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LECCE (di Pierandrea De Carlo) – In termini di pandemia, il peggio, almeno qui nel Salento, sembra essere passato. Tuttavia, è tassativo il divieto di abbassare la guardia poiché, come ampiamente sperimentato negli ultimi due mesi e mezzo, nulla è scontato. Volendo però ricollegarsi all’atteggiamento di cauto ottimismo assunto in apertura, appare ad oggi sempre più probabile la ripresa definitiva del Campionato di Serie A prevista, a quanto trapela, dopo la seconda settimana di giugno, per terminare entro il 2 agosto o, al limite, entro la fine del mese.

Sebbene un’eventuale prosecuzione della stagione in corso limiti il più possibile i danni economici per le società, è inevitabile che qualunque sia l’esito del dibattito in questione vuoi la Lega di Serie A, che i 20 club che ne fanno parte subiranno ingenti perdite economiche, che renderanno sempre più imprevedibiligli equilibri di questo campionato e di quelli a venire.

Serie BVolendo prendere in considerazione la visione più pessimistica, ossia la mancata ripresa della stagione agonistica 2019/2020, si registrerebbero le perdite di liquidità più ingenti, soprattutto per quanto riguarda i mancati incassi dei diritti TV, che fruttano un ricavo di oltre 1 miliardo e mezzo di euro all’anno per il sistema calcio. È ragionevole infatti pensare che Sky e Perform Group (proprietaria di DAZN), chiedano un rimborso parziale della cifra investita, che secondo le stime effettuate da Calcio e Finanza lo scorso mese di marzo si aggirerebbe intorno a 430 milioni di euro, circa il 30% rispetto al totale annuo.

Dalle nostre stime effettuate nell’articolo sui diritti audiovisivi del 14 settembre scorso, l’U.S. Lecce di base incasserebbe circa 40 milioni da questo settore, che in caso di stop scenderebbero a 28 milioni, sempre che non si decida di decurtare ulteriormente la cifra a causa dei danni subiti dalle pay-tv nei mesi in cui hanno dovuto reinventare la propria programmazione a causa dell’assenza di eventi sportivi live da mandare in onda.

Per quanto concerne gli incassi dalla biglietteria una perdita sostanziale si avrebbe in qualunque circostanza si prendesse in considerazione, in quanto le partite rimaste da giocare si sosterrebbero comunque nella deprimente cornice degli stadi vuoti, con l’obbligo imposto dal Codacons ai club di risarcire parte degli abbonamenti stagionali. Sebbene sui social buona parte dei tifosi giallorossi si siano dimostrati più che disponibili a non ricevere alcun rimborso, le norme vigenti potrebbero comunque imporre un risarcimento, magari anche in forme diverse da una semplice resa di denaro.

In ogni caso, si andrebbe incontro a una perdita non da poco per le casse della società di Via Colonnello Costadura, considerando anche il sorprendente numero registrato la scorsa estate con quasi 20.000 abbonamenti staccati. Si parla sicuramente di migliaia di euro, difficile prevedere la cifra esatta non avendo la possibilità di sfogliare dati ufficiali. Secondo le nostre stime approssimative le sei partite in casa da giocare a porte chiuse causerebbero una perdita di quasi 500mila euro solo dagli abbonamenti, senza contare i quasi 3 milioni che il Lecce avrebbe probabilmente incassato dai tagliandi delle singole partite, grazie a match di cartello come le sfide al “Via del Mare” contro Milan e Lazio e gli scontri salvezza delle ultime giornate.

Provando a sommare tutti i fattori sopraelencati i salentini subirebbero una perdita praticamente certa di circa 4 milioni di euro, a cui in caso di mancata ripresa del campionato si aggiungerebbero quasi 30 milioni di diritti tv. Ovviamente sono tutte stime approssimative, in assenza di dati ufficiali, ma bastano per far capire l’entità del problema.

Di certo al momento c’è il grave danno economico e d’immagine che il calcio, ossia un’industria vera e propria che rappresenta uno dei principali motori produttivi del nostro Paese, sta subendo. Il rischio è che tutto ciò possa lasciare una cicatrice che solo dopo qualche anno si potrebbe cancellare, rischiando di cambiare il modo di concepire e guardare il calcio come lo abbiamo conosciuto fino a due mesi fa.

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