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LECCE (di Pierandrea De Carlo) – Sono giorni concitati quelli vissuti da gran parte del popolo italiano dopo l’emanazione del nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, con provvedimenti che hanno leso inevitabilmente diversi settori socio-economici, comprese le istituzioni scolastiche, che hanno subito gli effetti ineluttabili dell’incremento dei nuovi casi, con l’obbligo di organizzare la mattinata con una percentuale degli alunni presenti fisicamente in classe ridotta al 25%, con il restante 75% costretto a seguire la lezione in DaD (Didattica a Distanza).

La stretta operata dal Governo a “danno” della componente studentesca ha acceso la protesta degli alunni di buona parte degli istituti scolastici di secondo grado, che hanno risposto dando vita a una serie di scioperi che hanno avuto apice, nel leccese, nel Liceo Classico e Musicale “Palmieri, che ha registrato la diserzione completa delle lezioni sia in presenza, che in DaD di gran parte degli studenti, che hanno deciso di alzare la voce in maniera pacifica e mediante una protesta dai toni completamente diversi rispetto all’ondata di violenza ingiustificata a cui abbiamo assistito solo in queste ultime ore.

Al disappunto di tanti lavoratori e proprietari di diverse attività commerciali costrette alla chiusura si aggiunge ora anche quello della componente studentesca, scontenta non solo per le disposizioni giunte dai “piani alti” ma anche per le misure adottate da alcuni istituti, senza il necessario preavviso, con classi divise in quattro gruppi inevitabilmente ridotti all’osso da alternare in presenza, lezioni pomeridiane tra le 16:00 e le 17:00, solo per citare le più discusse.

Scelte adottate per adeguarsi alle nuove normative che non hanno fatto altro che scatenare una “ira responsabilizzata” da parte dei ragazzi. Siamo ovviamente lontani dai moti rivoluzionari degli studenti del Sessantotto, ma appare più che mai evidente come la coscienza dei più giovani (una buona parte di loro, quanto meno) cresca di anno in anno, dimostrando talvolta di essere più giudiziosi di alcuni dei propri omologhi più anziani.

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