FROSINONE (di Pierpaolo Sergio) – Il Lecce torna a casa da Frosinone con 5 reti al passivo che scandiscono tutta la differenza di qualità tecnica e psicologica che c’è tra le due squadre. Gli uomini di Alvini hanno dominato in lungo e in largo aiutati anche dal “solito” arbitraggio scandaloso di Abisso che nega un rigore ai giallorossi per concederne uno più che dubbio agli avversari subito dopo. Sotto la sufficienza tutta la squadra di un Di Francesco che incassa una sonora sconfitta, la seconda di fila in tre giorni. Unica nota

FALCONE voto: 5,5
Viene subito impegnato al 3′ da Calò con un rasoterra che neutralizza senza problemi. A superarlo ci riesce invece Cichella (anche lui al primo gol in A…) al 25° con un tiro che s’infila in rete a fil di palo su assist di Ghedjemis e su cui forse arriva in ritardo in tuffo. Si riscatta al 33° negando a Kvernadze il raddoppio, che però arriva su un ridicolo rigore concesso da Abisso e confermato dalla Sala VAR che Calò trasforma spiazzando il portuere giallorosso. Nella ripresa sventa tra il 52° ed il 53° la terza segnatura a Ghedjemis e sul seguente angolo ad Oyono con due parate degne di nota. Non può invece nulla sul tocco ravvicinato di Raimondo che al 59° triplica così come sul tocco del neo-entrato Birligea che chiude il match dopo una lunga revisione del VAR per un possibile fuorigioco, con un’altra segnatura arrivata al 94°.

DANILO VEIGA voto: 4,5
A destra si fa vedere più nella metà campo dei ciociari che nella propria. Difende troppo allegramente su Calò e Kvernadze che s’infilano a piacere in area leccese e mettono al centro palloni pericolosi per gli avanti. Anche nei secondi 45 minuti difende concedendo troppa libertà agli esterni laziali che hanno tempo e modo di creare situazioni da gol o sfiociate in una rete al passivo.

NDABA voto: 5
Viene piazzato nella linea difensiva a contenere i cross messi in area dei salentini in un ruolo non suo, ma ricoperto per un tempo domenica scorsa contro la Juventus. Non ha nella velocità la sua arma migliore e ritarda a volte la chiusura nelle ripartenze della formazione di casa esponendo la porta di Falcone a qualche problema di troppo. Dalla sua zona di competenza arriva la prima segnatura di serata ed all’intervallo viene lasciato a riposo per cambiare modulo.

→ (dal 46°) FATAH voto: 5
Si rende subito pericoloso al 49° con una botta dal limite che risulta però troppo centrale che Palmisani respinge con qualche difficoltà. Resta il solo acuto poiché il Lecce affonda sotto i colpi dei ciociari che impietosamente attaccando a pieno organico impedendo agli ospiti di trovare il bandolo della matassa.

SIEBERT voto: 5
Al rientro da titolare al centro della difesa per la squalifica di Gaspar, controlla gli attacchi del Frosinone e si fa vedere anche in avanti a portare palloni nella metà campo avversaria. Suo malgrado è protagionista dell’episodio in cui Abisso e VAR ravvedono il leggerissimo tocco ma a loro immotivato giudizio punibile con il calcio di rigore per aver sfiorato il piede di Kvernadze. Secondo tempo di estrema sofferenza e pure lui si vede sventolare un cartellino giallo da Abisso per un fallo di mano veniale sul risultato già di 4-0.

TIAGO GABRIEL voto: 5
Recuperato dopo la botta alla coscia rimediata contro la Juventus, si occupa dello spauracchio Raimondo che al 38° gli scippa la sfera in fase di disimpegno costringendolo ad un ingenuo fallo da ammonizione. È pure sfortunato nell’azione del terzo gol quando scivola mentre Kvernadze serve il liberissimo Raimondo che supera Falcone. Al suo attivo qualche buon recupero ma anche tanta difficoltà nel contenere gli scatenati gialloblù che sbucano da ogni dove.

GALLO voto: 4,5
Va in difficoltà sulla velocità di Ghedjemis che lo supera con troppa facilità mettendo in area palloni pericolosi. Proprio su uno di questi i padroni di casa trovano il vantaggio di Cichella. Poca propensione ad affacciarsi nella parte opposto del terreno di gioco e pochi i palloni scodellati in area dalla sinistra. Non chiude in tempo su Raimondo nell’azione del terzo centro con la sfera che gli passa tra le gambe mentre tenta un salvataggio in extremis in scivolata bassa.

NGOM voto: 4,5
Ridicolo già soltanto il sentirlo chiamare “Gnom” dal cronista Dazn per tutta la partita. Chiamato a contenere il vorticoso giro-palla del Frosinone, viene preso spesso nel mezzo e non riesce mai a disinnescare le ripartenze gialloblù e a creare trame apprezzabili in fase di possesso. Il Frosinone fa così il bello e il cattivo tempo lì nel mezzo e riesce a ripartire a più riprese con una superiorità numerica e fisica disarmante senza che trovi modo di opporsi a tali situazioni tattiche.

MALEH voto: 5
Primo acuto al 18° con un tiro da fuori area che però termina alto oltre la traversa. Tanta corsa a fronteggiare i portatori di palla di Alvini con i quali ingaggia duelli corpo a corpo nella zona cruciale del campo. Paga con un inevitabile calo fisico e lascia il campo facendosi rimpiangere da lì a poco con la pioggia di reti dei padroni di casa.

→ (dal 57°) GORTER voto: 5
Si rivede dopo lungo tempo ma non ha modo di incidere sull’andamento di una gara a senso unico. Ci mette solo lo zampino nell’azione del gol di Monteiro e nulla più.

GANDELMAN voto: 5,5
Si rivede titolare dopo lungo tempo e gioca da guastatore dietro la linea dell’attacco, con compiti alla Coulibaly, ma con meno propensione alla copertura. Va vicinissimo alla marcatura di testa al 20° su un corner battuto dalla destra da Gallo su cui però arriva con un pizzico di ritardo lasciato solo nell’area piccola frusinate. Al 38° viene trattenuto da Clò per un braccio impedendiogli di calciare a rete, ma l’arbitro Abisso lascia correre senza che il VAR intervenga e, sul ribaltamento di fronte, arriva il penalty contro che chiude il Primo tempo. Gioca solo uno spicchio di ripresa prima di essere avvicendato per motivi tattici e per una condizione non ancora ottimale.

→ (dal 57°) N’DRI voto: 5
Cerca di inventarsi qualche giocata per impensierire la retroguardia di Alvini ma finisce col litigare col pallone tra i piedi e non andare quasi mai al tiro verso la porta se non in pieno recupero col la sfera che termina tra le braccia del portiere avversario.

ESTEBAN voto: 5
Sostituisce in extremis Geubbels dato come titolare in distinta e gioca così titolare. Ha voglia e lo dimostra andando alla conclusione in due occasioni ma con troppa frettolosità, sprecando la possibilità di segnare. Col passare dei minuti e dell’andamento del match si eclissa fino alla sostituzione che tuttavia toglie anziché dare qualcosa in più alla sua squadra.

→ (dal 57°) STULIC voto: 5
Sul primo tentativo della sua partita di concludere a rete centra N’Dri in un compendio perfetto della serata storta del Lecce che rimbalza contro tutto e tutti e che riesce a farsi male da solo.

MONTEIRO voto: 6
Il primo tiro in porta del Lecce in quest’incontro porta la sua firma quando al 18° spara un missile indirizzato sotto la traversa dal limite ma Palmisano si salva d’istinto. Ha un paio di chance per trovare il primo gol in Italia che arriva tuttavia solo all’83° con un bel tiro a giro che supera l’estremo difensore ciociaro. Subito dopo la rete, esce forse per un problema fisico lanciando occhiate di fuoco verso la panchina leccese.

→ (dall’84°) KABA voto: S.V.
Ingresso da riportare solo per la cronaca.

All. DI FRANCESCO voto: 4,5
In un turn over obbligato dalle tre partite in una settimana e da infortuni e squalifiche, cambia il modulo per fronteggiare i gialloblù, schierando un Lecce con il modulo a 3 in difesa. Il vantaggio dei laziali manda a carte 48 qualunque proposito e da lì in poi c’è tanta sofferenza e impotenza davanti alle folate dei gialloblù che infieriscono ad ogni occasione. Impalpabili le soluzioni alternative adottate con i cambi per recuperare. Si potrà a lungo recriminare per le decisioni di Abisso e della Sala VAR ma lo scarto nel punteggio finale rende vana ogni recriminazione. Il Lecce torna a casa con 5 reti sul groppone e nuovi guai fisici per i suoi giocatori. E tra tre giorni si dovrà tornare in campo ancora più in emergenza con un ringalluzzito Genoa in un incontro da non potersi permettere di fallire ancora.

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