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Il trend non è di certo una novità ma leggere nel dettaglio i dati del fenomeno lascia davvero di stucco. Parliamo del crescente, se non dilagante fenomeno dell’abbandono degli stadi da parte dei tifosi in Italia, come un sondaggio ha chiaramente dimostrato.

Soltanto il 23,6% di quanti si dichiarano tifosi, infatti, segue sempre o qualche volta la propria squadra allo stadio, mentre il 76,4%, addirittura mai o raramente. Per contro, il 64% la segue, sempre o qualche volta, sulle tv in chiaro e il 53,5% la segue, sempre o qualche volta, sulle pay -tv. I tifosi di calcio complessivamente intesi sono valutati come il 36% della popolazione, mentre nel 2009 erano il 56% e di quel 36% il 47,3% è rappresentato da tifosi militanti (nel 2011 erano il 43%). Se ne deduce che, a un calo impressionante di supporters e di quanti di essi vanno allo stadio, corrisponde un incremento di tifosi, cosiddetti “militanti”, che guardano una partita in televisione.
 
Non appare, dunque, esagerato il titolo “Calcio, il declino del tifoso, in casa solo gli Ultras” dell’articolo a firma di Ilvo Diamanti, pubblicato su “La Repubblica” che riporta i risultati dell’indagine demoscopica condotta dall’istituto Demetra. Si confermano infatti quei dati e le valutazioni contenute nel capitolo VI: “I bacini di utenza”, pagg. 66-81, del libro “L’impresa sportiva come impresa di servizi: il supporter-consumatore”, Tempesta Editore 2012.
 
Nelle pagine citate, il bacino di utenza dei tifosi, mutuandone la definizione data nel capitolo V: “La gestione di una società sportiva professionistica”, in “Strategia per il business dello sport”, di Paolo Bedin, edito da Sbs, Libreria dello Sport, 2011, viene così descritto: “Universo dei tifosi di cui può disporre (la società sportiva, ndr). Si tratta di un vero e proprio asset per il club sportivo perché influisce su tutti gli altri aspetti fondamentali della gestione. Basti pensare al lato sportivo quanto il pubblico possa incidere attraverso la propria presenza allo stadio o ai palasport, ma anche il grado di pressione e di condizionamento che lo stesso è in grado di esercitare sulle scelte del club, sull’opinione pubblica e sui media, soprattutto locali”.
 
Si consideri, inoltre, che, nella stagione sportiva 2009-2010 rispetto a quella 2004-2005, si era già registrato un calo di presenze allo stadio del 14,35%, un calo di incassi lordi totali del 16,84% e un calo di abbonati del 14,61 %. Come si può oggi constatare, non solo il fenomeno progressivo di abbandono degli stadi non si è arrestato, ma è addirittura incrementato.
 
Le cause di tale fenomeno appaiono: la scarsa credibilità del calcio e dei campionati (Calciopoli, Scommessopoli, ecc.); la percezione degli stadi come luoghi a rischio; le difficoltà per accedere allo stadio; lo scarso appeal delle squadre italiane e del campionato italiano; il declino economico generale del Paese; la partecipazione alle partite attraverso, in misura dominante, i media (tv in chiaro, a pagamento e anche internet).
 
Quanto alla fatiscenza o scomodità degli stadi, pure spesso invocate come causa di scarsa partecipazione diretta alle partite, è opportuno ribadire che la realizzazione di nuovi impianti o la ristrutturazione di quelli esistenti prescinde dall’esistenza di una legge ad hoc, come dimostra il caso dello “Juventus Stadium“. Tale legge è tra l’altro bloccata da anni in Parlamento esclusivamente o principalmente per il fatto che, su iniziativa di alcuni proprietari e presidenti dei club, si vorrebbe che fosse mirata a consentire enormi speculazioni edilizie in spregio ai vincoli ambientali. 
 
La ricerca prende infine pure in considerazione il fenomeno della antipatia nei confronti di alcune squadre, a proposito dell’incremento del cosiddetto “tifo contro”. Ma, in tema di antipatia, dovrebbe essere considerata anche quella di esponenti dei club nei confronti dei propri tifosi.
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