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Carletto MazzoneLECCE (di Pierpaolo Sergio) – Carlo Mazzone compie oggi 77 anni e, per un tecnico che ha legato a doppio filo il proprio nome a quello del Lecce, è doveroso fargli i migliori auguri e raccontare un po’ di lui a chi non ha avuto modo di ammirarlo ai tempi in cui allenava la squadra giallorossa. Mazzone ha infatti l’invidiabile record di essere, tuttora, l’allenatore più vincente con la bellezza di 48 vittorie in 114 partite, nelle stagioni che vanno dal 1987 al 1990 e che valgono al vulcanico e simpaticissimo mister romano il titolo di tecnico più vincente nella storia dell’U.S. Lecce.

Per tutti gli sportivi italiani appassionati di calcio, lui è e resterà per sempre il “sorCarletto. Ha nel suo palmares la ragguardevole cifra di circa 1000 panchine, la soddisfazione di aver allenato campioni assoluti del calibro di Baggio, Totti, Guardiola e Luca Toni e di aver spesso e volentieri sovvertito sul campo i pronostici che lo vedevano perdente al cospetto di squadroni metropolitani. Su di lui, proprio Guardiola e Totti hanno sempre espresso giudizi lusinghieri e pubblici attestati di stima e rispetto. L’ex mister del Barcellona, che lo ha avuto come allenatore a Brescia, ha detto che non sarebbe potuto diventare il tecnico che ha dimostrato di essere se non avesse avuto Mazzone come ispiratore. Stesso discorso per il “Pupone“, alias Francesco Totti, che nel tecnico romano ha trovato un secondo padre che lo ha fatto maturare ed aiutato a capire come diventare un campione.

Mazzone a LecceAnche nel Salento Mazzone ha recitato il ruolo di padre putativo per campioni leccesi. Un esempio su tutti è quello di Francesco Moriero, l’ex allenatore del Lecce ad inizio di questa stagione, che è stato preso sotto l’ala protettrice del tecnico romano ai tempi in cui iniziava a spiccare il volo nel calcio che conta e che ne ha guidato sapientemente la maturazione. Sono già diventate gustosi aneddoti le serate in cui Mazzone teneva con sé in ritiro l’allora riccioluto Checco e lo esortava a non atteggiarsi a “divo” o campione calcistico, ricordando che la prima dote per un giovane calciatore è la modestia e la serietà dentro e fuori dal campo.

La carriera da allenatore del popolare sor Carletto si è contraddistinta per averlo quasi sempre trovato alla guida di club che facevano della salvezza il proprio scudetto. Ha lasciato ricordi eccezionali in quel di Ascoli, Lecce, Brescia, Bologna e soprattutto Roma, la “sua” Roma, la squadra della sua città ed il vero amore sportivo che porta nel cuore e di cui non ha mai fatto mistero. Ad ogni modo, proprio le esperienze su panchine eccellenti quali quelle di Napoli e della stessa Roma rappresentano il fiore all’occhiello della sua lunga vita da insegnante di calcio e maestro di vita per tante generazioni di calciatori.

Indimenticabili restano alcune sue esternazioni nei confronti della Juventus, del “calcio moderno“: “Adesso ho cambiato idea su Moggi. L’illecito è evidente”. “Dicevano Mazzone è il Trapattoni dei poveri. Rispondevo: amici miei, Trapattoni è il Mazzone dei ricchi”. “La tecnica è il pane dei ricchi, la tattica è il pane dei poveri”. “Come diceva mio padre, me devono solo impara’ a morì!”

Carlo MazzoneMa è legato ai rivali atalantini ai tempi in cui allenava il Brescia (2001) l’episodio più famoso finito sulle prime pagine di tutte le testate e nei telegiornali di quel celebre Brescia-Atalanta finita 3-3. I padroni di casa perdevano 3-1 e gli ultrà bergamaschi, acerrimi rivali dei bresciani, prendevano di mira Mazzone, la città di Roma ed i suoi genitori. Lui, promettendo la rimonta, non appena agguantò il 3-3 si diresse sotto il settore ospiti in una scena entrata di diritto nella memoria collettiva del calcio italiano.

I tifosi del Lecce che hanno vissuto gli anni gloriosi dell’esperienza sulla panchina giallorossa del popolare tecnico ricorderanno per sempre i numeri di quella squadra, dall’arrivo nel Salento nella stagione 1986/’87, quando subentrò a Pietro Santin a 13 giornate dalla fine del campionato di serie B in cui riuscì ad agguantare gli spareggi promozione poi persi col Cesena, fino alla sua partenza alla fine della stagione 1989/’90 quando il suo Lecce aveva raggiunto il record del miglior piazzamento assoluto in serie A e si era imposto all’attenzione generale soprattutto nella memorabile ed emozionante sfida-salvezza del 25 giugno 1989 contro il Torino in cui i salentini vinsero per 3-1 e mandarono il Toro in B dopo 30 anni…

A lui vadano gli auguri più sentiti e sinceri dell’intera squadra de Leccezionale Salento.

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