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LECCE – (di Massimiliano Cassone) – In città più di qualcuno credeva che facendo pagare a Moriero la crisi, questa sarebbe svanita. E invece no, tutto si acuisce e diventa ispido come un istrice sulla difensiva.

Che tristezza assistere a dei litigi sterili che non porteranno da nessuna parte, perché chi scende in campo sarà ancora meno tranquillo e, visto quello che accadde nel dopo Carpi, sarà sempre più spaventato. Eppure, il calcio è sport, è gioia, momento d’aggregazione e, come insegnano in altre parti d’Europa, di convivialità anche se si perde e si retrocede, anche da ultimi in classifica bisognerebbe battere le mani… ma questo in Italia è difficile, anzi impossibile; nell’ex regno di santi, poeti ed eroi ora c’è solo tanta rabbia, in tutti i settori se vogliamo chiamare così anche lo sport e la politica.

Da quando poi c’è stato l’avvento dei social network tutto è diventato di dimensioni catastrofiche; chiunque si arroga il diritto di esprimere pareri il più delle volte offensivi, minacciosi e piedi d’odio. Non va, così non va, lo scriviamo con il cuore, mettendo da parte il Lecce, la classifica, la crisi, la Lega Pro; dobbiamo accorgerci dell’esempio che diamo ai nostri figli, qui creiamo solo danno; ed attenzione alle penne: possono oltraggiare più di tutto il resto e fa male da morire chi, quando scrive, non è attento a ciò che “racconta”.

Nessuno strumentalizzi la figura degli ultras, chiamati bestie, chiamati in tutti i modi ed ora osannati a gran voce invocando la loro (ri)apparizione, la prima stagionale nella loro Curva Nord (domenica prossima contro il Barletta), la loro casa… Nessuno inciti nessuno alla contestazione, sanno quello che fanno e lo fanno solo per amore, loro i soldi per il Lecce li spendono e non li guadagnano… Ma stendiamo un velo pietoso su tutto quello che sta accadendo e guardiamo avanti al bellissimo tramonto di questa sera.

Stringiamoci intorno ad un sorriso ed in un abbraccio; c’è il Foggia al Via del Mare, un derby che manca da 20 anni; in campo scenderà una squadra imbottita di “seconde linee” e per i calciatori non sarà semplice calcare il terreno di gioco tra i fischi e gli improperi, cerchiamo di essere “sportivi” e ricordiamo sempre ciò che disse Pierre de Coubertin citando il vescovo Ethelbert Talbot: “L’importante non è vincere ma partecipare”.

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