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LECCE (di Gavino Coradduzza) – Risparmiatemi, vi prego, la più inutile delle domande, cioè la solita: “Come ha giocato il Lecce?” In verità, non saprei dire; forse bene, forse benissimo, forse magnificamente, forse così e così… Il fatto è che il “come” è irrilevante rispetto a tutto il resto, rispetto alla densità di emozioni troppo a lungo cullate ed ora finalmente concretizzate: il Lecce è ritornato in Serie A!

Contava e conta soltanto il risultato, il resto si riduce a semplice corollario. In verità, confesso di aver seguito con la consueta attenzione soltanto i primi nove minuti di gioco perché, allo scoccare del decimo, quel diavoletto di Filippo Falco ha confezionato un taglio da destra depositando la palla sul piattone di Jacopo Petriccione e la palla ha esaurito la sua traiettoria in fondo al sacco…

Mi hanno poi informato che, subìto il gol, lo Spezia abbia preso a punzecchiare; abbia dettato temi e tempi di gioco andando anche a sfiorare il pareggio; sarà anche vero; anzi, è vero, perché è vero che in una diecina di minuti questo avversario volenteroso ha sfiorato per due volte il palo, ha costretto Vigorito ad un mezzo miracolo e c’è voluta una provvidenziale rovesciata sulla linea di porta (Venuti), per scansare il pareggio…

Mi ricordo bene anche la storia del minuto 27: sempre decentrato sulla destra, Falco ha pennellato un pallone di platino per l’inzuccata di quel volpone di Andrea La Mantia, scaltro ancora una volta nel sottrarsi al marcamento con un furtivo passo indietro: il solito “gol alla La Mantia“, giusto per capirci…

Ma come sta giocando questo Lecce? E che ne so?! So soltanto che sta galoppando verso la Serie A, a radioline e telefonini probabilmente spenti perché quel che contemporaneamente sta accadendo a Palermo non interessa più…

La ripresa si gioca sotto la cappa di una colonna sonora che parte dagli spalti (ma quanta gente!) e ricopre tutto ciò (davvero molto) che si svolge in campo; risulta che lo Spezia non rinunci ad inseguire un risultato che mai raggiungerà, con il Lecce che, ormai inebriato dal successo che va maturando, controlla (magari con qualche affanno), amministra e a volte punge. Subisce anche il gol del due a uno ma tiene botta fino all’esaurirsi del lungo recupero…

A questo punto, mi sento costretto ad abbandonare il racconto della promozione, dell’apoteosi, per raggiungere il cuore della città dove si celebra l’impresa dei ragazzi di Liverani. E ne vale la pena perché, quando è festa, è festa… Auguri Lecce e buona Serie “A” a tutti!

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