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Caglioni, leccezionale.itLECCE (di Italo Aromolo) – Era il 23 gennaio 2014 quando Nicholas Caglioni firmava il contratto che lo legava a titolo definivo alla maglia del Lecce. “Eterno secondo del nostro Pippo Perucchini” era la voce più gettonata nella piazza giallorossa, ben memore dei vari Raffaele Gragnaniello, Jefferson Trazzi e di tutti gli altri estremi difensori la cui breve esperienza giallorossa si è conclusa con un emblematico “0” nella casella delle presenze in campo. Il portierone di Seriate, su cui intere generazioni si sono dilettate in battute da “Bar dello Sport” per via del cognome particolarmente “assonante”, si presentava in Salento con un curriculum più che buono, se pur macchiato da spiacevoli vicende extracalcistiche.

Il passato: l’apice della carriera sullo stretto di Messina. Classe ’83, Caglioni muove i primi passi da apprendista Buffon nelle giovanili della squadra della sua città, l’Atalanta, che arriva ad aggregarlo in prima squadra quando aveva solo 17 anni. L’illusione atalantina di avere in casa l’ennesimo enfant-prodige del calcio italiano contrasta con i tre duri anni di gavetta che il prestante portiere bergamasco è costretto a masticare tra i dilettanti, per ritagliarsi quello di spazio di cui, ancora così giovane, non poteva certamente godere in un club di Serie A.

Dopo aver difeso la porta del Fanfulla (Serie D), dell’Oratorio Calcio (Serie D) e dell’Aglianese (Serie C2), il suo ritorno alla casa madre si rivela una delusione inaspettata: relegato in tribuna per tutta la stagione, nell’estate del 2005 la sua cessione diventa inevitabile, destinazione Messina. Lo sbarco sullo stretto rappresenta la svolta della carriera per Caglioni: il 25 agosto 2005 esordisce in Serie A allo stadio Olimpico di Roma, ben figurando nella sconfitta di misura del suo Messina contro la Lazio (1-0). Complice anche l’ingombrante presenza di un numero uno del calibro di Marco Storari, nelle successive due annate raccoglie soltanto 11 gettoni nella massima serie (15 gol al passivo), finché, nel marzo del 2007, non è un aula di tribunale a decretare la fine della sua avventura nel grande calcio. In un controllo antidoping eseguito in occasione del derby siciliano tra Messina e Catania, il pipelet seriatese risulta positivo alla cocaina: un’ingenuità che gli costa 18 mesi di squalifica, nonostante le ripetute e comprovate giustificazioni che volevano la droga ingerita come ingrediente non dichiarato del commerciabile liquore peruviano Coca Buton.

Caglioni con Di FuscoNell’estate del 2009 riparte dal profondo Nord, tra le fila di quella Pro Patria che tanto ricorda l’attuale universo salentino: Savino Tesoro ne era il presidente, Antonio Tesoro il direttore sportivo e Raffaele Di Fusco, attuale preparatore dei portieri del club di Piazza Mazzini, l’allenatore (si era conclusa da pochi mesi, invece, l’avventura di mister Franco Lerda sulla panchina dei Tigrotti). Un po’ di ruggine sui guantoni è fisiologica dopo quasi due anni di squalifica, così “Caglio” non rende al massimo nella sua breve esperienza biancoazzurra e, nonostante il discreto ruolino difensivo di 38 gol subiti in 27 partite, non riesce ad evitare la retrocessione della sua squadra in Seconda Divisione.

Archiviata la sfortunata parentesi bustocca con il default societario, Caglioni prosegue al Sud la sua carriera da girovago: il palcoscenico è nuovamente quello della Prima Divisione, dove vive sei mesi da incorniciare con la maglia della Salernitana. I tifosi granata lo ricordano ancora oggi con grandissimo affetto e simpatia, tanto per le parate con cui, conquistandosi in poche gare il posto da titolare, contribuì sostanzialmente alla rincorsa play-off della propria squadra, quanto perché protagonista di un folkloristico gesto campanilista nei confronti dei rivali del Verona: in occasione della finale negli spareggi promozione tra le due squadre (gara per cui era stato squalificato), si mischiò in curva tra gli ultras campani indossando una maglietta con su scritto Odio Verona. La popolarità di cui tutt’ora gode in ambiente campano è tangibile anche sui social network: “Nicholas Caglioni, un nome, una leggenda” è il nome della pagina a lui dedicatagli nel 2010 dai tifosi granata, pagina che ad oggi conta più di 550 “like“.

Ad ogni modo, all’immediato deferimento per slealtà sportiva e comportamento discriminatorio seguono, nei mesi a venire, una squalifica di 2 giornate e un’ammenda di 2.000 euro.

caglioni rigoriLe impeccabili performance in maglia granata non passano inosservate a blasonati club di Serie B come il Modena, che gli affida la guardia della propria porta per la stagione cadetta 2010/2011: i 53 gol subiti in 39 partite (10° posto per i canarini, ad un passo dai play-off) gli valgono il sorprendente benservito dopo un solo anno di permanenza in maglia gialloblù. Andazzo piuttosto simile nella stagione seguente di Serie B, 2012/2013, quando Caglioni veste Crotone: le sue parate avvicinano i pitagorici agli spareggi per la A (11° posto) ma, all’inizio della stagione attuale, viene relegato fuori rosa.

Il 23 gennaio 2014, dopo un velleitario interesse della sempre cara Salernitana, viene ceduto in via definitiva al Lecce.

Il presente: da comprimario a saracinesca per la B. Come detto, l’arrivo di Caglioni in Salento è accolto in un clima di scetticismo generale, non tanto per demeriti propri quanto per la sicurezza che nel corso del campionato aveva garantito senza soluzioni di continuità il portiere titolare Filippo Perucchini (di cui, peraltro, Caglioni è conterraneo). Difatti, il suo primo mese giallorosso è tutto allenamenti settimanali e panchine domenicali (contro Perugia, Barletta e Paganese): la prima chiamata alle armi è frutto del semplice caso, visto che, nella settimana antecedente alla trasferta di Gubbio, un attacco influenzale mette kappaò Perucchini e costringe mister Lerda a virare su un portiere di cui non aveva alcuna conoscenza regressa se non per quelle poche settimane di febbraio. La prestazione salva-risultato di Gubbio, cristallizzata nel colpo di reni con cui all’ultimo minuto di gioco sventa il colpo di testa del possibile pareggio avversario, è il preludio di uno splendido cammino di parate, parate e parate che lo ha visto conquistarsi il posto da titolare e condurre la formazione giallorossa verso le più rosee prospettive in termini di risultati e non solo.

Nicholas CaglioniNonostante qualche evitabile disattenzione (il gol subito contro l’Ascoli o il rinvio maldestro contro il Benevento), il Gordon Banks del Salento si è più volte immolato a difesa della propria porta con una serie di prodezze feline (a dispetto della stazza…), tra cui ricordiamo soltanto quelle nelle partite disputate contro l’Ascoli (devia con i piedi sopra la traversa una conclusione a botta sicura di Tripoli), contro il Grosseto (smanaccia d’istinto una ravvicinata girata al volo di Marotta), contro il Pontedera nei play-off (doppio salvataggio last-minute su Arrighini) e l’ultima, forse la più difficile, quella contro il Benevento (in primis, il riflesso fulmineo sulla deviazione di Evacuo a meno di un metro dalla porta, ma anche la deviazione in angolo di un missile di Campagnacci sul finire del primo tempo).

Forte di un rapporto fraterno e non competitivo con i compagni di reparto (emblematico, prima dei rigori con il Pontedera, l’abbraccio con Perucchini), Caglioni sta regalando grandi soddisfazioni a sé stesso, alla squadra ed ai tifosi giallorossi, riscattando in pochi mesi una carriera in chiaroscuro che – non solo per demeriti suoi – sarebbe potuta andare essere molto più florida.

Con la speranza che sia per lui, che per il Lecce, il riscatto più bello debba ancora venire…

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