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LECCE (di Gavino Coradduzza) – Per il nuovo Lecce il periodo di rodaggio non è finito, ma ad Ascoli, sia pure contro un avversario armato prevalentemente di buona volontà, il tecnico Eugenio Corini ha organizzato una formazione capace di gestire partita e gioco, e di colpire approfittando, come pare giusto, delle manchevolezze difensive della squadra del collega Bertotto

I primi brividi che fanno venire la pelle d’oca e drizzare i capelli li procurano però l’Ascoli che con manovre rapide e ben sviluppate nella loro semplicità insidia molto seriamente la porta di Gabriel: due o tre pericolose occasioni costruite sfruttando le scorie di un antico “vizio”che il Lecce stenta a perdere del tutto, ossia farsi prendere d’infilata dall’avversario rapido nei rovesciamenti di fronte

L’undici bianconero, a modo suo, è anche ordinato; non pretende (molti piedi ruvidi) di disegnare trame di bel gioco, punta all’essenziale con lunghi lanci per le velocissime punte (toh, chi si rivede: Chiricò) evitando con cura di confrontarsi sul fraseggio a centrocampo, zona in cui il Lecce può farla da padrone (e la fa…) pur limitandosi non poco nel cercare di rendersi pericoloso in area avversaria…

I giallorossi hanno organizzato, nella zona centrale del campo e fino al limite dell’area ascolana, un tourbillon incessante con l’intento di logorare l’avversario, stancarlo e costringerlo ad aprire qualche corridoio che lì davanti Coda gradirebbe parecchio; ma i bianconeri non concedono che qualche cross e calci d’angolo regolarmente infruttuosi…

Le maglie della difesa salentina si fanno talvolta trovare larghe se non sfilacciate; bisogna però aggiungere che gli avanti ascolani non sembrano proprio in grado di mettere a frutto le favorevoli circostanze. Primo tempo dunque non monotono, ma neanche entusiasmante: poche occasioni da gol, prevalentemente firmate dalle maglie bianconere e si va così all’intervallo con il prevedibile 0-0

Al 5’ della ripresa mister Corini cambia però l’assetto della sua squadra con una mossa semplice ma efficace: toglie Zuta, inserisce Tachtsidis e chiede a Mancosu di spostare più avanti il suo raggio d’azione. I frutti maturano in soli due minuti: l’Ascoli perde palla in uscita nei pressi dell’area, Lucioni avanza e smista a destra da dove parte un cross preciso di Listkowski per il piattone di Mancosu; è il gol del meritato vantaggio, che Gabriel si incarica di custodire subito dopo con un intervento a dir poco prodigioso…

I marchigiani si fanno di nuovo minacciosi, sembrano avere sette vite, fanno accorciare il Lecce, ma commettono la leggerezza di attaccare a testa bassa ed a pieno organico. D’altra parte questo Ascoli non dispone di altre armi, ma così facendo subisce il raddoppio leccese su assist di Coda con un gol limpido e preciso dello scozzese Henderson

Ai padroni di casa mancano tante cose, ma non il carattere; incuranti del doppio svantaggio che gli pesa sul groppone, si organizzano e propongono minacce abbastanza ambiziose nell’area giallorossa. A 10’ dal termine Corini fa poi esordire Stepinski, ma il tempo per entrare in partita è davvero limitato e in più la partita ha già scritto la propria storia con il risultato fissato sullo 0-2

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