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LECCE (di Pierpaolo Sergio) – Queste le prime parole da neo-dirigente giallorosso di Sandro Mencucci il futuro Ad del club salentino che ha sottoscritto un contratto triennale: “Sono onorato di essere a Lecce, città che sento un po’ mia ed oggi che ci lavoro è già amore. Ringrazio Saverio per avermi voluto qui. A Firenze ci sono stato 17 anni nella società dei Della Valle ripartendo dalla C/2 per arrivare fino alla Champions League. Poi sono al Leeds di Marcelo Bielsa ed oggi è la prima volta che lavoro al Sud Italia e dovrò apprendere presto la vostra mentalità e come si lavora in questo club. Finora ho lavorato in proprietà composte da una famiglia, mentre a Lecce ci sono tanti soci splendidi, oltre a Pantaleo Corvino con cui ho lavorato 10 anni con grandissimi risultati sportivi ed economici, quel che vogliamo ottenere anche a Lecce. Ho trovato persone intelligenti, molto motivate che ogni giorno si spendono e da cui porre le basi per ripartire per il futuro.

Non amo gli slogan, soprattutto in conferenze stampa, e non vorrei essere scontato, ma vorrei costruire un sogno che si concretizza su basi solide e qui ci sono tutte le caratteristiche per farlo. Non sarà facile, ma non mi spaventa e non mi sento un risanatore ma un professionista che ce la metterà tutta per centrare gli obiettivi. Quest’anno abbiamo l’opportunità di contare sugli introiti della Serie A, ma poi ci sono gli ingaggi da pagare dei calciatori e dovremo essere intelligenti per trovare le opportunità migliori, riducendo senza troppa fretta il monte ingaggi. Serve il giusto mix per garantire a Corvino le finanze per costruire il sogno. Da qui l’incarico triennale in cui ci sarà la partenza, il sostentamento e il consolidamento. Bisogna vedere cosa faranno le altre squadre ma l’importante è far sì che la squadra ogni anno aggiunga un tassello in più rispetto al precedente.

Lecce è una città bellissima, ha una squadra bellissima ed una tifoseria veramente calda. Credo che più in là amplieremo anche la compagine societaria che opera dietro le quinte come la Serie A richiede per consolidare questo patrimonio.

Se si può ripetere anche a Lecce il modello Fiorentina? Serve tenere presente la fredda realtà dei numeri. La classifica va di pari passo col monte ingaggi. Qui avremo un fatturato di circa 45 milioni, ma dovremo competere con chi dispone di 100 o 200… La cosa migliore da fare allora è essere un società seria, gestita seriamente, a medio termine auto-sostenibile, trovando giovani grandi talenti da portare in prima squadra e vederli poi campioni, come successo con Bernardeschi e Chiesa ad esempio, che considero miei figli. Perciò mi piace parlare di Settore Giovanile.

Ci sono tanti gruppi stranieri che si sono interessati all’U.S. Lecce perché ha appeal in tutto il mondo. Forse non è facile rendersene conto vivendo qui, ma la società ha una grande reputazione ed è un bene guardare anche oltre i confini del Salento. Avere tutti soci rappresentati da persone fisiche, che fanno sforzi e sacrifici per la squadra, rappresenta quasi un unicum, sarà per questo anche più bello affrontare una sfida da Davide contro Golia.

Riproponibile il ruolo dell’allenatore all’inglese come tecnico-manager? Dal lato sportivo, in Italia non la vedo una cosa possibile. Avere un tecnico alla Ferguson non è fattibile perché lì non ci sono presidenti che fanno il mercato. Qui accade l’inverso. Credo invece nella suddivisione dei ruoli per non creare sovrapposizioni. Dal punto di vista finanziario, in Inghilterra i club sono pieni di soldi. La Premier League garantisce ad esempio alle neopromosse circa 100 milioni di sterline… Lì non esiste neppure la contraffazione del brand delle squadre. Tutti acquistano prodotti originali, ma sono certo che anche a Lecce arriveremo a risultati simili in futuro.

Un tetto salariale per i club in Italia? Significa inimicarsi l’AIC… Dico ‘nì’, perché è difficile visto che si perde qualcosa dal punto di vista dello spettacolo. Una collaborazione col mondo del sociale anche a Lecce? So che col presidente trovo una porta spalancata su questa tematica. A Firenze ci fu una collaborazione con Save The Children che ha fatto sì che si desse un messaggio positivo in tutto il mondo. Non facciamo promesse, ma vi divertirete”.

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