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Leccezionale Mondiale 2014LECCE (di Gabriele De Pandis) – La fortunata urna di Salvador de Bahia ha regalato alla Francia, già qualificatasi al mondiale per il rotto della cuffia grazie ad una rimonta pazzesca contro l’Ucraina in vantaggio per 2-0 dopo la gara d’andata, un girone, quello “E“, più che abbordabile. Il morbido raggruppamento nel quale sono inseriti i transalpini è infatti composto da Svizzera, Ecuador ed Honduras. Il sorteggio più che benevolo è stato accolto a Parigi con un sospiro di sollievo anche se, come si suol dire, nel calcio tutto può succedere. La squadra di Didier Deschamps, ovviamente favorita per il primo posto rispetto alle avversarie, non è tra la schiera delle favorite per la vittoria finale, ma dagli Ottavi di finale in poi può essere la mina vagante del torneo e un arrivo in semifinale appare un obiettivo legittimo per i Cugini d’Oltralpe. Gli altri “vicini di casa” della Svizzera si presenteranno al Mondiale 2014 dopo tanti progressi della propria scuola calcistica, simbolo del calcio globalizzato degli anni Duemila. Della rosa maggiormente impiegata nel cammino di qualificazione degli svizzeri verso il Brasile sono soltanto 4 gli elementi di origine elvetica, in barba al referendum anti-immigrazione ratificato nel gennaio scorso dal governo di Berna: Lang, Lichtsteiner, Ziegler e Von Bergen hanno beneficiato del talento di compagni come Shaqiri, Xhaka, Dzemaili, capitan Inler e Behrami, tutti figli di emigranti arrivati nella terra dei Cantoni per cercar fortuna. Un’insidia al passaggio agli Ottavi delle due squadre europee sarà l’Ecuador, compagine sudamericana atipicamente tosta, ben organizzata e non propriamente piena di “solisti” d’attacco. Chiude il gruppo l’Honduras, nazionale emergente nel contesto calcistico centroamericano, alla seconda qualificazione mondiale consecutiva dopo quella di Sudafrica 2010.

SVIZZERASVIZZERA – Una delle icone del calcio globalizzato che va oltre i confini nazionali si presenta al mondiale con l’ambito riconoscimento di testa di serie maturato grazie all’ottavo posto nel ranking FIFA. Indubbiamente, i marchingegni matematici usati per la formulazione della classifica mondiale sono opinabili, ma è evidente la crescita di una Nazionale che, soprattutto grazie gli “oriundi”, arriverà al mondiale con la sua migliore rosa nella storia. Gli elvetici sono al terzo mondiale consecutivo: nelle menti dei tifosi svizzeri albergheranno sicuramente i ricordi dei Quarti di finali sfumati a Germania 2006 soltanto a causa dei rigori per mano dell’Ucraina (poi sconfitta dall’Italia), e quelli relativi alla partita d’esordio di Sudafrica 2010, quando la Svizzera riuscì ad imporsi sui futuri campioni del mondo della Spagna con un 1-0 firmato dall’ex Udinese e Chievo Gelson Fernandes, presente anche nella kermesse brasiliana. Il c.t. tedesco Ottmar Hitzfeld, c.t. della nazionale elvetica dal 2008, è uno degli artefici di questa crescita basata su una buona ossatura, accompagnata dalla classe cristallina di elementi come Xherdan Shaqiri del Bayern Monaco, esterno offensivo dotato di ottimo tiro ed immensa tecnica, Josip Drmic, 22enne di belle speranze neo-acquisto del Bayer Leverkusen dopo l’exploit stagionale in Bundesliga con il Norimberga (17 gol per lui) e Valentin Stocker, centrocampista destro divenuto ormai una bandiera del Basilea, la squadra di club che dimostra anche nelle coppe europee la crescita del calcio svizzero. Attorno a questi elementi interessanti ruota una squadra quadrata, capace di primeggiare agevolmente nel girone di qualificazione contro Norvegia, Slovenia, Albania, Cipro e Islanda accumulando addirittura più punti in trasferta che in casa. Davanti alla sicurezza tra i pali Diego Benaglio (Wolfsburg), preferito a Sommer del Basilea, la difesa a 4 scelta dal tecnico tedesco potrà contare a destra sullo juventino Lichtsteiner, sicurezza in bianconero. Sulla fascia opposta la completezza del 21enne Ricardo Rodriguez dovrebbe essere preferita, almeno inizialmente, alla predisposizione a offendere di Michael Lang, cursore sinistro del Grasshoppers. Al centro della retroguardia il talentuoso Schar (Basilea), l’ex Milan Senderos, Djourou e Von Bergen (Young Boys ex Cesena e Palermo) si giocheranno le due maglie disponibili. A centrocampo l’asse centrale ben assortito del Napoli di Benitez, formato da Inler, Behrami e Dzemaili, si ripresenterà anche in chiave mondiale, manifestazione a cui parteciperà anche l’eterno Tranquillo Barnetta. Shaqiri, Stocker e Xhaka poi sulla trequarti, a supporto della punta Drmic (insidiata anche dall’ex Lecce, ora alla Real Sociedad, Seferovic), saranno gli uomini chiave deputati alla doppia fase, per regalare alla Svizzera quel tanto bramato quarto di finale che manca dal 1954.

Punto di forza: Ottmar Hitzfeld guida un gruppo ben assortito, fatto di giovani terribili e talentuosi in ascesa come Shaqiri e Drmic e di calciatori ormai esperti anche a livello internazionale come gli azzurri Inler e Behrami. Questa combinazione non potrà far altro che dare molte soluzioni offensive agli elvetici.

Punto debole: La difesa, specialmente se Schar soffrirà l’impatto con il palcoscenico mondiale, potrebbe essere messa in difficoltà soprattutto nelle incursioni veloci palla a terra.

La stella: Xherdan Shaqiri. L’ala destra svizzero-kosovara, esplosa a 19 anni con la maglia del Basilea, è una promessa del calcio europeo, nonostante la stagione vissuta in chiaroscuro al Bayern Monaco sotto l’ombra del duo delle meraviglie Robben-Ribery; in Baviera però sono lungimiranti, e presto Shaqiri (magari anche grazie ad un ulteriore exploit mondiale) conquisterà una maglia da titolare.

Ranking FIFA: 8^

Miglior piazzamento: Quarti di finale – 1934, 1938, 1954.

FRANCIAFRANCIA – La qualificazione arrivata grazie al 3-0 nello spareggio di ritorno contro l’Ucraina, seguito al 2-0 di Kiev che stava per avviare tantissimi processi sommari in Francia, non deve sminuire una squadra, quella francese, insidiosa da affrontare e comunque arrivata seconda nel girone di qualificazione (soprattutto a causa dello 0-0 di Tbilisi contro la Georgia) solo dietro alla Spagna campione di tutto. Il c.t. Didier Deschamps, salvatosi dall’onta del fallimento sulla panchina della nazionale, ha a disposizione un gruppo diverso, soprattutto in difesa e a centrocampo, rispetto a quello di Euro 2012. La Francia non potrà contare sul 31enne Franck Ribery, bloccato da un infortunio alla schiena. L’assenza del grimaldello con il quale Les Bleus cercavano di aprire le difese avversarie (Ribery sarà sostituito da Schneiderlin) aprirà la strada ad Antoine Griezmann, mancino della Real Sociedad capace di colpi pazzeschi e schierabile in tutte le posizioni della trequarti; l’esterno lionese andrà a completare un terzetto offensivo di un 4-3-3 che, oltre alla certezza della punta del Real Madrid, Benzema al centro, vedrà un interessante ballottaggio a destra tra il brevilineo “marsigliese” Mathieu Valbuena e Giroud dell’Arsenal. Ha destato più di una perplessità l’esclusione di Samir Nasri dalla lista dei 23: il trequartista di origini algerine è stato la guida del centrocampo del Manchester City, squadra laureatasi campione d’Inghilterra in questa stagione. Sono esclusi eccellenti anche i milanisti Mexès e Rami, non selezionati dall’ex centrocampista della Juventus per Brasile 2014 come perni della difesa; Deschamps ha preferito le conferme dei giovani Mangala del Porto, Varane del Real Madrid e Sakho del Liverpool, chiamati insieme a Koscielny dell’Arsenal. Sulla fascia destra il giovane campione di Francia Lucas Digne insidierà Debuchy e dall’altra parte Patrice Evra cercherà di riscattarsi in maglia Bleu dopo la brutta stagione del Manchester United. In porta, dietro al confermato Hugo Lloris, c’è da registrare l’infortunio al collo di Steve Mandanda che quasi sicuramente salterà i mondiali; al posto dell’istrionico numero 1 del Marsiglia ci sarà Stephane Ruffier del St. Etienne a completare il terzetto di portieri con Landreau. Col il “polpo” Pogba ci saranno Cabaye e il gregario di lusso Matuidi, entrambi campioni di Francia con il Paris Saint Germain. Dietro al terzetto titolare, che verosimilmente si potrebbe rivedere anche al Parc Des Princes nella prossima stagione, scalpitano Rio Mavuba del Lilla e Remy Cabella del Montpellier. Non sarà la Francia stellare guidata da Zinedine Zidane ma questa squadra è da semifinale e, nonostante l’eccessivo scetticismo di molti, può essere la rivelazione del torneo.

Punto di forza: Le numerose soluzioni offensive a disposizione di Didier Deschamps sono tutte di prim’ordine e, se ben oliate, possono portare i Galletti in alto. L’esterno sinistro del Bayern con Benzema potrebbe creare un asse formidabile. In più la mediana è tosta e ben attrezzata.

Punto debole: Le fasce non sembrano impermeabili a continui e sostenuti attacchi, soprattutto in superiorità numerica in caso d’improvvisi sbilanciamenti in avanti. Poi, la giovane coppia centrale si dimostrerà di livello come il resto della squadra?

La stella: Brasile 2014 potrebbe dimostrarsi il palcoscenico di Paul Pogba: il talento della Juventus, reduce dalla stagione della riconferma in bianconero con il secondo scudetto da protagonista, guiderà a 21 anni il centrocampo della sua nazionale e, con una serie di buone partite, potrebbe far schizzare in su ancora di più la sua valutazione.

Ranking FIFA: 16^

Miglior piazzamento: Vincitore – 1998.

ECUADORECUADOR – La terza qualificazione mondiale della nazionale ecuadoregna chiude finalmente un quinquennio caratterizzato da pochissimi alti e tantissimi bassi. Dopo l’impresa di Germania 2006, con i sudamericani arrivati agli ottavi di finale (sconfitti per 1-0 con l’Inghilterra), l’Ecuador ha attraversato un periodo di profonda crisi calcistica a livello internazionale: il fallimento dell’aggancio a Sudafrica 2010 e le due eliminazioni al primo turno nella Coppa America 2007 e 2011 sono stati temperati soltanto dalla storica vittoria per 2-3 contro il Portogallo nel match amichevole disputato a Guimarães il 7 febbraio 2013. La Tricolor, sconvolta nel luglio 2013 dalla morte improvvisa per infarto dell’attaccante Cristian Benitez appena trasferitosi in Qatar, è riuscita a tornare in auge grazie al lavoro del c.t. colombiano Reinaldo Rueda, preparato nel ricomporre i pezzi di una nazionale ormai sfaldata dai ripetuti fallimenti. Nel lungo girone di qualificazione sudamericano l’Ecuador ha fatto valere il fattore campo: tutte le sette vittorie della Tricolor (affiancate da 5 sconfitte e 4 pari) si sono consumate tra le mura amiche dello stadio “Olimpico Atahualpa” a 2850 metri sul livello del mare, quota spesso ostica per calciatori non abituati a giocare a certe altezze (solo l’Argentina è riuscita a strappare un pari). I 7 gol nel girone eliminatorio del bomber Felipe Caicedo, 25enne in forza alla compagine dell’Al-Jazira di Abu Dhabi allenata da Walter Zenga, hanno consacrato un nuovo bomber ecuadoregno dopo le epopee di Augustin Delgado (ora impegnato soltanto con il club dell’Emelec) e Eduardo Hurtado (ritiratosi nel 2010). Il leader della squadra è senza dubbio Antonio Valencia: all’esterno destro del Manchester United, jolly totale di fascia destra a disposizione del c.t. Rueda, spetterà il compito difficile di “ripulire” i palloni consegnati dall’interessante mediano Noboa (in coppia con uno tra Castillo e Ibarra) per poi avviare l’attacco comandato dal cannoniere Caicedo e completato da Rojas (Cruz Azul) in ballottaggio con Jaime Ayovì del Club Tijuana. Il gruppo non proibitivo non può che alimentare i sogni ecuadoregni: il raggiungimento del notevole risultato degli ottavi di finale, già giocati nel 2006 e apice internazionale della nazionale di Quito, non sembra una chimera e la quadratura disegnata da Rueda sembra più che sufficiente per far vivere alla Tricolor un’altra estate da ricordare.

Punto di forza: La forza dell’Ecuador parte dal basso: una difesa ben assortita, solo 16 gol subiti nelle qualificazioni, fa da fondamenta ad un gioco semplice ma veloce orchestrato dalle ripartenze con Valencia e J. Montero, corridori inesauribili sulle due fasce.

Punto debole: Il mondiale non si giocherà, purtroppo per l’Ecuador, ai 2850 metri sul livello del mare dell’Olimpico di Quito e, già nelle qualificazioni sudamericane, la Tricolor non è riuscita mai a imporsi in trasferta. I ragazzi di Rueda dovranno scrollarsi di dosso questo appiccicoso prototipo.

La stella: Antonio Valencia. La continuità acquisita nella sua quinta stagione con i Red Devils (29 presenze con 2 gol e 4 assist) non fa altro che consolidare la duttilità di un calciatore veloce, con un’invidiabile visione di gioco e su cui spesso serve il raddoppio.

Ranking FIFA: 28^

Miglior piazzamento: Ottavi di finale – 2006.

HONDURASHONDURAS – La seconda qualificazione consecutiva alla fase finale del mondiale (terza in assoluto con Spagna ’82) è un risultato storico per la nazionale centroamericana, compagine fatta di tanti corridori dai mille polmoni desiderati in Inghilterra, Scozia e nella Major League Soccer statunitense. La nazionale honduregna ha sopperito nel migliore dei modi a una partenza ad handicap nelle qualificazioni. Nel primo girone centroamericano la sconfitta per 0-2 a Panama e lo 0-0 col Canada hanno complicato il cammino dei Catrachos, poi aggiustato da una doppia vittoria con Cuba e da un roboante 8-1 con il Canada seguito al secondo pari con Panama. Qualche patema è stato sofferto anche nel girone finale centroamericano, caratterizzato però dalla bella vittoria honduregna in Messico, sufficiente (vedendo il triste cammino dei messicani costretti allo spareggio con la Nuova Zelanda) per mantenersi sempre al terzo posto, suggellato dal 2-2 finale in Giamaica accompagnato dalla sconfitta messicana in Costa Rica. Il sorteggio di Bahia, benevolo con l’Honduras se si considera l’accoppiamento con la “morbida” testa di serie Svizzera, non potrà regalare altro talento ad una nazionale sì esperta, ma poco accreditata per il passaggio del turno. Il portiere Noel Valladares, capitano e recordman di presenze (76), guiderà una difesa che ha in Maynor Figueroa (31enne in forza all’Hull City) la propria guida centrale ed in Emilio Izaguirre, padrone della fascia sinistra del Celtic, lo stantuffo instancabile. A centrocampo l’interessante giovane dell’Anderlecht Andy Najar, ala spiccatamente offensiva, si giocherà il posto sulla fascia destra con Garcia, ed Espinoza del Wigan farà da scudo centrale all’altro centrocampista classe 1990 Luis Garrido, “patriota” nel campionato honduregno con l’Olimpia Tegucigalpa. Il miglior marcatore dell’Honduras, Carlos Costly (14 reti), partirà in seconda battuta rispetto al senatore Jerry Palacios dello Stoke City, calciatore tuttofare posizionabile in tutti i ruoli del centrocampo e dell’attacco, e all’altra punta Jerry Bengtson. Il c.t. colombiano Luis Fernando Suarez è stato già artefice dell’impresa prestigiosa della seconda qualificazione mondiale consecutiva; aspettarsi troppo da questa squadra può essere esagerato, ma il calcio ci ha sempre insegnato a non dare nulla per scontato, soprattutto se le compagini che affronteranno i Catrachos non entreranno in campo con lo spirito giusto.

Punto di forza: L’Honduras è una squadra senza solisti, dedita alla corsa e al sacrificio immenso. Queste qualità, miste a qualche buona intuizione dei “britannici” Izaguirre, Palacios e Espinoza, possono regalare qualche sorpresa al gruppo E.

Punto debole: L’eccessivo spirito operaio potrebbe portare Suarez a pensare di più a non prenderle, penalizzando un attacco già di suo poco prolifico.

La stella: Emilio Izaguirre a 28 anni è nel pieno della propria maturità agonistica. Al “Celtic Park” ara la fascia sinistra come pochi in precedenza: 13 assist in 34 presenze non arrivano per caso, come l’interesse già palesato per lui da qualche club di Premier League. Il c.t. Suarez sicuramente costruirà molte strategie offensive sui cross tagliati del “Roberto Carlos honduregno”.

Ranking FIFA: 30^

Miglior piazzamento: Fase a gironi – 1982, 2010.

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