotto l’ombrellone, si sogna il colpo di mercato che potrebbe cambiare il valore della squadra e s’ipotizza lo stile di gioco che contraddistinguerà la stagione a venire, indossando, tra il serio e il faceto, i panni di mister Franco Lerda. Nel ritiro valdostano di Saint Vincent, prima parte del campionato 2014-2015 appena finita, il tecnico di Fossano ha indubbiamente cercato di dare il primo impianto tattico alla sua creatura, oltre alla massiccia dose di preparazione fisica caratteristica del ritiro estivo. Il Lecce, oltre ai già collaudati, nella scorsa stagione, 4-2-3-1 e 4-4-2, potrebbe presentarsi ai nastri di partenza del campionato con altre idee tattiche provate e riprovate nei 13 lunghi giorni di ritiro in Valle d’Aosta.

UIl 4-2-3-1: Caglioni; D’Ambrosio (Lepore), Diniz, Abruzzese, Lopez; Papini, Salvi; Carrozza (Lepore), Bogliacino, Doumbia (Moscardelli); Miccoli (Della Rocca).

Il modulo che ha contraddistinto larga parte della scorsa stagione è naturalmente una soluzione papabile, anche se la caratteristica peculiare del Lecce 2014/2015 sembra essere quella di poter contare su una coppia d’attacco che possa dare più spazi al genio sempreverde di Fabrizio Miccoli. Agli interrogativi offensivi, la soluzione tattica “spagnoleggiante” risponderebbe con degli assetti arretrati ben definiti. La cerniera di centrocampo Salvi (o Amodio)-Papini è una sicurezza, con l’ex Carpi pronto a rimettersi in testa la corona di re del centrocampo, e il quartetto difensivo, a parte la soluzione Lepore a destra e l’importante jolly di fascia Donida, è composto da elementi che hanno già ben chiari gli ordini di Franco Lerda. Sulle fasce offensive a destra Carrozza (o lo stesso Lepore) e a sinistra Doumbia potrebbero agire ai lati di Mariano Bogliacino, calciatore che si esprime al meglio nel 4-2-3-1, modulo che appare utilizzabile nelle (si spera poche) partite dove il Lecce non potrà contare su Miccoli e dovrà fare leva su un ariete offensivo (Della Rocca o Moscardelli) sorretto dalle corsie laterali e da un tessitore offensivo.

Il 4-3-3: Caglioni; D’Ambrosio (Lepore), Diniz, Abruzzese, Lopez; Papini, Sacilotto, Salvi; Carrozza, Della Rocca (Miccoli), Moscardelli.

dueSull’apporto degli esterni fa leva anche il 4-3-3, disposizione tattica apparentemente sbilanciata in avanti, ma nell’applicazione, capace di dare sostanza in ogni frangente di gioco. Dando per confermato il quartetto di difesa, gli assetti del centrocampo devono fisiologicamente costruirsi in un modo diverso. L’eventuale terzetto di centrocampo necessiterebbe di un regista di mediana: l’esperto “Boglia”, provato in quel ruolo sia da Moriero che da Lerda a partita in corso, si giocherebbe il posto con Luis Gabriel Sacilotto, elemento dai piedi buoni pienamente recuperato dopo l’infortunio che l’ha tenuto fuori per lunghi tratti della scorsa stagione. Ai lati del “play” di centrocampo Salvi e Papini dovrebbero dare quantità e qualità al centrocampo. Questa soluzione presuppone un impiego centellinato a destra del tridente offensivo in una zona dove potrebbe facilmente tentare la soluzione da fuori o trovare l’assist decisivo per gli inserimenti. Davanti, nel ruolo di “ariete”, ci sarebbe lo strano dualismo tra Luigi Della Rocca e Davide Moscardelli, punte d’area dalle diverse caratteristiche, intercambiabili anche in base all’impegno da affrontare. Il “Mosca”, elemento tecnico capace anche di saltare l’uomo con facilità, potrebbe trovare posto anche a sinistra. Le soluzioni “adattate” Miccoli e Moscardelli poi potrebbero lasciare spazio, magari a partita in corso, agli attaccanti esterni puri Carrozza e Doumbia (abile in questo ruolo dopo l’esperienza a San Marino).

Il 3-5-2: Caglioni; Diniz, Abruzzese, Vinetot (Lopez); Lepore (Carrozza), Salvi, Sacilotto, Papini, Lopez (Donida); Moscardelli, Miccoli (Della Rocca).

SSchieramento questo con cui bisognerebbe passare ad una difesa a tre (al momento, a dire il vero, non collaudatissima) che poi in fase di non possesso diventerebbe a cinque, un 5-3-2, con i due esterni di centrocampo che scenderebbero con costanza ad aiutare i compagni del reparto arretrato. Schieramento tattico che se fatto funzionare ad hoc potrebbe risultare impenetrabile nella fase difensiva e micidiale in quella offensiva, anche grazie al ruolo fondamentale degli esterni di centrocampo che potrebbe sfruttare a pennello i contropiedi per “bucare” le retroguardie avversarie. Con l’inamovibile Nicholas Caglioni tra i pali, i tre davanti all’ex Crotone potrebbero essere Diniz, Abruzzese e Vinetot, con i “tornanti” Lepore e Lopez a fare su e giù sulle rispettive fasce di appartenenza e le certezze Papini, Sacilotto, Salvi come cerniera in mediana. In avanti, il tecnico di Fossano potrebbe solo sbizzarrirsi con il tandem delle meraviglie Moscardelli-Miccoli e con il brindisino “Gigi” pronto a dare una mano ai compagni di squadra.

 

Il 4-4-2: Caglioni; D’Ambrosio, Diniz, Abruzzese, Lopez;  Carrozza, Papini, Salvi, Doumbia; Miccoli, Della Rocca (Moscardelli).

UUUUEd ecco, il più comune e diffuso 4-4-2 nel calcio italiano (e non solo), modulo con cui il Lecce anche nello scorso campionato, partendo sempre dall’amato blocco 4-2 del tecnico di Fossano, è passato a partita in corso o, a volte, ha anche iniziato il match. Modulo, che nella “lerdiana maniera” in fase di possesso si trasforma in un super propositivo 4-2-4 , su cui si potrebbe andare sul sicuro anche per la prossima stagione visti gli uomini a disposizione e le prove fatte in quel di Saint Vincent. Data per scontata la linea difensiva a quattro, in mediana potrebbero agire Carrozza (o Lepore), Papini, Salvi e Doumbia. Miccoli-Della Rocca in avanti con “Mosca” pronto a subentrare a gara in corso e perché no, anche dal primo minuto.

Grafica a cura di Matteo Bardoscia.

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