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20090918122208LECCE (di Alessio Marenaci)* – Dopo la valorizzazione delle terre salentine legata al boom turistico, nonostante fino a non troppi anni addietro fosse un punto qualsiasi sul mappamondo e sconosciuto tra le destinazioni più gettonate delle agenzie viaggi, è bene volgere il proprio interesse non solo alle mete vacanziere mozzafiato che offre questo lembo di terra tra i due mari, ma anche al patrimonio culturale che arricchisce la vita quotidiana degli autoctoni, insieme alle tradizioni folkloristiche e culinarie, spesso derivate dal mondo contadino

Ogni popolo ha una sua saggezza che caratterizza usi e costumi, trasmettendo insegnamenti, raccontando con toni ironici, erotici, beffardi e a volte irriverenti le umane debolezze che si incontrano nelle esperienze di vita rappresentando, quindi,  dei veri e propri consigli. La saggezza popolare salentina si esprime, dunque, in tre forme: le ngiurie , motti o proverbi e filastrocche o storielle, i culacchi. Questo termine deriva da “culacchia”, ossia la parte finale dei salumi.

84f730af4b4465f676b273a2ad506b20-olio-naiveLe ’ngiurie nascono per riconoscere un soggetto dalle caratteristiche fisiche, come ad esempio “mazzacurta” (dal membro piccolo) o “sannutu” (dai denti grossi), dalla discendenza familiare, come “treccenzi” (i tre Vincenzo), per burlare tutti gli abitanti di un paese vicino, talvolta solo per constatare una storia, una situazione o una condizione di vita e comportamenti. Tra questi troviamo “capitisu” (troppo orgoglioso o superbo), “pezza a ‘nculu” (povero), “tre culi” (fortunato).

I proverbi, insieme ai motti, scandiscono la vita di ogni giorno e, nonostante siano stati formulati in antichità, continuano a rivelarsi sempre attuali. Ecco allora “Lu ggiudizziu è cca te campa, lu pane quantu pare ca te bbinchia” (È il senno che ti fa campare, il pane non fa altro che saziarti), mentre tra i più famosi “Quannu lu tiaulu te ‘ncarizza l’anima nde ole” (Quando il diavolo ti accarezza vuole la tua anima), “Quandu lu ciucciu no bbole cu bbie, magari ca fischi” (Quando l’asino non vuole bere è inutile fischiare), “Lu purpu cu l’acqua sua stessa se coce” (Il polpo si cuoce nella sua stessa acqua).

lu-laurieddhu-l-kcwmfuLe filastrocche, con i culacchi rappresentano leggende o storielle raccontate per passare il tempo, tra le più rinomate vi sono “Cummare Furmiculicchia” (Comare formichina), che racconta la storia di una formica che, dopo varie proposte di matrimonio avanzate da diversi animali, decide di sposarsi con un topo ma un giorno, tornando da messa, lo trova morto nella pignata, oppure la storia de “Lu laurieddhru”, un folletto dispettoso che assume diversi nomi in base al dialetto delle varie zone salentine, come “Scazzamurrieddhru” o “Lu uru”.

Guardare alla saggezza popolare salentina significa capire che idee e princìpi che li hanno ispirati oggi sono ancora validi, perciò bisogna esortare a raccogliere l’immenso patrimonio in vere e proprie letterature per evitare di perderlo col passare del tempo, tramandandolo ai salentini e magari pure a chi viene a fare una semplice vacanza in Salento.

*Articolo realizzato dall’alunno Alessio Marenaci del Liceo Classico Musicale “G. Palmieri” di Lecce nell’ambito del progetto di alternanza scuola/lavoro previsto dalla legge 107/2015
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