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LECCE – Partirà il prossimo 11 gennaio la stagione teatrale 2021/2022 del Comune di Lecce in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Prosa, danza e musica si alterneranno tra il palco del Teatro Apollo e del  Teatro Paisiello pronti ad accogliere il pubblico che attende trepidante il ritorno dello spettacolo dal vivo perché “Il teatro è la migliore cura”, come recita il titolo stesso scelto per questa stagione.

In questo periodo di post pandemia, in un progressivo ritorno verso la normalità, l’accensione delle luci nei teatri e nei luoghi di spettacolo dal vivo fa parte di questa cura collettiva. E per aiutare tutti a uscire dal periodo di chiusura e curarsi con l’arte sono state inserite due iniziative speciali: il “biglietto sospeso” da lasciare al botteghino per destinarlo a chi non può permettersi di andare a teatro ma desidera farlo, che sarà consegnato ad associazioni, case famiglia e cooperative sociali; e “Vengo anch’io” per consentire la fruizione degli spettacoli agli adulti mentre i loro bimbi saranno impegnati in laboratori e percorsi tematici sempre nel teatro, per poi incontrarsi con mamme, papà, zii, nonni subito dopo lo spettacolo.

Si parte quindi l’11 gennaio al Teatro Apollo con Rocco Papaleo e Fausto Paravidino in “Peachum un’opera da tre soldi” per la regia dello stesso Paravidino. Il drammaturgo genovese, che qui è anche regista e attore, si è liberamente ispirato all’opera di Bertolt Brecht e Kurt Weill. A un padre portano via la figlia. Il padre la rivuole. “Brecht ci dice che la rivuole perché gli hanno toccato la proprietà. Non altro. Le avventure e disavventure – scrive Paravidino – che l’eroe dei miserabili incontrerà nello sforzo di riprendersi la figlia saranno un viaggio, un mondo fatto di miserie: la miseria dei poveri, la miseria di chi si vuole arricchire, la miseria di chi ha paura di diventare povero“. Papaleo e Paravidino, alla loro prima collaborazione teatrale, interpretano questa nuova epopea al rovescio.

Sul palco del Teatro Apollo, sempre, il 20 gennaio arrivano anche Ottavia Piccolo e i Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo con “Cosa Nostra spiegata ai bambini” di Stefano Massini per la regia di Sandra Mangini. Uno spettacolo che dà forma e struttura a un teatro necessario, civile, in cui il racconto dell’etica passa attraverso le parole, i timbri e le azioni di coloro che spesso non hanno voce. Perché se riuscissimo a spiegare Cosa Nostra ai bambini, tutto sarebbe diverso. Eppure, le parole più semplici, a volte, sono quelle più difficili da trovare, quelle che solo il teatro riesce a dire.

Ci si sposta poi al Teatro Paisiello che il 28 gennaio ospiterà Chiara Francini e Alessandro Federico in “Coppia aperta quasi spalancata” di Dario Fo e Franca Rame, regia di Alessandro Tedeschi. La pièce si potrebbe considerare una terapia monouso per crisi coniugali. Una classica commedia all’italiana che racconta la tragicomica storia di una coppia di coniugi, figli del Sessantotto e del mutamento della coscienza civile del bel paese.

Seguiranno, sempre al Paisiello, il 4 febbraioIl fantasma di Canterville” per la regia di Tonio De Nitto, di e con Angela De Gaetano che, da sola in scena, darà vita a un monologo o melologo forse, che potrebbe essere tranquillamente considerato uno spettacolo corale: un horror teatrale dalle atmosfere gotiche, un mosaico di paesaggi sinistri e personaggi non meno inquietanti.

Daniela PoggiIl 12 febbraio sarà poi la volta di Daniela Poggi in “Emily Dickinson Vertigine in Altezza” di Valeria Moretti, regia e impianto di Emanuele Gamba in cui le parole della poetessa zampillano, oblique e vulcaniche. Tutto si fa rivolta, mentre la vita apparentemente scorre quieta. Mondo esterno e mondo interiore si alternano nel racconto in scena, inseguendosi, accavallandosi e scontrandosi nella fulminante febbrile creatività poetica Dickinson.

Con il Balletto del Sud si festeggerà il Carnevale il 19 febbraio al Teatro Apollo con una serata di danza in maschera con “Le Maschere” con la coreografia di Fredy Franzutti, occasione, anche, per un suggestivo viaggio alla ricerca di ciò che la ricca tradizione italiana ed europea della maschera hanno seminato nel campo fecondo del balletto, in specie a cavallo fra Ottocento e Novecento.

Il 26 febbraio al Teatro Paisiello “Lucifero” di Chiara Guarducci con Fabio Rubino regia di Paolo Biribò. Lucifero – drammaturgia poetica, dai toni crudi e surreali – esprime, attraverso questo archetipo, la condizione di un’anima fragile ed eccedente, che si sfalda in un continuo passaggio tra onnipotenza e impotenza, preghiera e bestemmia, un ottovolante di opposti stati interiori, specchio del nostro “troppo umano”.

Toccherà quindi a due big del teatro come Silvio Orlando e Sergio Rubini salire sul palco del Teatro Apollo: il primo il 3 marzo sarà protagonista de ”La vita davanti a sé”, dal romanzo di Romain Gary pubblicato nel 1975 e adattato per il cinema nel 1977 ancora oggi attualissimo, che racconta vite sgangherate che vanno alla rovescia, ma anche un’improbabile storia di amore toccata dalla grazia; il secondo, Rubini, il 9 marzo sarà invece il protagonista di “Ristrutturazione, ovvero disavventure casalinghe raccontate da Sergio Rubini” in forma confidenziale e legate alla ristrutturazione di un appartamento, un viavai di architetti e ingegneri, allarmisti e idraulici, operai e condòmini che si avvicendano nella vita di uno sfortunato padrone di casa stravolgendo senza pietà.

Per la sezione danza, sempre sul palco del Teatro Apollo salirà il 18 marzo Equilibrio Dinamico Dance Company si esibisce in “Nubivago”, un termine che evoca sospensione e magia, descrive chi vaga tra i propri pensieri, tra le nuvole dell’immaginazione, restando affascinato dai panorami che può scorgervi. Le sensazioni evocate dalla parola Nubivago legheranno, nella visione di Roberta Ferrara, le tre coreografie creatrici di cosmi, interrogativi, emozioni ed empatia: Walking and Talking; Continuum e Simple Love.

Ancora al Teatro Apollo, Danilo Rea al pianoforte e Barbara Bovoli come voce narrante il 24 marzo sono invece i protagonisti di “Omaggio a Enrico Caruso” nel centesimo anniversario dalla sua scomparsa. Lo spettacolo, con la drammaturgia di Alessandra Pizzi, si snoda come un excursus cronologico dell’uomo e dell’artista che più di ogni altro ha rappresentato la musica italiana nel mondo. Dal suo arrivo a New York, in quel tempio della musica che era il Metropolitan, sino al rientro a Sorrento, prima della sua morte.

Scritto con la consulenza alla drammaturgia di Massimo Recalcati, Mario Perrotta il 3 aprile porterà in scena all’Apollo “Dei figli” che conclude la trilogia In nome del padre, della madre, dei figli, provando a ragionare su quella strana generazione allargata di “giovani” tra i 18 e i 45 anni che non ha intenzione di dimettersi dal ruolo di figlio. Non tutti, per fortuna, e non in ogni parte del mondo. Ma in Italia sì, e sono tanti. 13 personaggi per un intreccio amaramente comico, un avvitamento senza fine di esistenze a rischio, imbrigliate come sono nel riflettere su sé stesse.

Sempre Perrotta sarà sul palco del Teatro Apollo (fuori abbonamento) il giorno successivo, il 4 aprile, con il suo “In nome del padre”. Interamente scritto e diretto da Perrotta, lo spettacolo nasce da un intenso confronto con lo psicanalista Massimo Recalcati, che alle relazioni familiari ha dedicato gran parte del suo lavoro. Un padre. Uno e trino. Niente di trascendentale: nel corpo di un solo attore tre padri diversissimi tra loro per estrazione sociale, provenienza geografica, condizione lavorativa. Sulla scena li sorprendiamo ridicoli, in piena crisi di fronte al “mestiere più difficile del mondo”. I figli adolescenti sono gli interlocutori disconnessi di altrettanti dialoghi mancati, l’orizzonte comune dei tre padri che, a forza di sbattere i denti sullo stesso muro, si ritrovano nudi, con le labbra rotte, circondati dal silenzio. E forse proprio nel silenzio potranno trovare cittadinanza le ragioni dei figli.

Tre sono invece le coreografie di MM Contemporary Danze Company firmate da Maguy Marin, Michele Merola e Thomas Noone che porteranno sul palco del Teatro Apollo il prossimo 23 aprile lo spettacolo intitolato “Duo D’Eden” in cui i due danzatori della MMCDC interpretano con stile e padronanza un pezzo di rara bellezza, originale, molto difficile e articolato. Un Adamo ed Eva immersi in un percorso di sensualità, eros, difesa, attacco, in un mondo non così tranquillo, sicuro e idilliaco. Un brano poetico e intenso.

Crudo e dinamico, “Brutal Love Poems” esplora il lato “selvaggio” che nascondiamo dentro di noi e che si rivela solo nei momenti più intimi. In qualche modo questa rivelazione, del nostro essere più primordiale, terribile e brutale, si manifesta forse sempre e solo davanti a chi è più vicino a noi, alla persona che amiamo. Meccanismo ad orologeria dalla rigorosa precisione, “Bolero” (1928) è ancora oggi tra i brani più noti e ascoltati della storia della musica: una delle ragioni della fortuna del pezzo sembra essere fortemente legata all’evocazione di immagini di sensualità che questo suscita, anche quando tali suggestioni sono contrassegnate da una sostanziale ambiguità.

Sempre al Teatro Apollo, il 27 aprile è in programma “Il silenzio grande” con Massimiliano Gallo, Stefania Rocca e Antonella Morea: una commedia scritta da Maurizio De Giovanni autore del romanzo I bastardi di Pizzofalcone da cui è stata tratta l’omonima serie televisiva di successo, e con la regia di Alessandro Gassman che, dopo la versione teatrale, ha presentato al Festival del Cinema di Venezia quest’anno anche la versione cinematografica del suo lavoro. Questo è uno spettacolo dove le verità che i protagonisti si dicono, a volte si urlano o si sussurrano, possano farvi riconoscere, dove, come sempre accade anche nei momenti più drammatici, possano esplodere risate, divertimento, insomma la vita.

La stagione si chiude con “Romeo e Giulietta. Una canzone d’amore” da William Shakespeare di Babilonia Teatri avrà come protagonisti non una coppia di adolescenti, ma due attori anziani e una vicenda che si concentra esclusivamente su di loro, in programma il 17 maggio all’Apollo. Una coppia inossidabile, a teatro e nella vita, come Ugo Pagliai e Paola Gassman. I continui riferimenti alla morte, alla fine, alla notte e alla tomba di cui Shakespeare punteggia l’intero testo assumono qui una veridicità che sconvolge ed emoziona. L’età di Romeo e Giulietta cambia, ma il binomio Amore e Morte su cui si basa il capolavoro rimane invariato.

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