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LECCE (di Pierpaolo Sergio) – Due sconfitte interne consecutive, nel momento più delicato della stagione. Questo dice il cammino dei giallorossi di mister Corini guardando lo score delle ultime tre partite giocate subito prima e dopo la sosta forzata. Il Lecce sembra insomma non riuscire a gestire al meglio la pressione psicologica del dover centrare i 3 punti senza se e senza ma, oltre al dato che, in questa stagione, il fattore-campo non certo è un alleato per Mancosu e compagni.

La differenza di rendimento tra le partite in casa e in trasferta offre altri spunti di riflessione interessanti: sui 61 punti in classifica che i salentini al momento vantano, solo 26 (su 18 gare) sono stati conquistati nelle gare disputate sul terreno amico, mentre 35 (su 17) sono frutto di imprese lontano dal “Via del Mare“. Numeri che fanno capire come la formazione di Corini preferisca pungere in ripartenza, pur proponendo buone trame di gioco, anziché dover costruire la manovra e scardinare le retroguardie arroccate a difesa del risultato.

Dunque, è accaduto contro la Spal lo scorso 14 aprile e si è ripetuto ieri con il Cittadella. Due gare che in comune avevano la necessità da parte dei padroni di casa di fare bottino pieno per tenere a bada le inseguitrici e puntellare il secondo posto in classifica. Invece, ecco che sono arrivate due docce gelate che solo i concomitanti risultati di altre contendenti alla promozione in Serie A non hanno reso ancor più traumatiche.

Due partite diverse tra loro, in cui il risultato è stato determinato da situazioni differenti, ma tuttavia due gare che vedevano i giallorossi quasi costretti a vincere per mantenere alto il ritmo e mettere altra legna in cascina in vista del rush finale del campionato. Abbiamo quindi visto un Lecce a tratti arrembante anche se la gran mole di gioco ha prodotto molto poco in termini di reti e punti, ma anche una squadra per altri versi balbettante e in preda alla smania di fare risultato e recuperare uno svantaggio.

Il fattore nervoso, insomma, non aiuta questo gruppo quando è sotto pressione. E lo conferma paradossalmente il filotto-record di 6 vittorie consecutive conquistato quando la squadra sembrava aver perso inesorabilmente l’opportunità di centrare la A diretta. Dopo i punti scialacquati al “Via del Mare” con Ascoli, Entella e Pescara all’inizio del girone di ritorno, ecco che i giallorossi hanno di colpo ritrovato quella serenità ammirata anche in avvio del girone d’andata in cui erano arrivate altre 4 vittorie di fila proprio contro le stesse Pescara ed Entella, seguite da quelle con la Reggiana ed a Verona contro il Chievo, che permette a questo gruppo di esprimersi al meglio e mettere sotto qualunque avversario.

Indizi confermati anche nelle sfide casalinghe che chiusero l’andata contro Monza ed Empoli quando ad un approccio fin troppo prudente e guardingo era seguito un moto d’orgoglio che aveva portato, nello specifico nel match contro i toscani, al recupero del doppio svantaggio grazie alla scossa data da Mancosu e Rodriguez quando ormai non c’era più nulla da perdere ed i leccesi avevano ritrovato un certo senso di liberazione che li ha portati a fare risultato.

A 180′ dalla chiusura della regular season, con le partite giocate ogni 3 giorni, senza la possibilità di recuperare energie fisiche e mentali come di norma sarebbe giusto che accadesse quando c’è in palio un obiettivo importante quali sono una promozione o una salvezza, a fare la differenza sarà la giocata del singolo e la “fame” che ciascun giocatore ci metterà. Il Lecce ha il vantaggio avere il capocannoniere Massimo Coda (22 gol e 8 assist, nessuno ha fatto meglio di lui in B quest’anno) avvezzo alla lotta ed alle difficoltà, ma anche l’esperienza di gente navigata che di promozioni ne ha già conquistate in passato come Mancosu, Maggio o Lucioni che dovranno dare l’esempio e tenere i più giovani sulla corda.

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