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LECCE (di Pierpaolo Sergio) – Anche quest’anno, il 19 marzo torna nel Salento una delle tradizioni popolari e religiose e più antiche che si conoscano: le Tavole di San Giuseppe. San Giuseppe è un santo particolarmente venerato nel Salento, soprattutto in alcuni comuni dell’entroterra di Otranto quali Uggiano La Chiesa, la sua frazione di Casamassella, Giurdignano e Minervino di Lecce, ma anche a Poggiardo e Cocumola, dove si celebra l’antichissimo rito di veri e propri banchetti votivi allestiti da chi ha ricevuto una grazia. Si tratta di una cerimonia ricca di simboli e devozione alquanto scenografica e carica di fede. Ad offrire una Tavola di San Giuseppe nel Castello Aragonese di Otranto è un gruppo di volontari idruntini. A Minervino, invece, si terrà il tradizionale appuntamento con la Tavola di San Giuseppe con 13 Santi, contestualmente alla Sagra della Massa, organizzata dall’associazione “Santu Vasili“, con la distribuzione gratuita delle pietanze preparate.

San_Giuseppe_TavoleIL RITO- È molto antico ed alcuni studi lo fanno risalire al Medioevo. Pare che in origine fosse un atto di generosità dei nobili locali nei confronti delle persone più misere. Vi partecipano i “Santi“. Il loro numero varia a seconda del voto fatto, ma mai in numero pari, da un minimo di 3 ad un massimo di 13 partecipanti. La devozione al santo e l’adempimento del voto avviene attraverso la preparazione di un caratteristico pane detto “Pane di San Giuseppe” che i devoti distribuiscono ai fedeli all’esterno dalle chiese o che consegnano casa per casa nei giorni che precedono la festività. Ad ogni modo, il pane può essere accompagnato o sostituito da un tipo di pasta chiamata “vermiceddhri“.

I SANTI- In queste tavole, tra le figure sacre sempre presenti, troviamo San Giuseppe, Maria Vergine e Gesù Bambino. Se la tavola è per 5 commensali, si aggiungono Sant’Anna e San Gioacchino, in quella da 7 Sant’Elisabetta e San Giovanni, a quella da 9 San Zaccaria e Santa Maria Maddalena, per 11 Santa Caterina e San Tommaso ed infine, in quella da 13 commensali, figurano anche San Pietro e Sant’Agnese. Le tavole vengono preparate per giorni interi nei minimi dettagli e sono imbandite con prodotti della nostra terra e piatti tipici della tradizione contadina salentina. Un ruolo importante ce l’ha, appunto, la grossa forma rotonda di pane, forata al centro e ricamata con vari simboli quali 3 sfere (che simboleggiano Gesù Bambino e il Rosario), la Vergine Maria ed il bastone di San Giuseppe.

I PIATTI TIPICI- Le pietanze che si succedono nell’assaggio sono in tutto nove: i lampascioni (corbezzoli), i vermiceddhri, i bucatini al miele con mollica di pane fritta, i ceci cotti “alla pignata”, i cavoli lessi con olio d’oliva, il pesce fritto, lo stoccafisso al sugo e cipolle, le pittule, i frittini al miele ed infine il finocchio. Il vino è la sola bevanda presente sulla tavola.

LA LITURGIA- Le tavole vengono benedette dal sacerdote il pomeriggio del giorno 18. La mattina del 19 marzo, dopo la celebrazione della Santa Messa, si riuniscono intorno alle tavole i partecipanti, ma solo dopo essersi purificati dai propri peccati con la Confessione. Si dà così inizio al rito che consiste nel fornire le diverse portate ai santi. Il primo personaggio ad iniziare con gli assaggi è San Giuseppe che prega e poi mangia. Quindi tocca agli altri commensali procedere con gli assaggi, finché San Giuseppe non batte per tre volte la forchetta sul piatto o il bastone sul pavimento. In quel momento, tutti i commensali interrompono il pasto e cominciano a pregare. È allora che il devoto può portare in tavola una nuova pietanza. L’intera liturgia è scandita dalle preghiere e dalla recita di un Rosario con tutti i presenti che vengono guidati da una voce narrante.

Le “Tavole di San Giuseppe” vengono preparate anche in numerose case private, tenute aperte a tutti i visitatori a cui vengono offerti piccoli pani o dolci. Lo spirito di questa tradizione molto antico è la condivisione del cibo con i più bisognosi.

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