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LECCE – Scarico abusivo contenente elementi inquinanti. Questa l’ipotesi di reato contestata alla rappresentante legale, al country manager Michele Mario Elia ed al project manager di Tap Italia, mentre a Villafranca Padovana è stata perquisita la sede del laboratorio di analisi SGS Italia, utilizzato dalla multinazionale per le indagini ambientali sui vari cantieri del gasdotto.

I Carabinieri del Nucleo operativo ecologico hanno perquisito e sequestrato atti nelle sedi Tap di Roma, Lecce e Melendugno, nell’ambito dell’inchiesta leccese sulla realizzazione del Trans Adriatic Pipeline tra l’Azerbaijan e l’Italia, con approdo a San Foca.

L’inchiesta ha portato alle perquisizioni ed è legata al presunto inquinamento da metalli della falda acquifera e dei pozzi del cantiere in località San Basilio. Parte dell’area in questione è al momento bloccata per due ordinanze del sindaco di Melendugno, Marco Potì che vietano l’emungimento delle acque e la prosecuzione dei lavori.

All’origine della decisione di fermare i lavori a luglio c’era stata una segnalazione sulla presenza nelle falde di cadmio, nichel e, soprattutto, di cromo esavalente con valori pari a 14, rispetto al massimo di 5 consentito dalla legge

L’altroieri, il Tar del Lazio aveva esaminato il ricorso presentato da Tap per ottenere la revoca delle ordinanze, chiedendo ad Arpa Puglia di mettere a disposizione i risultati delle analisi sulle acque e rinviando la discussione al 5 dicembre.

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