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Tesoro, leccezionale.itLECCE (di Italo Aromolo) – Savino Tesoro e Piero Camilli: uomini, prima che presidenti: passionali, focosi, diretti. Sono arrivati da lontano e si sono innamorati di una terra da cui non vogliono più separarsi. Hanno investito tempo, denaro e sentimento in ciò che amano, il calcio, e vivono la loro squadra come se fosse la più bella delle creature della natura, da proteggere gelosamente da tutto e tutti. Sono così, schietti, vulcanici, incontenibili: Savino Tesoro, presidente dell’U.S. Lecce, e Piero Camilli, presidente dell’U.S. Grosseto, che domani si incroceranno da avversari in Lecce-Grosseto, sono tra i più eccentrici personaggi del mondo del pallone.

Due personalità forti, che dicono sempre quello che pensano, senza peli sulla lingua e con poco da nascondere: le loro decisioni, energiche, determinate e sempre volte al bene della squadra, non passano mai inosservate, così come le loro dichiarazioni, pepate, scherzose, o mordaci che siano, non sono mai banali e lasciano sempre qualcosa su cui sorridere o riflettere.

Amo il Salento, dove ho la fortuna di venire in vacanza d’estate. A Bari invece ci ho fatto solo due anni di collegio, poi non ci ho più messo piede”. Così, con una battuta di spirito, si era presentato Savino Tesoro alla tifoseria salentina, che con il tempo ha imparato ad apprezzarne, se non il marcato accento barese, almeno la trasparenza, la verve e la simpatia che prorompono dalle sue parole ogni qual volta parla in pubblico. A chi gli chiedesse di Gianluca Petrachi come possibile direttore sportivo, rispondeva: “Petrachi chi? Il cantante?”, mentre a proposito della consistenza dello stipendio di Fabrizio Miccoli, scherzava: ”Non gli basta neppure per il costo della benzina che utilizza per venire ad allenarsi”. Altra perla dell’imprenditore di Spinazzola, in merito al presunto interessamento di una holding portoghese alla società di Piazza Mazzini: “Per me i portoghesi sono quelli che entrano gratis allo stadio…

leccezionale.itAnche nei momenti difficili e burrascosi, il presidente Tesoro ha rivelato tutta la sua risolutezza nell’agire e nel parlare, con lo stesso spirito combattivo di chi non arretra di un centimetro pur di vedersi riconosciuto ciò che ritiene giusto. Lo scorso anno si appellato più volte, e in toni non certo delicati, alla professionalità dei calciatori, arrivando ad accusare alcuni di loro di “rubare lo stipendio”: non c’era alcuna insinuazione di carattere economico-fiscale dietro quell’affermazione, ma semplicemente la stessa spontaneità del tifoso da bar che commenta la partita il lunedì mattina perché, in fondo, la schiettezza di Tesoro senior lo descrive come un uomo del popolo e, come egli stesso aveva preannunciato all’inizio della sua avventura in giallorosso, lo rende “il presidente di tutti”, in cui si immedesimano tanti tifosi che per anni hanno visto conformare le proprie idee, magari fuori dal coro delle banalità, a dichiarazioni istituzionali di circostanza.

Stesso leitmotiv nel commentare alcuni bollenti dopo-gara: “Arbitraggio vergognoso e mi fermo qua, altrimenti rischio diversi anni di carcere”, o nell’affrontare spigolose questioni di spogliatoio: ”Nessuno qui ha dato il massimo: se sfuma la B, azzero tutto”. Il suo modus operandi, che può piacere o non piacere, ma certamente non può lasciare indifferenti, è emerso anche in tempi più recenti, nella querelle con la cordata capeggiata da Corrado Jurlano e in quella con l’emittente televisiva Telerama, oltre che nei rapporti con buona parte della Stampa. Lasciando il mondo dei microfoni e dei comunicati web, rivelano il temperamento di Savino Tesoro anche i sanguigni provvedimenti adottati in ambito strettamente calcistico, come l’epurazione di un intero organico e l’esonero di 4 allenatori in meno di 12 mesi.

camilli cornaLa sua controparte in terra Maremmana non è da meno: anche Piero Camilli, presidente del Grosseto, spesso si è reso protagonista di gesti esemplari e di dichiarazioni fuori le righe: “Io caccio i soldi e quindi comando, forse qualcuno non l’ha ancora capito” è una delle frasi più grintose del presidente. Anche lui, in fondo, uomo semplice che, nonostante l’impero economico a disposizione, arriva allo stadio da solo con la propria automobile e con la propria auto ne esce, senza autisti o privilegi del caso. “Qui per me c’è gente che cammina. Per me può andare ai giardinetti!” si sfoga infuriato dopo una sconfitta casalinga della sua squadra proprio contro il Lecce (0-3), mentre in un altro dopo-gara, a seguito di alcune lamentele sull’arbitraggio da parte dei dirigenti della Reggina, definisce “sporco” il presidente avversario, Lillo Foti. Dello stesso genere, il gesto delle “corna” mostrato in foto.

Il miglior Camilli, deciso e drastico, vien fuori quando quattro giocatori toscani sono coinvolti nel settembre del 2012 in un incidente stradale in piena notte e trovati con un tasso alcolico nel sangue molto alto; ecco alcuni estratti del comunicato da lui personalmente scritto, tutt’altro che consono allo stile impersonale delle comunicazioni ufficiali di routine: “…la Polizia ha ritirato la patente ad uno di loro per tasso alcolico (!) non nella norma. La Società U.S. Grosseto, ed il Presidente in prima persona, esprimono il proprio rammarico e lo sconcerto per il comportamento di siffatti atleti (?), che si definiscono “professionisti” solo quando debbono incassare lauti compensi (nell’ordine di 5/6 volte quelli di un normale lavoratore). I risultati negativi sono dovuti a comportamenti non consoni da parte di diversi atleti. Questa ne è la prova lampante!! Il Presidente comunica di essere totalmente vicino all’allenatore in questa opera di pulizia. Riguardo gli atleti (?) in questione, considerando il comportamento vergognoso nei confronti della maglia, che indegnamente hanno indossato, verranno immediatamente messi fuori rosa e possono essere considerati sin da ora non più appartenenti alla nostra Società”.

Piero-CamilliE’ ormai proverbiale parlare di Camilli come di un “mangia allenatori”, visti i 41 allenatori esonerati nei 13 anni della sua gestione: alcuni lo ritraggono come un impulsivo, altri come un impaziente, resta il fatto che tutti gli riconoscono l’impegno e le forze non solo economiche che ha profuso nel Grosseto Calcio. Fuori dal campo, nel 2012 il patron è stato coinvolto nel processo sul calcio-scommesse da alcuni calciatori che lo hanno accusato di essere compartecipe delle combine di alcune gare; lui ha difeso ad oltranza la sua persona, certo di essere innocente: “Sono stato condannato senza che ci fosse uno straccio di prova, i giudici hanno creduto a persone che sono state in carcere”; difatti, in secondo appello, Camilli è stato prosciolto completamente. E’ fresca di pochi giorni, infine, la contesa con il Comune per l’usufrutto dello stadio: “Se vogliono, porto la squadra altrove” è l’opinione, secca e concisa, del patron viterbese.

Savino Tesoro e Piero Camilli sono due figure uniche nel loro genere, a volte celebrate, a volte criticate, che non mettono mai d’accordo tutti. Di sicuro, però, incarnano l’idea di presidente che tutti i tifosi vorrebbero: un presidente che difende la propria squadra non soltanto per i soldi, ma soprattutto per la passione di fare ciò che ama.

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