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esutanze MiccoliLECCE (di Pierpaolo Sergio) – Le esultanze dopo aver segnato un gol sono il momento in cui si racchiude la vera essenza del gioco del calcio. Gioire per la palla che finisce in fondo alla rete è l’istante in cui ogni calciatore, sia esso un ragazzino che gioca innocentemente nel cortile della propria abitazione, o il più bravo e famoso del mondo oppure l’ultimo “bidone” delle serie minori, fa sentire il protagonista di quell’impresa quasi un eroe mitologico che lo fa tornare bambino, con la felicità più ingenua e spontanea che si possa provare. Realizzare un gol, regalare il successo alla propria squadra, superare il portiere e udire il boato dei tifosi sulle tribune cristallizza il tempo in un attimo senza fine.

C’è poi chi dell’esultanza (badate bene, parliamo di quella gioiosa e divertente, non certo provocatoria o polemica di taluni…) ne ha fatto un timbro di fabbrica. All’inizio fu il brasiliano dell’Avellino, Juary che correva come una trottola intorno alla bandierina del calcio d’angolo, suscitando simpatia e curiosità tra i tifosi agli inizi degli anni Ottanta, a scardinare i canoni delle “normali” manifestazioni di contentezza per aver battuto il portiere avversario che fino ad allora si erano ammirate sui campi da gioco. Al massimo si era assistito a corse sfrenate del marcatore di turno lungo le piste di atletica o a giri di campo a braccia levate, ma certamente ancora nulla di così tanto… folkloristico.

Doumbia, leccezionale.itE’ servito attendere l’avvento del cosiddetto e tanto vituperato calcio moderno, quello che ormai porta i campi di gioco di mezzo mondo in tutte le case via satellite, per il dilagare del fenomeno. Chi infatti non ricorda la mitragliata di Gabriel Omar Batistuta, la linguaccia di Alessandro Del Piero, la mano roteata intorno all’orecchio di Luca Toni, il volo dell’airone di Andrea Caracciolo, la maglia che copre il viso di Fabrizio Ravanelli, la capriola del “profeta” Hernanes, le acrobazie di Oba Oba Martins o il pollice in bocca di Francesco Totti? Non meno gettonate, comunque, risultarono poi tutte quelle vere e proprie coreografie proposte da più elementi come il “trenino” barese all’epoca dei bomber Igor Protti e Sandro Tovalieri o il simulare di cullare un neonato tra le braccia come fece per primo il brasiliano Bebeto con i compagni di nazionale, esultanza ripresa quest’anno in campionato anche dai calciatori leccesi Luis Sacilotto, Abdou Doumbia e Walter Lopez.

Vucinic Miccoli UndertakerRestando a Lecce, così come capitò quando aveva ancora addosso la maglia giallorossa a Mirko Vucinic, anche il capitano Fabrizio Miccoli ama spesso festeggiare le sue reti mutuando alcune mosse dei wrestler americani, i lottatori di quella disciplina chiamata catch che spopolava negli anni Ottanta e poi soppiantata dal wrestiling. Il “Romario del Salento” con Vucinic ha condiviso il festeggiare un gol imitando la mossa dei lottatori professionisti statunitensi Undertaker e Chris Benoit che simulano il gesto del tagliare la gola, passando un pollice sulla carotide; un’altra in particolare è però la prediletta: quella di John Cena, il quattordici volte campione mondiale WWE (World Wrestling Entertainment), che agita le cinque dita davanti al viso ed adottata soprattutto ai tempi del Palermo.

Ad ogni modo, il buon Fabrizio, fresco capocannoniere del campionato di Prima divisione di Lega Pro sia pure in coabitazione con Arma (Pisa), D. Ciofani (Frosinone) ed Eusepi (Perugia), nelle tredici occasioni in cui ha gonfiato la rete avversaria ha via via alternato la sua esultanza, sfoggiando la mossa “alla John Cena”, la genuflessione davanti alla Curva Nord, il bacio alla maglia ed allo scudetto del Lecce, la corsa a braccia aperte alla Ronaldo ed i pugni chiusi levati al cielo con cui sfogare tutta la propria felicità.

Miccoli e Papini festeggiano golTutte esultanze che hanno racchiuso sì gioia e soddisfazione, ma anche rabbia e voglia di riscatto per una stagione che lo ha visto troppo spesso combattere a denti stretti con acciacchi, una condizione fisica mai del tutto ottimale, i musi storti dei “puristi” che lo vorrebbero sempre e comunque al top ed in stile Messi, le critiche dei benpensanti che abitano in ogni parte del mondo o snervanti udienze davanti alla Commissione Disciplinare per difendersi dalla richiesta di squalifica invocata dal Procuratore federale Stefano Palazzi.

In quelle esultanze c’è tutto l’amore e la passione per la maglia del Lecce, per la gente del Salento che ama quel funambolico numero 10 che non ha mai nascosto tutto il proprio orgoglio di tifare per la squadra della sua terra e che oggi ha coronato il sogno inseguito per tutta una carriera: indossarla e sentirla a stretto contatto sulla sua pelle, oltre che averla tatuata…

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