LECCE (di Pierpaolo Sergio) – Conferenza stampa congiunta del Presidente dell’U.S. Lecce, Saverio Sticchi Damiani e del Responsabile dell’Area Tecnica, Pantaleo Corvino, dopo la notizia della volontà di fermarsi da parte dell’uomo-mercato del club giallorosso. Non nascondendo un pizzico di commozione, al Mercure Lecce Hotel President, il massimo dirigente della società ha affermato: “Avrei preferito che tale conferenza si tenesse nel giugno 2028, al termine del contratto. Invece, il martedì dopo Lecce-Genoa, ho ricevuto una telefonata del Direttore a cui è poi seguito un incontro per comunicarmi la volontà di fermarsi. Arriva un punto in cui la stanchezza del fisico e le esigenze della famiglia prendono il sopravvento. Non nego che tutta la dirigenza ha cercato di convincerlo a recedere dalla sua decisione, proponendogli anche la possibilità di avere un budget migliore per il mercato, ma ogni ragionamento è naufragato a causa della sua stanchezza che mi è stata comunicata con sincerità e franchezza. Mai come stavolta ho capito che si trattava di una decisione definitiva. Sei anni fa, quando andai a prenderlo a Vernole, feci la scelta migliore: abbiamo avuto un direttore di caratura mondiale. La volontà reciproca è di lasciarci in sintonia dopo tanti anni insieme e perciò abbiamo voluto fare una conferenza congiunta. Un segno di rispetto per un rapporto improntato alla lealtà. Voglio inoltre ricordare l’unicità dei 6 anni insieme che oggi fa parlare tutti di un club sano, in grado di autosostenersi, con uno stadio presto nuovo e ricostruito, un centro sportivo di proprietà. Sono felice che lasci un club davvero in salute e che tutto il mondo del calcio gli abbia tributato ciò che la sua carriera gli aveva già attribuito. Sei anni importantissimi per il Lecce, che hanno arricchito di esperienza tutta la dirigenza. Ogni tentativo di sporcare la limpidezza di una motivazione profonda ed intima associandola agli ultimi eventi mediatici non trova basi veritiere. Si tratta di vicenda in cui il Lecce e la famiglia Corvino ne sono usciti puliti in un contesto di nulla cosmico, storie poggiate sul nulla, con un montaggio fatto ad arte affinché apparisse che mi riferissi all’operato di Pantaleo, che ora mi lascia la patata bollente di trovare un nuovo Ds. Ma il progetto Lecce va avanti, è votato alla crescita e sono pronto con i soci del CdA ad affrontare questo nodo perché al primo posto resta sempre il Lecce. Fino a lunedì ho provato a far recedere Corvino dalla sua decisione, ma da oggi è tempo di guardare avanti e dare continuità al progetto, andando a definire il nuovo Direttore Sportivo ed allenatore“.
Da parte sua, Pantaleo Corvino, visibilmente emozionato, ha affermato: “Vi sembra facile per me essere oggi qui davanti a Stampa, tifosi, istituzioni e territorio per spiegare la mia decisione? Non posso essere troppo lucido, ma 13 anni nel Lecce sono una lunga storia d’amore che non si può raccontare in pochi minuti. Ringrazio quanti mi hanno sostenuto, anche chi non mi ha ritenuto all’altezza. Qualcuno aveva già intuito il mio stato d’animo in alcune precedenti conferenze. Il mio è stato un lungo viaggio in cui sono orgoglioso di essere stato scelto dalle famiglie Filograna a Casarano, Semeraro a Lecce, Saputo a Bologna, Della Valle a Firenze e Sticchi Damiani ancora qui a Lecce. Non ho mai portato rancore verso chi ha creato perturbazioni come i cronisti d’inchiesta di cui si è parlato (alludendo alla trasmissione “Report“, ndr), li ho considerati come una superficialità essendosi fidati di una persona che ha riportato informazioni non esatte. Io e mio figlio Romualdo, quando hanno diramato le anticipazioni sugli intrecci tra il mondo del calcio ed il sistema calcio, li abbiamo avvertiti che quando si fa giornalismo d’inchiesta, che io considero da marciapiede nel senso più alto, si va a chiedere conto a chi metti in discussione, invece sono state fatte domande a tanti ma non a noi diretti interessati. Fossero venuti da me gli avrei magari dato informazioni più corrette che avrebbero permesso di lavorare meglio. Nei miei due anni a Bologna non ci sono operazioni di mercato intrecciate con Fali Ramadani. Vale pure per le intermediazioni con la Fiorentina dove con il signor Ramadani ho concluso tra le altre le seguenti operazioni: Jovetic (pagato 8 Mln, venduto a 31), Ljajic (5 mln, venduto a 16), Nastasic (2,8 mln, venduto a 31,8 più Savic), Milenkovic e Vlahovic (entrambi 5 mln e venduti a 95), in cui non c’è traccia di Corvino figlio e che fa il procuratore da quando non esisteva il conflitto d’interesse. Procure e intermediazioni di Ramadani col Lecce: Falcone (pagato 2,8 mln con 480.000 euro di contratto), Berisha (preso a 180.000 euro a parametro), Stulic (5,5 mln, con 550.000 euro di contratto) e Pongracic (pagato 1,8 e venduto a 18 mln)”.
Il direttore ha poi aggiunto: “Dico ai ragazzi durante gli incontri nelle scuole che a me è riuscito il sogno fin da ragazzo di operare nel mondo del calcio ma bisogna avere la forza di raggiungerli, avere la forza di rialzarsi dopo le cadute e non esaltarsi troppo per le vittorie. A mio figlio non ho potuto certo impedire di perseguire quello che era anche il suo sogno non avendo i numeri per fare il calciatore. Quei sogni si sono avverati ed oggi sono qui per spiegare perché si sta interrompendo quel sogno: non siamo persone che bluffano, purtroppo sono una persona che divide, non so perché, forse per il mio palmares, ma vedo che il mio percorso è stato divisivo. Forse per colpa mia, forse per colpa dell’invidia. A volte anche chi mi ha attaccato perché ho fermato i loro figli poi è venuto ad abbracciarmi dopo tanti anni. Io sono un aziendalista, un manager non deve pensare a se stesso. Si devono seguire le linee economiche dettate dal club ed i miei momenti più difficili forse sono questi qui, quando mi fischia chi mi attacca, però il momento più bello è quando tutto lo stadio contesta chi mi fischia perché apprezza ciò che faccio. Sei anni fa ho accettato questa sfida convinto dal presidente, ma oggi non ho più la forza nè l’energia di proseguire: ci sono partite che si vincono in campo ed altre che si vincono fuori. Io e il presidente abbiamo fatto tanto sui rispettivi fronti per vincere la B, tornare in A e mantenere la categoria. Questo ha richiesto molta forza ed energia. Ho detto che mi sarei fermato a salvezza raggiunta per non turbare lo spogliatoio. Tutti lo hanno saputo dai giornali, ma arriva un momento nella vita in cui devi fermare la corsa pur avendo ancora tanta passione dentro. Mi dispiace tanto perché avrei voluto dare ancora al Lecce, ma occorre un altro che ne sia capace. Mi sento non più un puledro ma un cavallo di razza che deve morire in campo, dietro una scrivania, in panchina o in tribuna, non certo in casa. Con Saverio sono stati 6 anni stupendi, mai scontati, ricchi di risultati per la nostra terra e per il Lecce. Lascio uno dei club più in salute in Europa ed in Italia forse siamo addirittura i primi. Il patrimonio calciatori tra prima squadra, Primavera e Settore Giovanile è importante. Per il vivaio ho sempre avuto una passione particolare e faccio fatica a trovare qualche altro mio collega che abbia la stessa attitudine. Ringrazio tanto la società e tutti i soci che mi hanno sempre dato modo di esprimermi al meglio. Durante i momenti difficili di questo percorso ho sempre saputo che dovevamo soffrire perché il Lecce non può essere salvo già a gennaio perseguendo la politica di autofinanziamento scelta. Bisogna soffrire fino alla fine come è poi avvenuto, ma l’obiettivo della salvezza è comunque arrivato. Si soffre per 364 giorni, però il 365° si festeggia ed io ho vissuto per vievere quel giorno… Tra i dolori più grandi dopo Davide Astori a Firenze che ho vissuto c’è stata la perdita di Graziano Fiorita che ho portato io in prima squadra quando suo padre non stava bene. Ieri ho salutato e ringraziato tutti i dipendenti della famiglia del Lecce ed a loro ho ricordato che vince anche chi in campo non ci va. Saluto oggi anche lo stafftecnico di Di Francesco. Un abbraccio vero anche a lui, un allenatore che all’inizio sembrava una mia sfida verso il mondo, reduce da due retrocessioni. Lo volevo portare già alla Fiorentina quando poi andò alla Roma. Saluto anche i calciatori che non ho potuto salutare e che ci hanno portato all’impresa della quarta salvezza consecutiva. Una rosa costruita con i mezzi che avevamo a disposizione ma scegliendo il meglio che potevamo, dimostrato sia che abbiano giocato chi più e chi meno”.
“Saluto anche tutti i tifosi del Lecce perché so quanto il territorio sia legato alla propria squadra. Il senso di appartenenza dei tifosi lo conosco bene e capisco che si possano essere sentiti traditi quando gli ho tolto il sogno di tenere in rosa i pezzi pregiati, ma io devo operare per necessità e rendere competitivo il mio club com’è ad oggi in tutto il mondo. La Serie A rappresenta una ricchezza per il nostro territorio. Il Salento mi ha dato tanto e vorrei abbracciare affettuiosamente tutti, compreso chi ha espresso volgarità nei miei confronti. Quest’anno oltre 500.000 tifosi hanno affollato il Via del Mare e così è stato anche negli anni precedenti: si tratta di cifre legate all’impegno in questi anni. Saluto anche il sindaco Adriana Poli Bortone, il Comune di Lecce, chi ha amministrato in precedenza, come Carlo Salvemini e la sua Giunta che mi conferì la cittadinanza onoraria di Lecce. Al presidente dico che abbiamo lavorato in maniera artigianale per il bene presente e futuro del Lecce. Potevamo andare fino alla Nasa, ma abbiamo preferito operare non in base agli algoritmi del calcio di oggi ma con criteri del vecchio modo di intendere il calcio ed i risultati sono arrivati lo stesso”, ha quindi concluso un commosso Corvino.















