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LECCE (di Gabriele de Pandis) – Gli incroci del calcio mettono di fronte il Lecce e Pasquale Padalino. L’accostamento già di suo apre la via a riflessioni, suggestioni e pensieri (di ogni genere) che i supporters giallorossi riserveranno al derby di sabato, già di suo importante dopo la sconfitta di Palermo, reso ancor più pepato dal ritorno al “Via del Mare” del fresco ex di turno.

DATI- Partiamo dagli almanacchi. L’US Lecce scelSE Padalino nell’estate del 2016, dopo il divorzio da Piero Braglia. L’allenatore, foggiano, era reduce dall’ottima esperienza con il Matera e nel Salento si cercava il salto di qualità. I numeri, se letti freddamente, parlano di 24 vittorie, 9 pareggi e 8 sconfitte. Non sembrano numeri paurosi se non calati nell’inferno del campionato di Serie C, dove il primo posto e l’unica cosa che conta e i play-off sono una roulette russa.

RENDIMENTO– E dire che l’inizio fu più che entusiasmante. Il Lecce di Padalino raccoglie 7 vittorie in 9 partite e si presenta all’accoppiata di fuoco Catania (fuori) e Foggia (in casa). Sconfitta in Sicilia e 0-0 contro i Satanelli in ascesa rallentano il moto. I pari con Fondi e Cosenza fanno traballare, ma poi arrivano quattro vittorie, inframezzate dall’altra debacle interna col Matera. La continuità di rendimento sembra esserci, ma ogniqualvolta c’è da spiccare il volo arriva il capitombolo. Il connubio tra fantasia e concretezza non calza nel 4-3-3 disegnato da Padalino e i calciatori non si esaltano nei momenti importanti.

SVOLTA– Il punto di non ritorno è Foggia-Lecce 3-0 del 19 marzo 2017. I salentini vengono da una vittoria col Catania, utile a ricaricare le pile dopo la trasferta a vuoto di Francavilla, e sono pronti a provare l’assalto in vetta. Il risultato descrive appieno l’andamento del match e forse del campionato. I dauni dominano in campo e prendono il volo in classifica. A margine della gara poi tante polemiche, qualcuna legittima qualcuna esagerata, ma resta la contestazione della tifoseria al ritorno e in allenamento. La piazza si sente tradita dal tecnico, foggiano, e delusa dal rendimento della squadra. Manca l’intensità e la voglia di prendersi a graffiate il massimo bottino. Si sa, nel calcio il risultato è l’unico giudice e dal risultato nascono tutte le conseguenze.

L’ESONERO– La media punti del Lecce 2016/’17 continua a essere alta (più di 2 punti a partita) ma, in aprile, il pareggio di Matera prima e – soprattutto -la sconfitta in casa contro il Messina di Lucarelli e Conticchio convincono la dirigenza a optare per l’esonero di Pasquale Padalino. Il rapporto si era ormai sfaldato nonostante i punti conquistati utili soltanto a mantenere la dignitosa posizione in chiave play-off, che saranno gestiti da Roberto Rizzo. Emblematico l’accaduto durante Lecce-Fondi, a cinque partite dalla fine dell’avventura. Ai cori a lui avversi, Padalino rispose con un applauso ironico.

MISSIONE DIFFICILE– La storia è finita nel peggiore dei modi, con gli accordi stracciati e i contrasti legali che sono durati fino a pochi mesi fa. Senza entrare nel dettaglio di queste vicende, in seguito si provano a fare delle riflessioni nella settimana che porta al primo incrocio di Padalino da ex allenatore del Lecce. Lecce-Foggia: l’incrocio forse meno banale possibile. La storia recente si conosce. Dopo un anno e mezzo d’inattività, il Foggia chiama in panchina proprio il 46enne per sostituire Gianluca Grassadonia. E anche lì, ma anche questa è un’altra storia, non si vive proprio una favola anche se i risultati recenti fanno sperare in una salvezza vicina.

UN AMORE MAI NATO– Il Lecce di Padalino sarà ricordato positivamente solo dagli statistici. La voglia di lasciare la terza serie, mista alla paura che diventava isterica, era sale sulle ferite degli innamorati della maglia giallorossa, colpiti dai sogni mancati dell’era Tesoro e costretti a cedere il passo al Foggia già pochi mesi prima con Braglia. Il feeling con la piazza non è mai nato probabilmente, da una parte si percepiva quasi quel “dovere” di far bene indipendentemente dagli avversari in lizza (spocchia, per usare un termine caro all’altro ex allenatore del Lecce Franco Lerda, abbandonata da una serie di componenti forse solo l’anno scorso) e dall’altra la solitudine nel non riuscire ad imporsi e ad avvicinarsi e probabilmente neanche il desiderio a farlo.

RICORDI– Oggi, il campionato 2016/’17 fa parte dei ricordi. Sarebbe disonesto dire che quel Foggia non avesse degli elementi tecnico-tattici in più rispetto al Lecce. Ma, dall’altra parte, la cocente sconfitta nel derby primaverile, perso in quel malo modo senza lottare non poteva essere accolta tranquillamente da Lecce, una piazza che tanto ama quanto non perdona e che si è sentita tradita dal suo allenatore.

IL PASSATO– Padalino, con meno certezze addosso, si è sentito ancor più solo nel microuniverso del Lecce e, diciamolo, ha fatto poco per ricucire i lembi di una coperta già un po’ corta e poi strappata. Parole confuse, scuse affrettate, diplomazia dilagante ed eccessivamente soft. Essere inghiottito dal tornado è stata la conseguenza più prevedibile. E migliore per le parti, anche se qualche rimpianto tecnico, s’immagina, Padalino lo avrà. Il calcio, come la vita, è fatto anche di storie così. Pasquale Padalino fa parte del passato, numeri positivi purtroppo fini a loro stessi e delusioni cocenti che dir si voglia.

IL PRESENTE- Ciò che conta davvero oggi è Lecce-Foggia di sabato, un incrocio non banale (lo avevamo detto) guastato dalla decisione di non aprire la trasferta ai tifosi rossoneri. Un incrocio che, sul campo, il sommo giudice del fantastico gioco del calcio, potrebbe aprire la via a vendette, riscatti, sogni e missioni da realizzare e centrare. Prendete i quattro sostantivi e i due verbi precedenti: indovinerete facilmente i pensieri del Lecce, del Foggia, di Fabio Liverani e di Pasquale Padalino, giocoforza il vero attore protagonista del pomeriggio di sabato prossimo.

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