Tempo di lettura: 1 minuto

LECCE – Dopo la sentenza definitiva emessa dalla seconda sezione della Corte di Cassazione nella giornata di ieri, questa mattina Fabrizio Miccoli, ex attaccante e capitano tra le altre di Palermo, Lecce, Fiorentina, Juventus e Benfica, si è presentato spontaneamente nel carcere di Rovigo per scontare la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per estorsione aggravata da metodi mafiosi. Per l’ex calciatore non c’è altro modo di poter espiare diversamente la pena visto che l’aggravante dell’estorsione non concede possibilità di pene alternative.

Secondo la sentenza, “Miccoli commissionò un’estorsione aggravata dal metodo mafioso” a Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Antonino Lauricella detto “u scintilluni“, già condannato a sua volta in via definitiva a 7 anni di reclusione. I fatti contestati sono legati al recupero di 12.000 euro, attraverso violenze e minacce, da Andrea Graffagnini, ex titolare della discoteca “Paparazzi” di Isola delle Femmine per conto del suo amico Giorgio Gasparini, ex fisioterapista del Palermo Calcio, e risalgono ad oltre 10 anni fa. Nelle intercettazioni emerse il famigerato audio in cui Miccoli, parlando col boss, si riferì al giudice Giovanni Falcone come un “fango“. Episodio per il quale l’ex calciatore si scusò pubblicamente e senza rilievi penali.

Intanto, tra i vari messaggi di supporto che Fabrizio Miccoli sta ricevendo, si registra anche quello di Checco Lepore, suo vecchio compagno di squadra ai tempi dell’esperienza in maglia giallorossa, che attraverso una story pubblicata sul suo profilo Facebook, sottolinea come l’amico non possa essere paragonato ad un mafioso e che questa vicenda rischia di rovinare l’immagine di un campione che ispira ancor oggi tanti ragazzini a seguirne sportivamente le orme.

Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.