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l-ilva-di-tarantoLECCE (di Massimiliano Cassone) – Il Presidente della Regione Puglia dovrebbe dimettersi, dovrebbe farlo in punta di piedi, senza clamori o ulteriori giustificazioni, dovrebbe farlo in modo semplice dopo aver chiesto scusa. Dovrebbe farsi da parte non per quelle risate estrapolate dalla telefonata ma per il contenuto dell’intera conversazione da dove si evince un’aria di compiacimento, quasi di “amichevole servilismo“, con la quale esprime garanzie all’interlocutore (Archinà), offrendo rassicurazioni per i Riva: “Volevo chiamare Riva per dirglielo: il Presidente non si è defilato”. E mentre ride (per telefono), apostrofa provocatore il giornalista reo di aver chiesto all’ingegner Riva un parere sui tumori a Taranto.

Forse lì avremmo riso anche noi, ma amaramente, pensando ad una scena in cui un signore, Archinà, con uno “scatto felino”, interrompe il lavoro di un giornalista che cerca di fare luce sulla dannosa questione ILVA, sequestrandogli il microfono. Vendola dovrebbe fare una decina di passi indietro per rispetto verso tutti i malati di tumore che l’ILVA ha sepolto sotto le ceneri “rosse” che hanno insozzato negli anni il Salento intero.

La telefonata è chiara, si capisce tutto, non c’è bisogno di un traduttore per rimanere letteralmente disgustati dalla superficialità con la quale la questione ILVA è stata affrontata dal fondatore di “Sinistra, ecologia e libertà”. In questa vicenda di “sinistro” ci troviamo solo il danno dei tanti ammalati, di “ecologia” non riusciamo a scorgerne traccia e di “libertà” ancor meno dopo aver ascoltato la telefonata in cui il Governatore di una Regione rassicura chi opera nell’ingiusto.

Certo, dovrebbero tacere quei politici che negli anni hanno sempre invocato il termine “garantista” verso altri cavalieri di questo zodiaco politico; ed anche chi, in passato, è stato già scoperto con le mani nella marmellata dovrebbe esimersi dal fare il moralista; anche loro dovrebbero avere la dignità di non fare sciacallaggio verso un collega al quale si è aperto un armadio e sono scivolati via un po’ di scheletri.

Non osiamo immaginare le risate che faremmo noi, poveri comuni mortali, che ogni tanto ci ammaliamo di tumore per rompere la monotonia, se tutti i “guardaroba” dei signori in giacca e cravatta si dovessero spalancare davanti ai nostri occhi. L’intero panorama politico, che in questo periodo comunque non offre certo uno spettacolo edificante, esce da questa vicenda ancora più “brutto”, perché testimonia che, ovunque ci siano soldi e potere, forse, non ci potrà mai essere onestà, nemmeno intellettuale.

Si dimetta, dunque, il Presidente, eviti all’Italia quest’altro teatrino mediatico che punta comunque a distogliere l’attenzione del popolo dal quel fatidico 31 dicembre, giorno in cui altri milioni di Partite IVA saranno chiuse e tantissime persone rimarranno col sedere per terra… Allora, certamente, non ci sarà nulla da ridere.

La Politica pensi a fare Politica. La Magistratura faccia chiarezza non solo sull’ILVA ma su tutti gli imbrogli di chi, per il benessere dei pochi, ha sfregiato l’Italia negli ultimi 60 anni. Si dimetta il Presidente… lo faccia non solo per gli ammalati di cancro… dimostri la sua innocenza (se così è), ci sono tre gradi di giudizio per farlo ma, ora, … si dimetta!

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