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LECCE (di Gavino Coradduzza) – Vince l’Atalanta, il Lecce si impegna ma senza grande costrutto e si arrende alla superiorità (la classifica non mente) degli uomini di Gasperini. I nerazzurri non perdono tempo in preamboli e già al secondo minuto di gioco si fanno sentire con una girata di testa, alta, dell’ariete Zapata. All’ottavo è Papu Gomez a liberare Ilicic in area con Gabriel che è subito costretto agli straordinari che finiranno solo al novantesimo…

Il centravanti giallorosso, di fatto, è Marco Mancosu; La Mantia e Falco si ritrovano a fare momentaneamente i rifinitori, ma non sempre, perché quando il sardo si offre con encomiabile duttilità ai profondi ripiegamenti (linfa vitale per il centrocampo numericamente anemico), è La Mantia a riappropriarsi del ruolo di guastatore solitario…

È incoraggiante la buona reazione degli uomini di Liverani con una conclusione maligna di Majer deviata in angolo. L’Atalanta è compatta, precisa negli scambi; fantasiosa nello svolgere i temi, incisiva e totale. I giallorossi tengono il campo con impegno ed infatti, nei primi quindici minuti di gioco, concedono davvero poco ai “punteros” di Gian Piero Gasperini

Ma è l’Atalanta a gestire il gioco anche se, per ora, la cosa si riduce a puro esercizio accademico, magari infiocchettato con preziosità stilistiche, ma pur sempre sterili ai fini del risultato; il Lecce, come si dice in questi casi, tiene bene, confortato anche dalla crescente buona vena di Gabriel…

La ormai ricorrente leggerezza difensiva dei giallorossi diventa fatale al minuto 35: disimpegno morbido e notevolmente suicida di Lucioni su cui si avventa Gosens che innesca Zapata pronto a convergere e sparare una schioppettata che fulmina Gabriel e gonfia la rete.

Solo due minuti dopo La Mantia potrebbe pareggiare se Gollini non si opponesse da gran portiere. L’Atalanta sfrutta bene entrambe le fasce esterne ed è da quelle che crea pericolosi corridoi che i suoi uomini di qualità cercano di sfruttare. Niente da dire, dunque, sulla gran qualità del raddoppio (40°) firmato da Gomez perfettamente imbeccato da Zapata: gran gol per costruzione e realizzazione…

All’intervallo si va sul 2-0 significato dai numeri relativi al possesso palla (57′ a 43′) e ai tiri in porta: distanza abissale a favore dei lombardi…

L’avvio della ripresa propone un Lecce migliorato come presenza in campo e nel gioco; la cosa spinge Liverani ad una mossa spavalda o quantomeno temeraria, ma per lui necessaria per una rimonta che appare problematica; tentar non nuoce: decide di svuotare il centrocampo: fuori Petriccione a beneficio di Farias

È probabile che la mossa non c’entri niente (o forse sì) con la immediata terza rete architettata da Gomez e rifinita da Gosens e allora entra in campo anche l’altra punta, Babacar chiedendo a Mancosu di ritornare a fare il centrocampista; il Lecce diventa così una squadra ben diversa da quella iniziale; non peggiora, è giusto dire, ma è certamente nuova rispetto a quella mandata inizialmente in campo…

Anche Gasperini provvede a qualche cambio, ma di spessore diverso, sostituisce una punta (Zapata) con una punta (Muriel). Inutile nasconderlo: l’Atalanta detta legge esaltando il tempismo e la bravura di Gabriel il quale, non lo si dimentichi, di mestiere fa il portiere…

Il gol di Lucioni (41°) cambia solo la proporzione numerica del risultato, ma non la sostanza: la sconfitta al “Gewiss Stadium” è netta ed indiscutibile! Ma va accettata per quel che è evitando arrampicate giustificative sugli specchi; non servono a niente, anzi…

Sconfitta che, tuttavia, dovrebbe fornire spunti di riflessione evitando di gridare al disastro: la classifica langue, ma non condanna e dunque è tempo di rimboccarsi le maniche, sfruttare al meglio la sosta e andare avanti…

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