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LECCE – L’ultimo acquisto del Lecce è un ritorno, di quelli che fa spellare le mani ai nostalgici del calcio. Ma che i tifosi tutti, nostalgici, antinostalgici e (più semplicemente) innamorati dei nostri colori, sperano sia anche un valore aggiunto per la difesa salentina, il reparto che, se di preoccupazione sarebbe esagerato già parlarne, sta destando piccoli dubbi in avvio di campionato. Senza discutere i difensori a disposizione di Liverani, non si può trascurare il dato statistico: 5 gol subiti in due partite, 9 in quattro esibizioni se contiamo anche la Coppa Italia.

La prefazione appena conclusa, forse non propriamente sintetica, è stata forse l’anticamera al ritorno nel Lecce di Cesare Bovo, formalizzato nel pomeriggio di ieri ma nell’aria da tempo. Il 35enne, nel Salento per due stagioni (e che stagioni) dal 2003 al 2005, va a completare la batteria dei centrali difensivi aggiungendosi a Lucioni, Meccariello, Cosenza, Marino e Riccardi.

Bovo, però, non è soltanto una carta sbiadita ma efficace da giocarsi sul tavolo del campionato di Serie B. L’esperienza dell’ex Toro va a incocciare proprio sulla criticità caratteriale mostrata dalla difesa nei primi due impegni contro Benevento e Salernitana: quel “braccino”, confermato purtroppo dall’andamento dei finali di gara.

I piedi buoni del romano possono aiutare la costruzione della manovra del Lecce. Bovo può essere utile nelle prime fasi dell’azione offensiva, “alla Bonucci” per usare un linguaggio da calcio moderno, o addirittura può essere una terza scelta nel ruolo di play dietro ad Arrigoni e Scavone. Capitolo calci piazzati. Falco ha dimostrato fragorosamente già le sue abilità balistiche, ma il destro del classe 1983 freme. A Torino, parentesi più lunga della sua carriera, ricordano bene le sue punizioni.

Certo, non bisogna vivere di troppi ricordi, come dicevamo in apertura. Abbiamo descritto i punti a favore legati al Bovo-bis, ma guai a pensare che sia la panacea di tutti i mali. È vero, Liverani e il suo staff hanno valutato la tenuta del centrale, ma stiamo parlando di un calciatore reduce da un grave infortunio al ginocchio patito il 21 dicembre scorso durante Pescara-Ascoli. Nove mesi senza giocare non sono pochi. Specialmente se già gli ultimi anni in quanto a presenze sono stati singhiozzanti. Staremo a vedere.

Non bisogna vivere di troppi ricordi, ma anche i ricordi alimentano le emozioni. Anche se, probabilmente, il ricordo più bello di Bovo negli anni leccesi è l’apice personale della vittoria dell’Europeo Under 21, non dobbiamo dimenticare che il giallorosso salentino è stata la prima “esperienza da grande” dopo il tanto amato giallorosso romaniste.

E che esperienza. Prima la promozione in B conclusa con il delirio di Lecce-Palermo 3-0, poi la magistrale rimonta salvezza centrata con Delio Rossi nel 2004. Poco prima di vestirsi d’azzurro e conquistare il Vecchio Continente con gol in finale contro la Serbia. Mica bruscolini…

Vi starete chiedendo il perché del titolo. Svelato subito: Lecce-Inter 2-1. Salvezza-day: 2 maggio 2004. Inter in vantaggio con l’allora “imperatore” Adriano. Lecce caparbio, mai domo nella ripresa. Tonetto pareggia già al 47’ con un tacco volante ma, al 70’, è proprio Bovo ad entrare negli annali del Lecce. Calcio d’angolo, mischia in area e destro rabbioso tirato sotto la traversa da zero metri nonostante la porta vuota. Giusto per far sciogliere ancora di più cuori e anime dei presenti al “Via del Mare”. Il gol “alla Bovo”. Pillola statistica. Entrambi i gol leccesi siglati dal difensore romano sono stati siglati…all’Inter. Oltre alla rete del delirio prima raccontata, Bovo segnò a “San Siro” l’illusorio vantaggio in una gara poi finita 3-1 per i nerazzurri.

Nostalgici e anti-nostalgici salentini e giallorossi unitevi. Cesare Bovo da Roma può essere la guida dello spogliatoio di questa squadra. C’è un obiettivo da conquistare e questa piazza di polemiche ne ha già molte da gestire. Sorridiamo, che è meglio…

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