LECCE (di Giovanni De Leonardis) – Il Lecce scende in campo a Monza conoscendo già il risultato delle dirette concorrenti Spezia e Verona. La pesante sconfitta interna dei liguri col Torino ed il non esaltante pareggio interno dei veneti con l’Empoli consentirebbero ai giallorossi, in caso di vittoria, di festeggiare con un turno di anticipo la permanenza in Serie A. Dall’altra parte c’è però un Monza che viene da otto risultati utili consecutivi e che ha nel mirino quell’ottavo posto che potrebbe aprire le porte alla Conference League nel caso in cui la Juventus fosse ulteriormente penalizzata in classifica o se l’UEFA la escludesse dalle competizioni europee.

Mister Baroni schiera il consueto 4-3-3, optando per Askildsen e Oudin in mediana con Blin davanti alla difesa. Hjulmand parte dalla panchina. Ceesay punta centrale con Strefezza a destra e il rientrante Banda a sinistra. Mister Palladino, in odore di riconferma per la prossima stagione, non modifica il suo 3-4-2-1, sposta a sinistra Izzo in difesa al posto dello squalificato Caldirola, Petagna è la punta con Caprari e Dani Mota alle sue spalle. Sensi parte dalla panchina.

Giornata estiva, tanto che si rivede il cooling break a metà dei due tempi, e record di incassi per lo U-Power Stadium con oltre 15.000 tagliandi venduti. Nutrita anche la rappresentanza di tifosi giallorossi con circa 2500 presenze tra chi è giunto dal Salento ed i tanti salentini residenti al nord.

Il Monza cerca di “fare la partita” ma il Lecce, molto ben messo in campo, esercita un buon pressing, a volte anche alto, e quando ruba palla si rende pericoloso con veloci ripartenze, soprattutto sulla corsia sinistra, con Gallo e Banda in giornata certamente più positiva rispetto a Gendrey e Strefezza che operano sul lato opposto. La più chiara occasione del primo tempo è per il Lecce: Pablo Marì perde palla nella sua metà campo, Banda ne approfitta e, palla al piede, si incunea in area monzese offrendo un pallone comodo allo smarcato Strefezza, ma il tiro dell’italo-brasiliano risulta debole e viene ribattuto da un difensore; la palla giunge ad Askildsen che tira di prima intenzione ma abbondantemente fuori.

Di fatto nel primo tempo non accade più nulla rilevante, il Monza ha più possesso palla, tiene più campo, ma il Lecce gioca molto corto, copre gli spazi e oppone una efficace pressing che vanifica le iniziative dei brianzoli. Si va all’intervallo sullo 0-0 con i portieri mai impegnati.

Palladino lascia negli spogliatoi Rovella e Petagna per Sensi e Birindelli, con Dani Mota che va a fare la punta centrale. La mossa sembra funzionare, la manovra del Monza appare più fluida ed il Lecce è costretto ad arretrare. Ad ogni modo la porta di Falcone non corre particolari pericoli perché il Lecce rimane compatto e non concede spazio. Allora il tecnico monzese sostituisce Dani Mota e Caprari con Gytkjaer e Vignato, Baroni risponde togliendo dal campo Strefezza (anche oggi opaca la sua prestazione) e Askildsen per Di Francesco e Hjulmand.

L’inerzia della gara non cambia e allora Palladino decide di giocare la carta Colpani al posto di Izzo, un cambio decisamente offensivo. Proprio Colpani, colpevolmente lasciato senza marcatura da Gallo e Maleh (nel frattempo subentrato a Oudin) sull’out destro brianzolo, si invola in area leccese e si trova a tu per tu con Falcone; Baschirotto interviene in scivolata rifugiandosi in angolo. L’arbitro, il Sig. Doveri di Roma, viene richiamato al VAR e dopo la consueta “on field review” decreta il calcio di rigore per il Monza. Dal dischetto Gytkjaer calcia all’angolino destro di Falcone ma l’estremo leccese è reattivo e sventa in angolo. Si era al minuto 80 ed un gol avrebbe probabilmente deciso la partita. Il pericolo scampato suggerisce a Baroni di immettere forze fresche in campo utilizzando l’ultimo “slot” a disposizione. Così Banda e Ceesay, palesemente stanchi per la grande corsa effettuata fino a quel momento, cedono il posto a Pezzella e Colombo.

L’arbitro concede ben 8 minuti di recupero; al 98′ accade ciò che neanche la più fervida fantasia riuscirebbe a immaginare. Come in una sceneggiatura di un film a lieto fine, il Lecce si guadagna un calcio di rigore: da calcio d’angolo per i salentini, Gytkjaer (una giornataccia per lui!) colpisce la palla con il braccio, l’arbitro va a rivedere l’azione al VAR e concede il penalty ai giallorossi. Sul dischetto si presenta il brianzolo Colombo (nato a Vimercate, a 12 chilometri da Monza) per il rigore che può decidere una stagione. La panchina del Lecce è tutta in piedi, Baroni rivolge le spalle al campo preferendo non guardare, l’area di rigore è quella sotto i tifosi leccesi trepidanti, gli attimi che precedono il fischio di Doveri sembrano eterni. Ma quando Colombo realizza il gol con un sinistro centrale ma forte, tutta la tensione si trasforma in un’esplosione di gioia in campo e sugli spalti: giocatori e componenti della panchina riuniti a far festa sotto il settore dei tifosi giallorossi, in un unico abbraccio.

Anche in città si formano i soliti rumorosi caroselli per celebrare la salvezza ottenuta con una giornata di anticipo; domenica prossima si festeggerà al “Via del Mare” e calerà il sipario su questo campionato, con la certezza che anche il prossimo sarà di Serie A!

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