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LECCE (di Melissa Cannoletta, Ludovico Chiriacò e Rachele Romano)* – Il 6 settembre scorso, una stupida sfida chiamata “Blackout” in cui si cerca lo svenimento, ha tolto la vita, gli affetti e gli amici ad Igor Maj, 14 anni, giovanissimo e atletico ragazzo con la passione per le scalate, è morto soffocato da una di quelle corde che, paradossalmente, in arrampicata gli servivano per salvarsi la vita. Quella follia sul web viene anche chiamata “passing out”, “fainting game”, “space monkey”.

La morte di Igor, come accertato dagli inquirenti che hanno analizzato i dati di navigazione di smartphone e PC del ragazzo, è colpa di un video visualizzato poco prima di provare l’assurda euforia di quel gioco fatale.

A trovarlo impiccato al suo letto a castello è stata la domestica che ha subito dato l’allarme ma, nonostante la celerità dei soccorsi, non c’era più nulla da fare. Igor era un ragazzo pieno di vitalità e voglia di vivere, aveva conquistato l’appoggio e la fiducia della sua famiglia grazie alla sua solarità e al suo sorriso. Viveva in un quartiere della prima periferia di Milano ed avrebbe inaugurato a breve il suo percorso nell’istituto superiore che aveva scelto, avrebbe conosciuto nuovi amici e si sarebbe ancora dedicato alla sua passione tra sudore e sacrifici. Igor aveva una vita intera di fronte a sé, ma è rimasto intrappolato negli inganni del dark web.

Igor è stato ingannato” affermano i genitori del ragazzo e si ripromettono di impedire che una tragedia del genere colpisca un’altra famiglia. Per questo, di scuola in scuola, parleranno del figlio e della loro drammatica esperienza. Nessuno riporterà in vita il giovane, nessuno ridarà ai suoi genitori il suo sorriso ed il suo sguardo. Sicché, hanno affidato ad un sito noto fra gli scalatori un messaggio per spiegare l’accaduto: “Fate il più possibile per far capire hai vostri figli che possono sempre parlare con voi, devono saper trovare in voi una sponda, una guida che li aiuti a capire se e quali rischi non hanno valutato. Noi pensiamo di averlo sempre fatto con Igor, eppure non è bastato”.

rischi e le insidie che a volte cela il mondo di Internet continuano a mietere innumerevoli vittime, senza alcuna distinzione tra età e sesso. Si tratta di uno dei più scottanti problemi che affliggono la società attuale, nonché il più difficile da estirpare poiché non vi è un vero e proprio responsabile e la diffusione a macchia d’olio di filmati che ritraggono giovani mettere a rischio la propria vita non aiuta a debellare certe pratiche fatali.

*articolo realizzato nell’ambito del progetto di alternanza scuola/lavoro previsto dalla legge 107/2015
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