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LECCE (di Gabriele de Pandis) – Non potrà mai essere un incrocio banale, e non lo sarà sabato specialmente dopo la sconfitta di Cremona. Il Lecce ritorna a giocare tra le mura amiche e lo fa incrociando il Carpi in una partita che evoca una data purtroppo indelebile nella storia del calcio leccese: 16 giugno 2013.

La cocente delusione sul campo figlia dell’1-1, sancito dalla beffarda punizione di Kabine, che valse la storica promozione in B degli emiliani e la rabbiosa caccia all’uomo scoppiata sugli spalti dopo il fischio finale e riversatasi sul rettangolo verde rimarranno istantanee indelebili nella memoria di ogni tifoso.

Mehdi Kabine, qui con la maglia del Campodarsego

La pellicola dei ricordi però non deve far perdere il focus da ciò che rappresenta Lecce-Carpi oggi: uno degli ultimi cinque impegni che la banda Liverani dovrà affrontare al meglio per coltivare fino alla fine il sogno Serie A. E la posizione in classifica, che dice Lecce secondo e Carpi penultimo, non deve tradire. La formazione di Castori è reduce da un successo di platino contro il Padova, sbattuto sul fondo in rimonta.

Liverani al “Cabassi” di Carpi

Lecce e Carpi sembrano oggi percorrere destini invertiti, rette che s’incontrano, prendono strade totalmente diverse ma poi toccano ancora una volta il loro cammino.

Sei anni dopo il trionfo biancorosso al “Via del Mare”, la storia del Carpi ha vissuto i suoi anni più gloriosi, con l’apoteosi della Serie A vissuta e per poco non conservata con una rimonta stoppata sul più bello a Udine. Nel Salento invece si è vissuto il purgatorio della Lega Pro, presentato dapprima con questo nome elegante e poi con ciò che è in realtà, la Serie C, ispida e difficile sul campo, sulla scrivania e sugli spalti.

Lecce-Melfi

Nel 2013 pochi avrebbero immaginato un percorso delle due squadre così enormemente lontano e poi così vicino, quasi ribaltato. Anno 2016. Mentre a Carpi si gioiva per il pari rimediato in casa del Milan, il Lecce di Piero Braglia inseguiva invano Foggia e Benevento nel Girone C scivolando con Melfi e Akragas. Non ce ne vogliano gli amici carpigiani, è vero che nome e blasone non costituiscono nulla specialmente nella magica scienza del football, ma le rette nominate prima sono tornate probabilmente nelle loro dimensioni più adatte.

La festa del Carpi il 16 giugno 2013

Lecce-Carpi di sabato potrebbe chiudere un cerchio aperto proprio 6 anni fa. L’attualità, come si è detto, è diversa. Il Lecce, inaspettatamente, lotta per la Serie A e il Carpi, dopo un salto fallito nella massima serie (finale persa col Benevento due stagioni fa) annaspa nei bassifondi della cadetteria. Pensare troppo ai ricordi dolci del “Via del Mare” potrebbe annebbiare la vista ai fans emiliani, che dovranno spingere la propria squadra alla ricerca delle ultime scariche di vita per evitare il ritorno in Serie C dopo, appunto, sei anni.

Il calcio, come la vita, è fatto di incroci. Lecce-Carpi di sabato sarà vissuto da elementi ancor oggi protagonisti dopo la finale di sei anni fa. I biancorossi conservano ancora il capitano, Fabrizio Poli.

Poli e compagni gioiscono negli spogliatoi del “Via del Mare”

Con lui, probabile nell’undici titolare, ci saranno anche il centrocampista Lorenzo Pasciuti, l’uomo-Carpi capace di segnare con la stessa maglia in tutte le categorie dalla D alla A, e l’ala Fabio Concas.

Filippo Falco, unico reduce in casa Lecce, è cresciuto tanto da quel 2013, raccogliendo però meno di quanto sperato in un lunghissimo giro per l’Italia che poi lo ha riportato a pochi chilometri dalla sua Pulsano, nella squadra dove si è fatto uomo e calciatore.

Filippo Falco

Reggina e Juve Stabia i passaggi a vuoto, Trapani la continuità in B prima del misfatto con litigio e fuga nell’annata che già poteva essere il ritorno in giallorosso, poi la A prima assaggiata col Bologna e poi raggiunta col Benevento prima di Perugia e Pescara. Anche il cammino tortuso del numero 20 è una storia affascinante.

Lecce-Carpi è un libro di ricordi recenti. Le zolle e le inferriate, gli angoli e gli interpreti in campo, non potranno non ricordare quel giorno infausto per i giallorossi e glorioso per i carpigiani. Il libro, però, andrà chiuso al fischio d’inizio. Potrà essere aperto alla fine, magari con un finale a sorpresa, magari con un’inversione di rotta ai sorrisi quasi tutti emiliani. Occhio, il cerchio potrà chiudersi.

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