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Enrico Deaglio

LECCE (di Massimiliano Cassone) – Abbiamo intervistato Enrico Deaglio mentre passeggiava sul meraviglioso lungomare di Santa Maria di Leuca.

Il noto scrittore e giornalista (La Stampa, Il Manifesto, Epoca, L’Unità, telegiornalista della trasmissione Mixer, conduttore di vari programmi d’inchiesta giornalistica su Raitre: Milano, Italia, Ragazzi del ’99, Così va il mondo, Vento del Nord e L’Elmo di Scipio) si trova nel Salento per presentare il suo libro, edito da Feltrinelli, “Indagine sul ventennio” che è condito da dodici interviste inedite a personaggi quali Silvia Ballestra, Ivan Carozzi, Mario Deaglio, Andrea Jacchia, Gad Lerner, Fausto Melluso, Peppino Ortoleva, Marcelle Padovani, Romano Prodi, Massimo Recalcati, Roberto Saviano, Adriano Sofri.

Indagine sul Ventennio” è un titolo forte, un titolo importante, che a primo acchito riporta la memoria al Ventennio fascista, ma poi ci fa subito capire che siamo nell’ultimo ventennio, quello berlusconiano. Se si parla d’indagine significa che è accaduto qualcosa su cui indagare.

“Il libro è una vera e propria indagine, come se fosse successo un delitto. Questo delitto è il periodo berlusconiano che, secondo il mio parere, anche se fazioso, è stato negativo sotto tutti i punti di vista. Conduco l’indagine per capire come possa essere esistito questo fenomeno, quali siano state le cause, i perché nessuno abbia fatto nulla per evitare che durasse per venti lunghissimi anni. Tratto tutto ciò, come se arrivassi sulla scena del delitto, interrogo le persone presenti indagando non solo su Berlusconi ma sul fenomeno chiamato berlusconismo. Voglio scoprire chi gli ha dato consenso, fiducia e appoggio facendo sì che l’Italia vivesse questa esperienza”.

L’opposizione di questo ventennio è stata succube o complice?

“Potrei dire che non ci sia stata opposizione perché in parte succube ed in parte complice. Bisogna ricordare che nel ventennio ci sono stati pure governi di Centrosinistra e sono caduti per deficienze interne, complotti ed acquisizioni di senatori con metodi particolari. Quindi, ritroviamo una Sinistra in parte succube e spaventata da un nemico forte considerato impossibile da battere e l’altra parte complice di quella politica”.

Perché Silvio Berlusconi ancora oggi ha tanto successo e nonostante tutto viene visto da tanti come una vittima delle “Toghe rosse”?

“Berlusconi rappresenta una parte di italiani; il suo successo è speculare a chi non sopporta la Sinistra e lui appare come un paladino che si è fatto da solo, venuto dal nulla, che ha lottato contro i poteri forti. In poche parole, viene raffigurato come uno che senza santi in paradiso ha sfidato tutti e quindi gli hanno fatto pagare i suoi successi. Il suo consenso però è diminuito, perché lui ha dimostrato la sua pochezza. Non dimentichiamo mai che è una persona a cui tutti hanno perdonato tantissimo”.

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La copertina del libro

Come vede il futuro dell’Italia guardando oltre questo libro? La politica di Renzi è la via maestra da seguire?

“La cosa più importante successa è la fine del berlusconismo che poi è la fine di una visione autarchica dell’Italia. Il concetto, quello che è passato ora, è che la nostra nazione fa parte dell’Europa e dobbiamo sottostare a delle regole; prima non si capiva tutto ciò, ora è stato percepito. Renzi è una persona europea ed è in grado di rappresentare l’Italia. Secondo la mia visione ci sono due cose buone, il cambio generazionale, perché è ovvio che  la gioventù è un pregio, l’altra è la sua dimensione (di Renzi) che riconosce che ci sono delle regole in Europa e non possiamo prendere in giro le persone e gli elettori con delle promesse”.

Però possiamo ben dire che anche l’attuale premier abbia fatto tante promesse importanti che barcollano e non sono state mantenute.

“Sì è vero, lei ha ragione. Lui ha preso un lascito, quella della politica ‘del faccio tutto io’ a cui il ventennio ci ha abituato. Non vedremo più una forma di politica calma e tranquilla, perché saranno i personalismi a dominare la scena. L’Italia, come sappiamo, è un paese fatto di gruppi organizzati e di poteri forti. Il cambiamento sarà molto difficile”.

La mia domanda, tra il serio e il faceto, è: siamo agli albori di un nuovo ventennio, quello renziano?

“No, non credo. Quello di Berlusconi è stato un periodo che è durato molto. Altri vent’anni non ci saranno. Renzi deve fare attenzione a durare venti mesi, altro che vent’anni… (sorride, ndr)”.

Ringraziamo Enrico Deaglio per la disponibilità coscienti che parlare con lui corrisponde a dialogare con una pagina della storia del giornalismo italiano.

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