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dnaLECCE (di Italo Aromolo) – Dobbiamo dire grazie al progresso della scienza se dall’uomo delle caverne siamo diventati l’homo modernus che sbarca sulla Luna, ad un passo dalla cura del cancro e che comunica con un click con il mondo intero. Il progresso scientifico rappresenta, infatti, uno dei più potenti motori della società civile, in grado di far sviluppare ogni suo aspetto ai confini di un continuo miglioramento che al giorno d’oggi si avvia sulle auree strade della perfezione.

Anche il calcio, lo sport più bello del mondo per antonomasia, nel corso della sua storia secolare non è rimasto indifferente all’ondata di progresso scientifico che ha invaso la società moderna nell’ultimo cinquantennio, evolvendosi a ritmi serrati, di innovazione in innovazione, e modificando profondamente quelli che un tempo erano i suoi connotati costitutivi. Cercheremo di ripercorrere le varie tappe di questo percorso, partendo dai primi pionieristici rapporti tra calcio e scienza, dando poi uno sguardo ad un presente dalle mille sfaccettature, per arrivare infine a presentare le prospettive future cui questo insolito binomio tra pallone e DNA potrebbe dar vita negli anni a venire. Prima di iniziare questo viaggio, è bene sottolineare la sottile differenza che intercorre tra la scienza applicata al calcio nel senso più stretto del termine (ad esempio medicina dello sport, genetica e scienze della nutrizione) e la tecnologia, che invece tra pay-tv, aggiornamenti live e replay al nanosecondo forse tutto ha fatto meno che far realmente progredire questo sport.

Le origini: medico sportivo, preparatore e il calcio diventò scienza. Fino agli anni’80, aveva un che di chimerico la figura di un medico sportivo che seguisse regolarmente una squadra di calcio. Anche il preparatore atletico, che si limitava a programmazioni generalizzate senza alcuna forma di personalizzazione del lavoro, ricopriva un ruolo di scarsa importanza nell’economia di una società sportiva. Per ovvi motivi di strumenti e macchinari a disposizione, inoltre, i tempi di recupero dagli infortuni, se e quando diagnosticati correttamente, erano estremamente dilatati, per cui la rottura di un legamento crociato, lesione che oggi arreca uno stop che oscilla dai 4 ai 6 mesi, poteva anche comportare la fine della carriera degli atleti.

prof. sassiIn Italia, uno dei primi pionieri dell’approccio analitico-scientifico alla preparazione atletica dei calciatori è stato il professor Roberto Sassi, preparatore atletico dell’Unione Sportiva Lecce nella stagione 1984/’85 ed attuale responsabile dello Juventus Training Check. Il professor Sassi, assoluto innovatore nel settore, fu il primo ad introdurre test, tabelle ed analisi personalizzate per ogni calciatore, sì da poter modulare gli allenamenti in base ai differenti risultati ottenuti: metodologie che oggi appaiono scontate, e anzi fin troppo sfruttate e estremizzate, allora rappresentavano una completa novità nel mondo del calcio.

Parallelamente allo sviluppo di tecniche sempre più sofisticate (nei primi anni ’80 l’applicazione dell’ecografia al calcio rappresenta una pietra miliare in tal senso), anche il medico sportivo inizia ad assumere un ruolo centrale nella cura dell’atleta a 360 gradi, studiandone i parametri fisiologici e metabolici al fine non solo di curare, ma anche di migliorare e approfondire le varie metodiche di allenamento. Spesso circondato da ortopedici, ortodontisti, dietologi e psicologi, la funzione del medico sportivo va oltre la semplice somministrazione di farmaci: egli diventa parte integrante del gruppo squadra, i calciatori si confidano con lui sulle proprie condizioni di salute e frequentemente sono le sue opinioni che influenzano le scelte tecniche dei mister.

Il calcio e la scienza oggi: le tecniche principali tra resistenza muscolare, terapia del freddo e regimi alimentari. Negli ultimi anni, moltissime branche della scienza sono coinvolte nel mondo del calcio, portando alla nascita di innumerevoli innovazioni; ciò ha enormemente amplificato lo spettro di possibilità mediante le quali un’equipe medica può decidere di impostare il proprio programma di allenamenti e di recupero degli infortunati. Di conseguenza, il quadro attuale è piuttosto complesso, caratterizzato da un’eterogeneità nell’utilizzo di tecniche e metodiche particolari che spesso si differenziano da squadra in squadra. In questo scenario un po’ confusionario (a detta degli stessi addetti ai lavori), cercheremo di fare ordine illustrando gli approcci scientifici che appaiono maggiormente condivisi in tutto il mondo del calcio.

Soccer - FIFA World Cup 2010 - Qualifying Round - Group Six - England v Kazakhstan - England Training - London ColneyTra questi, non può mancare il principio di gradualità e processività dei carichi di lavoro; elaborato dal preparatore atletico Massimo Neri, braccio destro di Fabio Capello nelle sue esperienze sulle panchine di Roma, Real Madrid, Juventus, Nazionale inglese e russa, tale principio si è rivelato fondamentale per aumentare la resistenza aerobica del calciatore. Di egual portata è lo sviluppo dei cardiofrequenzimetri, strumenti che misurano i battiti del cuore e che, spesso associati a sistemi di GPS, permettono di individuare lo stress fisico degli atleti istante per istante, evitando così pericolosi fenomeni di over-training. Nell’ultimo ventennio, ha letteralmente spopolato la cosiddetta crioterapia (dal greco, “terapia del ghiaccio”), tecnica che sfrutta forti abbassamenti di temperatura al fine di lenire i dolori e rinforzare la corporatura (emblematici gli ormai onnipresenti “spray del ghiaccio”); a seguito di infortuni più o meno gravi, campioni del calibro di Cristiano Ronaldo si sottopongono frequentemente a cicli di crioterapia (anche a -200°) per accelerare i tempi di recupero.

Mentre le varie equipe di scienziati concordano nel ribadire l’importanza del sonno e del riposo nel buon rendimento delle performance sportive degli atleti, si stanno stabilizzando anche le conoscenze relative al corretto regime alimentare che un calciatore deve perseguire prima e dopo gli appuntamenti agonistici: nel pre-match, al fine di mantenere costante il livello di zuccheri nel sangue, il perfetto calciatore riduce l’apporto di grassi e aumenta quello di carboidrati complessi, mentre nel dopo partita può essere sufficiente un abbondante bevuta per integrare le perdite idro-saline, cercando di evitare pasti fin troppo pesanti e difficilmente digeribili.

Bruno GiardinaUno sguardo al futuro: il segreto degli allenamenti è nei geni dei calciatori? Al lavoro l’Università Cattolica. In collaborazione con la Lega Pro, l’Università Cattolica del Sacro Cuore ha appena lanciato “Cribens”, un progetto scientifico di durata triennale che mira ad uno studio sistematico delle caratteristiche genetiche dei calciatori, al fine di poter rendere maggiormente efficaci non solo le attività di preparazione atletica, ma anche quelle più prettamente tecniche, come la selezione dei ruoli, sulla base delle potenzialità che gli atleti esprimono per effetto della loro componente biologica. Per saperne di più, abbiamo intervistato il direttore del progetto, il professore Bruno Giardina, ordinario di Biochimica e Biochimica Clinica presso la stessa Università: “Le fondamenta del progetto vertono sulla medicina preventiva modulata in base all’alimentazione e allo stile di vita dell’atleta. Cribens non vuole sostituirsi al talent scout, ma essere un supporto per la componente tecnica e atletica: l’osservatore che apprezza un soggetto dal punto di vista tecnico, può rivolgersi a noi per capire se il profilo genetico del calciatore richieda un determinato regime nutrizionale e lo predisponga maggiormente ad un lavoro di fatica piuttosto che di scatto in velocità, ottenendo in tal modo significative indicazioni sul ruolo che più gli si adatti sul campo. Regolando l’alimentazione sulla base dei risultati che riveleranno le analisi biochimico-cliniche e genetico-molecolari che condurremo sugli atleti” – prosegue Giardina – “si potrà andare incontro ad una drastica riduzione di traumi e affaticamenti dovuti al sovraccarico di lavoro durante gli allenamenti. Il ‘gol della vittoria’ sarebbe quello di prolungare la vita attiva del calciatore, ma il nostro sguardo vuole spingersi ancora più in là: quando esaminiamo gli sportivi, non facciamo altro che lavorare su soggetti sani, se pur sottoposti a condizioni estreme: Cribens potrebbe aprire una finestra anche sui meccanismi di regolazione metabolica di ognuno di noi”.pallone

Partire dai geni dei calciatori, dunque, per arrivare a comprendere l’uomo nel suo rapporto con lo sport in valore assoluto; ciò è sintomatico di come, nel calcio come in tutti gli altri ambiti della società, il progresso scientifico sia in viaggio a vele spiegate verso i mari di un futuro che non sembra avere limiti perché, in fondo, la conoscenza scientifica, calcistica o di qual genere sia, è come una droga che crea (in)dipendenza: più sembra di avvicinarsi alla meta, più ci si rende conto di essere lontani e si è costretti ad aumentare le “dosi”, perchè si aprono innumerevoli strade e si prospettano nuovi, inimmaginabili scenari.

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