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LECCE (di Gavino Coradduzza) – ’’Imbarazzante’’ è il termine più tenero per riassumere la figuraccia del Lecce, bastonato a Cittadella; imbarazzante la prestazione e, diciamocelo con franchezza, ancora una volta imbarazzante la scelta della formazione da schierare in campo. Salvo che il Cittadella non fosse… l’Atletico Madrid sotto mentite spoglie, è problematico comprendere i perchè di una batosta che va ben oltre il 4-1 maturato in campo…

Andiamo alla partita: i veneti partono meglio dei giallorossi; si muovono con agilità, buona fantasia e varietà di idee; creano trame di gioco di piacevole contenuto non soltanto estetico, fanno insomma la partita, e la fanno sotto lo sguardo un po’ sorpreso dei salentini più attenti, forse ai puntuali e meritatissimi rimbrotti che sgorgano copiosi dalla panchina di Liverani

Dieci minuti alquanto imbarazzanti che però si concludono con il primo acuto giallorosso: dal piede di Arrigoni decolla una lunga palla che va a planare sul petto di La Mantia e da qui sul suo destro che non lascia scampo al giovane Paleari. Il Lecce è in vantaggio, ma il Cittadella non si scompone; riprende a macinare gioco frizzante, concreto e fantasioso che, secondo logica, conduce al gol del pareggio su cui pesa, non poco, l’approssimativo piazzamento di Vigorito e la blanda (moscia) marcatura di chi doveva controllare Moncini. Il gol non è frutto di casuali circostanze: è il risultato di una interpretazione della partita che gli uomini di Roberto Venturato applicano con intensità, carattere, decisione e creatività; tutte cose che i ragazzi mandati in campo da Liverani sembrano aver dimenticato nello spogliatoio…

Non che la distanza tra i numeri espressi dalle due squadre sia abissale, ma è fuori di dubbio che il Cittadella giochi di più e meglio. Riesce ad insidiare la porta di Vigorito con continuità, mette spesso in ansia l’intero pacchetto difensivo giallorosso e si fa preferire anche a centrocampo dove Petriccione e Arrigoni non riescono a compensare l’assenza di Mancosu e le scorribande di Falco tenuto a riposo in panca mentre la ’’paciosità’’ di Tachtsidis lascia che i furetti veneti gli girino intorno impunemente…

Quel che più conta è che Moncini, intanto, mette a segno il gol del vantaggio (doppietta, ma ci sarà anche il terzo) ancora con una girata di testa e ancora scarsamente cotrollato. I numeri del primo tempo ci ricordano che i veneti hanno concluso a rete per ben 9 volte contro le 3 del Lecce. Ma c’è ancora da disputare mezza partita, vedremo…

Liverani trattiene Tumminello (terzo scorcio di partita e terzo punto interrogativo…) sostituendolo con Palombi, però il Cittadella dà inizio alla ripresa con i fuochi d’artificio; Vigorito deve lavorare abbastanza e lo fa molto bene. Al settimo minuto si prende atto dell’esordio di Majer, ma nella complessiva economia di gioco non si avverte alcun sintomo della sperata rivoluzione, anzi…

E così Moncini, sempre di testa e sempre ignorato da chi dovrebbe montargli la guardia, firma il terzo gol; la cosa nasce da un impreciso disimpegno di Fiamozzi che innesca una percussione lungo linea da cui nasce il devastante cross; l’ennesimo…

Al 20° Liverani si ricorda di avere Falco in panchina e lo spedisce in campo al posto di Arrigoni, ma intanto Chiaretti e compagni continuano a menar le danze. Il quarto gol rassomiglia tantissimo ai primi tre e chiude numericamente una partita che per i 1.500 trasfertisti dal Salento si è trasformata in un boccone amarissimo…

Liverani ha dunque deciso di mandare in campo una formazione sbrindellata (liberissimo di farlo), dando sfogo ancora una volta ai suoi fantasiosi convincimenti, ma questa volta nessuno dei suoi uomini più rappresentativi ha tolto per lui le castagne dal fuoco così come spesso è accaduto nel corso del campionato. Spieghi la ratio

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