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LECCE – A poche ore dalla decisiva sfida contro l’Uruguay nei Mondiali di Brasile 2014, analizziamo nel dettaglio la comitiva dell’Italia guidata dal C.t. Cesare Prandelli.

Mondiali ITALIALa difesa poggia soprattutto sul blocco juventino, garanzia di esperienza in campo internazionale: Giorgio Chiellini, Andrea Barzagli e Leonardo Bonucci sono tra i reduci dell’Europeo 2012 di Polonia-Ucraina in cui la nazionale azzurra, allora già allenata da Prandelli, ben figurò con un secondo posto dietro la Spagna (Barzagli fu anche uno degli iridati di Germania 2006). I tre baluardi hanno il vantaggio di conoscersi molto bene e non solo dal punto di vista tecnico-tattico, come dimostrano gli ultimi tre anni vissuti insieme in maglia bianconera senza alcun problema di convivenza dentro e fuori dal campo. Chiellini, il più presente e prolifico tra i difensori (67 presenze e 4 gol per lui in maglia azzurra), era il solo considerato alla vigilia della spedizione in Sud America insostituibile nella difesa a 4 prandelliana: adattabile sia nel ruolo di centrale, che in quello di terzino sinistro, il livornese si porta dietro le polemiche seguite alla mancata esclusione dalla competizione, prassi che il codice etico avrebbe voluto a seguito della gomitata da lui rifilata Pianjic in occasione di Roma-Juventus dell’11 maggio. Il Mondiale di Andrea Barzagli rischia di essere sempre condizionato da qualche problema fisico di troppo: l’ex Wolfsburg, imprescindibile nello scacchiere azzurro per il suo contributo sulle palle alte, convive da mesi con una fastidiosa tendinopatia. Rispetto agli altri due, parte un filo dietro nelle gerarchie del tecnico di Orzinuovi il terzo moschettiere, Leonardo Bonucci, desideroso di riscatto dopo le lacrime dell’ultima Confederations Cup, che ha visto l’ex pupillo barese sbagliare il rigore decisivo nella semifinale contro la Spagna.

E se la batteria di centrali è a tinte bianconere, i terzini vestono il rossonero del Milan: a sinistra, un giovanissimo Mattia De Sciglio (21 anni) è pronto a confrontarsi con il massimo palcoscenico mondiale dopo tanta gavetta tra la “Berretti” rossonera e le varie nazionali minori, mentre a destra sgomita per una maglia da titolare Ignazio Abate, che a 27 anni è all’ultimo appello della carriera per far valere quelle potenzialità mai del tutto espresse, specialmente nell’ultima disastrosa stagione di casa Milan.

Il ventaglio di scelte difensive si chiude con due alternative, entrambe all’esordio in competizioni internazionali: il finora ottimo Matteo Darmian ed il deludente Gabriel Paletta che viaggiano comunque sulle ali dell’entusiasmo per le stagioni da incorniciare rispettivamente con le maglie di Torino e Parma. Il primo, ex Palermo, è uno dei più in forma del gruppo azzurro, ha chiuso in gran crescendo la regular season e ha impressionato Prandelli soprattutto per la capacità di destreggiarsi nel ruolo di terzino su entrambe le fasce. Il secondo, erede di Camoranesi, è stato temprato da oltre tre anni di militanza tra le fila di un top-club come il Boca Juniors (59 presenze).

Figurina PirloE’ il centrocampo delle giocate raffinate, delle punizioni sotto il sette e dei lanci col compasso: la scommessa di Prandelli è stata quella di edificare una mediana che faccia della qualità il proprio punto di forza, anche a scapito della quantità e della muscolarità. In tal senso vanno le scelte di far convivere nello stesso schieramento i due metronomi Andrea Pirlo e Marco Verratti, anche a costo di adattare l’ex Pescara in un ruolo non suo (interno di centrocampo). Brasile 2014 rappresenta una sorta di passaggio di testimone tra i due registi: per l’uno il Mondiale brasiliano è la tappa finale di una carriera contornata da successi su successi non solo in Nazionale (su tutti Germania 2006), mentre per l’altro si tratta del punto di partenza di un percorso che a soli 21 l’ha già visto partecipare da titolare a due edizioni della Champions League, con la maglia del Paris Saint Germain. Insieme a loro, completa il trittico della qualità Claudio Marchisio: dotato di caratteristiche leggermente diverse che lo vogliono più incursore e meno pace-maker.

Non farebbe notizia la presenza in azzurro del mediano della Roma, Daniele De Rossi (quasi 100 gettoni in Nazionale, tra cui due Mondiali e due Europei) se non fosse per la collocazione tattica del tutto inedita che il cittì Prandelli ha preparato per lui: alle spalle di Pirlo (come unico uomo a protezione della retroguardia) o alternativamente nel ruolo di centrale di difesa. Il centrocampista più prolifico della storia della Nazionale (15 gol) deve essere impeccabile dal punto di vista disciplinare per smentire quella fama di “cattivo” che si è creato con le tre recenti esclusioni dalla Nazionale – causa codice etico  a seguito di altrettanti gesti violenti nei confronti degli avversari.

Il centrocampista del Paris Saint Germain, Thiago Motta è forse l’unico tra i centrocampisti della Nazionale la cui bilancia pende indubbiamente dalla parte della quantità: meno rapido nelle giocate, il parigino dal fisico statuario compensa una certa ruvidità sullo stretto con il fiuto del gol pari a quello di un attaccante, soprattutto sui calci piazzati: il suo biglietto da visita parla di oltre 50 gol in carriera in poco più di 400 presenze. Altro mediano dalla gran vena realizzativa è Antonio Candreva, protagonista di una annata da record (12 gol) con la maglia della Lazio: la forza dell’ex Livorno è indubbiamente quella la versatilità tattica che gli permette di essere indifferentemente impiegato come esterno di centrocampo, trequartista o mezz’ala.

Alberto Aquilani-Marco Parolo è la coppia di outsider: i due sono pronti a sfruttare al meglio un’eventuale chance mondiale quasi del tutto insperata prima degli guai fisici occorsi ai colleghi di reparto Montolivo (frattura alla tibia) e Romulo (fastidi muscolari). Ad onor del vero, anche Aquilani, compagno di squadra in Viola dell’escluso eccellente Giuseppe Rossi, ha seriamente rischiato di dover abbandonare la competizione a causa di un trauma cranico riportato nell’amichevole contro l’Irlanda. Ma mentre l’ex Liverpool ha già un buon bagaglio di esperienza internazionale (risalgono al 16 ottobre 2008 i suoi primi due gol in Nazionale, al “Via del Mare” di Lecce contro il Montenegro), per Parolo si tratta dell’esordio assoluto in maglia azzurra, con la quale finora ha disputato solo 4 amichevoli e nessuna da titolare. Tra Cesena e Parma, il centrale di Gallarate viaggia ormai da qualche anno con un rendimento da “big”, che ha toccato l’apice nella stagione appena conclusa con un bottino di ben 8 gol (record personale) tra cui figurano le perle contro Napoli (1-0, gol vittoria) e Milan 3-2 (doppietta).

Mario BalotelliL’attacco poggia tutto su Mario Balotelli, croce e delizia della squadra azzurra. “Super Mario” ha dimostrato nelle prime due gare disputate di essere l’uomo in più dell’Italia, come l’uomo in meno: l’attaccante del Milan in Brasile deve scrollarsi di dosso la pesante etichetta di “decisivo con le grandi, ma inconcludente con le piccole”. Insieme a “Balo” ci sono i due ragazzi terribili della Zemanlandia pescarese: Lorenzo Insigne e Ciro Immobile. Se per Insigne la convocazione è apparsa quasi una sorpresa, con la conseguente esclusione di Rossi, per Ciro Immobile la maglia azzurra di Brasile 2014 sembra un premio dopo il titolo di capocannoniere conquistato con il Torino. L’altra carta granata ha il nome di Alessio Cerci: l’esterno romano è stato il suggeritore ufficiale di Ciro Immobile e, con le sue accelerazioni fulminanti su entrambe le fasce, ha contribuito alla qualificazione in Europa League della squadra del presidente Cairo. Antonio Cassano, il “Pibe de Bari”, al suo primo mondiale dopo i guai che lo hanno tenuto fuori nelle edizioni 2006 e 2010, resta invece candidato al ruolo di “uomo della provvidenza”; il calciatore può essere usato per aprire le difese avversarie troppo schierate dietro la linea della palla, a patto di mettere a freno il suo carattere da eterno discolo, come dimostrano le recentissime notizie trapelate dal ritiro azzurro di Mangaratiba.

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