Benevento-LecceLECCE (di Italo Aromolo) – Mentre domenica scorsa, nella semifinale play-off, Benevento e Lecce davano vita in campo ad un soporifero pareggio per 1-1, fuori dalle mura dello stadio “Vigorito” si giocava la partita più bella, quella di quasi 200 tifosi del Lecce che, pur rimasti fuori dall’impianto campano perché sprovvisti di “sua maestà” la Tessera del Tifoso, davano l’ennesima dimostrazione di quella solidarietà che accomuna gente che, come loro, “non molla mai”. Ci riferiamo al racconto di uno dei tifosi salentini presente domenica tra quanti, dopo aver viaggiato per oltre 300 chilometri, non hanno potuto assistere alla gara della propria squadra del cuore nel segno di quelli ideali di cui da sempre si fanno coerentemente banditori. La sua telefonata in Redazione, che ci ha chiesto esplicitamente di riportare in forma anonima, rappresenta una testimonianza di denuncia e di fratellanza al tempo stesso: una storia toccante che racchiude la vera essenza del tifo.

Eccone il testo integrale.

TIFOSI PROTESTA Benevento-Prato“Siamo partiti verso le 16:00 da Lecce con un pulmino ed il primo punto di ritrovo è stato ad un autogrill sulla strada, intorno alle 19:00. Era la classica situazione da trasferta; un bel momento come non se ne vedevano da parecchio: tante macchine parcheggiate, tantissima gente e tutti rigorosamente con la maglia del Lecce. Ci siamo dati appuntamento al casello, dove si sapeva che ci sarebbero stati i primi controlli delle forze dell’ordine. Infatti, lì c’erano già le prime volanti della Polizia per controllare se avessimo il biglietto o meno: fortunatamente, era sufficiente farne vedere un paio per veicolo per avere il placet. Superato il primo posto di blocco ed arrivati in un parcheggio nei pressi dello stadio, ci siamo ritrovati nel mezzo di una quantità spropositata di forze dell’ordine, incaricate di un controllo molto più rigido del precedente: ci hanno ricontrollato i biglietti personalmente, hanno perlustrato i portabagagli e, dopo quasi mezz’ora, ci hanno dato il via libera per la discesa che portava allo stadio.

Mancava solo un quarto d’ora al calcio d’inizio quando, arrivati a ridosso del nostro settore, vedevamo già una parte dei tifosi salentini sugli spalti (saranno stati un centinaio). Appena fuori, eravamo in una cinquantina abbondante, la stragrande maggioranza provvista di biglietto, visto che i quasi 150 che non lo possedevano erano stati bloccati nel parcheggio.

Sciarpe Lecce in Curva NordAnche qui, sotto il settore ospiti, c’era un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine: abbiamo provato in tutti i modi a convincere l’ispettore della Polizia a fare scendere i nostri amici sotto la curva, ci bastava anche stare fuori, ma vicino al campo in modo tale da supportare i ragazzi anche dall’esterno. ‘Ci siamo fatti trecento chilometri per seguire la squadra, trecento!‘ era uno dei tanti vani tentativi. A nulla è servito ricordargli anche come, nella stessa identica situazione della gara di andata a settembre, fosse arrivato il nulla osta per tutti: in quell’occasione, però, a fare la differenza erano stati i viveri che avevamo consegnato alle famiglie beneventane in emergenza abitativa: forse anche questa volta avremmo dovuto portare due bustarelle di cibo per poter entrare? Nessuna risposta da parte dell’ispettore che, anzi, sembrava metterla sul piano dell’immagine, quasi come a non voler fare brutta figura sotto gli occhi dell’Italia intera: ‘Non possiamo farvi entrare..! C’è la Lega, ci sono i suoi emissari, c’è la televisione, c’è la Rai!

Biglietto Benevento-LecceQuando mancavano due minuti al calcio d’inizio, noi che stavamo lì sotto, pronti ad entrare con il biglietto, abbiamo deciso tutti insieme di tornare indietro e di salire a raggiungere gli altri. O tutti o nessuno. Ce ne siamo andati dallo stadio in cinquanta. Mentre ci raggruppavamo e iniziavamo a muoverci a piedi, l’ispettore iniziava a chiedere rinforzi alla radiolina come se stesse per scoppiare la guerra civile. Dopo aver raggiunto nel famoso parcheggio gli altri 150 senza biglietto, che ci hanno accolto con tanti applausi, la partita era già incominciata. C’era stato, a dir la verità, ancora qualche tentativo disperato di convincere le forze dell’ordine a farci scendere: era assurdo che, in un clima così pacifico e tranquillo, senza alcun tentativo di violenza, non potessimo neanche avvicinarci allo stadio. Ovviamente, niente da fare, anzi: la Polizia ha disposto un cordone di uomini in tenuta antisommossa a protezione della discesa verso lo stadio: misure inutili, davvero inutili.

Così siamo rimasti lì, in quel parcheggio, per tutta la durata della partita: a cantare per il nostro Lecce e a bere qualche birra insieme, a tifare come sempre. Abbiamo più o meno seguito la partita su qualche smartphone, collegato in malo modo allo streaming della Rai. Abbiamo esultato al gol del Lecce come se fossimo allo stadio.

E’ stato un momento di aggregazione e di unione che ho voluto vivere insieme agli altri. Io, ed altri 50 come me, avevo il biglietto, ho speso quasi 100 euro per tutto il viaggio, e non me l’ha fatta fare proprio nessuno a risalire per stare novanta minuti a cantare in un parcheggio. In quel momento, vedendo gli altri rimasti fuori, ho deciso di trascorrere così la serata: per me era più che sufficiente tutta quella gente dal cuore giallorosso, era più che sufficiente stare semplicemente insieme agli altri a tifare.

foto benevento esultanzaAlla fine della partita, siamo ripartiti per tornare a Lecce alle 3:30 di notte. Nel mio pulmino, c’era un professionista che la mattina dopo sarebbe dovuto andare a lavorare ed un padre di famiglia che alle 8:00 avrebbe dovuto accompagnare i figli a scuola: si sono fatti anche loro 300 chilometri per sostenere la propria squadra, hanno speso 100 euro, hanno dormito 3 ore per… rimanere chiusi in un parcheggio.

Non mi pento assolutamente di quello che ho fatto, lo rifarei mille volte, e penso valga lo stesso per tutti gli altri che come me hanno fatto quella che a molti può sembrare una pazzia: ho voluto condividere un bel momento con della gente che non può entrare allo stadio solo perché non aderisce al programma della Tessera del Tifoso.

Sulla strada del ritorno, ripensavo ad una serata che voglio riassumere con due sentimenti: da una parte, la soddisfazione per aver dimostrato ancora una volta di essere più forti degli atti di repressione, perché a mio parere sempre di repressione si tratta. D’altra parte il dispiacere, non tanto per non essere entrato allo stadio, fatto che paradossalmente passa quasi in secondo piano, ma per vedere stroncato da un’assurda circolare amministrativa l’amore e l’entusiasmo di tanti tifosi del Lecce che hanno viaggiato così a lungo per sostenere i propri colori”.

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