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10419931_10202762974967996_450307981_nFROSINONE (di Carmen Tommasi) – Da una parte, quella del Frosinone, un sogno realizzato e l’esplosione di gioia. I festeggiamenti vibranti  e i sorrisi senza fine per una B tanto attesa, voluta e desiderata. Dall’altra, quella del Lecce, la disperazione, il rammarico e delusione totale: le lacrime di alcuni, la rabbia di altri e la consapevolezza di aver perso, seppur lottando, dando tutto e a testa alta, la serie cadetta per la seconda volta di fila.

DIFESA – Importante lavoro di Marcus Diniz, espulso nelle battute finali (15′ sts), in difesa e riportato per la seconda gara di fila al suo ruolo naturale di centrale, anche se negli ultimissimi secondi finisce a destra. Il brasiliano “comanda”  la linea difensiva giallorossa, è prezioso sui palloni alti e agile nel cercare di far ripartire i suoi. Neutralizza al meglio gli spunti offensivi di Ciofani e Curiale, esce dal campo stremato e a fine gara, con gli occhi quasi lucidi, dichiara: “Questa non è una squadra, ma una vera famiglia: peccato per non aver regalato la B ai nostri tifosi”. Poche e secche parole e se ne va, sapendo, ancora una volta, di aver dato tutto. Meno concreto dell’ex Milan si rivela, invece, Giuseppe Abruzzese: l’ex Crotone non sembra più quel “muro” sicuro e affidabile delle primissime partite, anche se uno con la sua esperienza al centro della difesa garantisce sempre un contributo importante. Ne sa qualcosa il bomber Daniel Ciofani, con cui il difensore di Andria ha fatto per tutto il match a sportellate avendo la meglio in più di una occasione. A fine match, provocato dagli avversari perde la testa anche lui. Guerriero stanco.

CENTROCAMPO Romeo Papini: un lottatore instancabile anche nell’ultimo atto, colui che alza sempre la testa, coccola il pallone, da tutto quello che ha da dare e anche più. Gucher e Gori, con l’ex Carpi col fiato sul collo, non hanno per nulla vita facile. Perché lui è fatto così e a vederlo uscire dal campo con la maglia sudata e lo sguardo triste, di chi sa di aver perso l’ultima battaglia, è stata una delle scene più significative  di ieri. Un giocatore così merita altri scenari, non di certo quelli della Lega Unica. In bocca al lupo re “Papo”, il nuovo beniamino dei tifosi giallorossi che, sicuramente, vorrebbero dirgli: “Grazie Romeo: è stato bello lo stesso”. Francesco De Rose, dopo il suo ritorno a gennaio nel Salento, non è stato sicuramente quel giocatore generoso e sempre in palla (uno dei migliori tra i giallorossi della scorsa stagione) in quelle pochissime occasione che ha avuto per mettersi in mostra. Gara di cuore, però, quella dell’ex Reggina sino alla sostituzione: Ciccio, il piccoletto, non si risparmia e gioca una partita a rincorrere Gori e Gucher, ma quel giallo a inizio match (16′ pt) condiziona, e non poco, la prestazione del centrocampista calabrese. Al 20’ della ripresa arriva il cambio e il momento in cui Lerda fa spazio a Sacilotto. Lezioso, seppur generoso.

ATTACCOGiacomo Beretta è stato l’uomo della svolta, nel bene e nel male, nella finalissima contro i ciociari: l’ex Milan regala il gol del vantaggio con un guizzo ed una giocata delle sue e va vicinissimo di destro al 2-0 con il palo che gli nega la gioia della doppietta. Poi Blanchard e Bertoncini sono abili a bloccare le sue frequenti iniziative in avanti. Un occhio nero, un rosso rimediato (7’ sts) e tanta rabbia spenta da qualche timida lacrima. Croce e delizia di questo Lecce: talento da maturare e raffinare e, sicuramente, un futuro roseo che lo attende. Che peccato e lui, forse, adesso starà pensando che “non doveva finire così”. “Questa è la delusione più grande della mia carriera e quando ho sentito mio figlio piangere al telefono è stato il più brutto momento che potessi vivere”: così a fine match un affranto capitan Fabrizio Miccoli, dopo quella che doveva essere la “sua” partita. Conclusasi, però, al 37’ pt per infortunio. Si è infranto un sogno, non solo il suo, ma quello di tutti. Il futuro?! Adesso è troppo presto per parlarne: la ferita ancora brucia. Sanguina.

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