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LECCE (di Pierpaolo Sergio) – La sfida tra i giallorossi di Fabio Liverani e gli azzurri di Carlo Ancelotti potrebbe sembrare chiusa a priori per i padroni di casa. Troppo ampio il divario tecnico tra una formazione che da anni veleggia nelle prime posizioni della classifica di Serie A e che è ormai un habitué della Champions League e la neo-promossa squadra salentina, che torna ad affacciarsi alla ribalta della massima serie dopo otto anni di assenza forzata.

Ma il calcio, si sa, non è scienza esatta e se il pronostico dice Napoli, la prudenza insegna a non sottovalutare mai l’avversario, soprattutto se ancora poco conosciuto. Ecco allora che il Lecce potrebbe rappresentare un ostacolo tosto per il Napoli. Proprio le fatiche e la conseguente euforia generata dal successo in coppa contro i campioni in carica del Liverpool di martedì scorso potrebbero nascondere insidie ben maggiori rispetto a quello potenziale dei giallorossi.

I partenopei giocano su più fronti e non possono certo permettersi il lusso di abbassare la guardia in un campionato che è ancora alle prime battute e che ha già fatto registrare il ko in casa della Juventus alla seconda giornata (autorete decisiva di Koulibaly nel recupero). Le ambizioni della proprietà e della tifoseria ospite impongono ad Ancelotti di non poter pensare a compromessi nella sfida tra le uniche due “reginette del Sud” di questo campionato. L’Inter nel derby vinto sul Milan e Juve contro l’Hellas Verona hanno già fatto altri 3 punti nelle sfide giocate ieri. Spetta ai partenopei la replica, pena la perdita di terreno dalle posizioni di vertice in classifica.

La Serie A propone uno dei tanti tour de force che costringeranno gli allenatori a fare salti mortali per coniugare resa e risultati negli impegni ravvicinati in calendario, già a partire da questa settimana. Sono tre le gare da affrontare in appena sette giorni e, se è vero che il Napoli dovrà vedersela con Lecce, Cagliari e Brescia (queste ultime due entrambe al “San Paolo”) in un trittico che sembra promettere una vendemmia di punti, è pur vero che non ci si potrà rilassare, né confidare nella convincente riuscita di un ampio turn-over.

Di contro ci sarà innanzitutto un Lecce reduce dal primo successo in campionato, che ha sbaragliato i granata di Mazzarri nel monday night vinto meritatamente allo stadio “Grande Torino“. Il morale della squadra e della tifoseria salentina è tornato alto ed il clima si è  di nuovo rasserenato dopo le due sconfitte di fila patite nei primi due turni di campionato. In più, c’è una condizione fisica generale che sta crescendo grazie agli allenamenti intensi e mirati che la truppa giallorossa ha sostenuto durante la sosta per gli impegni della Nazionale.

Già, proprio quell’Italia del CT Roberto Mancini a cui in molti chiedono di tenere in considerazione il gioiellino giallorosso Filippo Falco per un’eventuale convocazione che premi la sua maturazione. I complimenti sono piovuti abbondanti per il fantasista leccese che sta dimostrando di saper prendere per mano la sua squadra e deliziare gli amanti del calcio con giocate sopraffini, degne (con i dovuti distinguo) di un altro grande mancino del passato che giocava, scherzi del calendario, nel Napoli: Diego Armando Maradona.

Quando Pippo Falco nasceva (era l’11 febbraio 1992), il “Pibe de Oro” aveva già iniziato la sua parabola discendente, ma le sue gesta ammirate anche qui a Lecce sono ancora nitide nei ricordi di chi l’ha visto giocare per quattro volte in uno stadio “Via del Mare ribollente di passione e gremito fino all’inverosimile contro l’allora squadra leccese in cui militavano i suoi grandi amici e connazionali Beto Barbas e Pedro Pablo Pasculli.

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