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LECCE (di Gavino Coradduzza) – La rinuncia forzata al portiere Vigorito e la furbata di Ardemagni (patimonio dei centravanti veri ed esperti) non possoo assurgere ad alibi per la sconfittra del Lecce ad Ascoli maturata più per proprie carenze, che per meriti altrui (furbata a parte, ovviamente). Siamo ancora e soltanto alla terza giornata e, dunque, sarebbe fuori luogo cospargersi il capo di cenere; però qualcosa su una squadra che ha subito tanti gol (6 in 3 gare) e che non riesce ad impensierire i Carneadi marchigiani, sarà pure il caso di discuterla…

Per esempio, quel Mancosu distratto dai compiti e dalla posizione abituale per relegarlo all’estrema sinistra come trequartista esterno, sembra proprio una soluzione impropria, inutile ed inefficace. Al tempo in cui non erano ammesse le sostituzioni, in quella posizione, si relegava il giocatore infortunato…

Che il successo degli ascolani non faccia una piega sta nei numeri, comunque risicati: un gol, una traversa piena e poco altro dalla loro parte; neanche queste poche cose dall’altra, visto che il subentrato ex Perucchini è tornato negli spogliatoi con la divisa fresca fresca e pulita…

Tra Pettinari e La Mantia non si è visto partorire uno straccio di percussione o conclusione ammantata di una qualche sfumatura di pericolosità. Gli attaccanti leccesi sono serviti male? Se così fosse, la ricerca delle cause andrebbe orientata altrove, in un altro reparto (leggi centrocampo) dove pare, tuttavia, che Arrigoni e compagni riescano a svogere il proprio compito. Falco è sì una risorsa indiscutibile; nella partita al “Del Duca” è stato assolutamente l’unico ad impensierire la retroguardia avversaria; ma a Falco non si può chiedere di cantare e portare la croce in eterno…

Nessun inno al pessimismo, ovviamente (dopo appena tre turni), ma uno sguardo più attento alle smagliature non sarebbe sprecato… 

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