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LECCE – Carolina Bubbico, pianista, cantautrice e Maestro Concertatore, è da poco stata protagonista del concerto di fine anno del Liceo Classico e Musicale “Giuseppe Palmieri” di Lecce, tenutosi il primo giugno scorso al Teatro Romano. Le abbiamo rivolto qualche domanda.

Iniziamo dalle origini: come ti sei avvicinata alla musica?

“Sono nata in una famiglia di musicisti. Sia mio padre che mia madre lavorano nel campo della musica. Quando sono nata, mia madre ha aperto una scuola di musica, quindi questa corrispondenza inevitabilmente ha fatto sì che potessi studiare, giocare con la musica sin da piccola. Ho fatto tanti tipi di laboratori di musica d’insieme, di cori, di controcori e via dicendo; è stato sempre un divertimento ed è stata una cosa importante perché aiuta a capire che si tratta di scelte non imposte. Ho studiato vari tipi di strumenti: mio padre ogni anno mi faceva cambiare strumento e ciò mi ha dato l’opportunità di avere una visione un po’ più ampia della musica. Tuttavia ho studiato principalmente pianoforte. Ho fatto circa tre anni di violino al conservatorio, un anno di batteria, un anno di violoncello… Insomma ho variato un bel po’ prima di capire che questa era la mia strada. È accaduto poco dopo le scuole superiori”.

Come sei riuscita a coniugare impegno scolastico ed artistico? Sei stata anche un’alunna del “Palmieri”, che effetto ti fa oggi insegnare?

carolina-bubbico-in-concerto-al-womb“Diciamo che il periodo della scuola superiore, effettivamente, è stato il periodo in cui ho vissuto meno seriamente la musica, ma era pur sempre presente facendo parte di gruppi musicali. Per esempio, il far parte del gruppo rock totalmente al femminile chiamato ‘Lola and the lovers’ per me è stata una vera svolta. Avevo inoltre un gruppo ska-reggae ed anche con loro mi divertivo tantissimo, quindi da una parte c’è la serietà, perché lo studio è stato molto impegnativo, ma dall’altra c’è il divertirsi e cercare di essere sempre vivaci in qualche modo, perché è la cosa che non ti fa spegnere la fiammella. Per quanto riguarda l’insegnare, vi assicuro che è stata la cosa più inaspettata per me, un’emozione unica perché ho gestito questo progetto da sola per la prima volta e vedere l’entusiasmo dei ragazzi e sapere quello che gli ho dato è ancora più soddisfacente”. 

Cosa hai provato ad esserti ritrovata al “Palmieri” dopo gli anni di studio?

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“È da un po’ di anni che mi relaziono con la scuola e sia la preside Loredana Di Cuonzo, che la tutor, la professoressa Veronica Mele. Entrambe mi hanno fortemente voluto come ‘Maestro concertatore’ fino ad arrivare quest’anno ad avere la direzione completa del concerto; è stata una responsabilità immensa e sono riuscita finalmente a portare a fondo questo progetto che avevo in mente da tanto di riproporre tutte le colonne sonore della Disney”.

Hai detto “Maestro concertatore”: si vedono poche donne che svolgono questo lavoro, che effetto fa esser chiamata in questo modo?

“Io non lo gradisco molto; anche a Sanremo è nata una ‘polemica’ perché tutti mi chiedevano: ti devo chiamare direttrice o direttore? A me verrebbe di chiamarmi proprio ‘maestra concertatrice’, così cadrebbe questa problematica che da sempre influenza ogni tipo di mestiere. Mi auguro che in qualche modo si superi questa divisione di generi, abbiamo bisogno di venir fuori sempre di più, dobbiamo far sentire la nostra voce”.

Già, Sanremo: di quell’esperienza cosa ci racconti?

carolina“È qualcosa che mi ha cambiato la vita, un’esperienza che emotivamente e psicologicamente mi ha rafforzato perché la responsabilità di salire su quel palco è stata non da poco e l’ho gestita in una maniera per me un po’ imprevedibile. Mi sono rivista forte, a parte la prima sera, in cui le vertigini ed il tremolio di gambe c’erano. In generale, però, ho creato una rete di contatti molto fitta ed è stato qualcosa che ha cambiato la visione che gli altri avevano di me, mi ha dato prestigio, ho conosciuto tanti musicisti e tante persone importanti, quindi è stato bellissimo”.

Com’è preparare un concerto completamente da sola avendo a che fare con ragazzi che hanno anche livelli di esperienza diversi?

“È molto impegnativo perché devi cercare di dialogare allo stesso modo con tutti. È chiaro che ti rivolgi ai ragazzi in maniera diversa; cerchi di creare un terreno comune per tutti in cui muoverti e poi fare  approfondimenti più specifici. Nel caso di questo concerto, mi sono affidata ad alcuni elementi dandogli molte responsabilità, soprattutto quelli della sezione ritmica che è un po’ la macchina che innesca tutto, poi mi sono sorpresa molto perché con la sezione degli archi e quella dei fiati, composta da tanti ragazzi che erano alle prime armi, ho fatto qualcosa che andava al di là delle loro possibilità e ce l’ho fatta: il risultato finale è stato ottimo. Per me è stata la prima volta che mi sono dovuta occupare di un ensemble così importante e impegnativo a livello non professionale e il risultato è stato meraviglioso”.

Sei una “figlia d’arte”. Questo ti agevola o ti mette in imbarazzo?

carolina-bubbico“Entrambe le cose. Inizialmente cercavo di evitare che nei contesti pubblici se ne parlasse. Ora invece non mi pongo più il problema perché il mio nome cammina da solo, ha in qualche modo la protezione della mia famiglia a cui sono grata; probabilmente senza di loro non sarei qui, ma il mio cuore si divide tra una parte di grande gratitudine, consapevolezza di ciò che la mia famiglia mi ha dato. In pubblico adesso devo dire che godo di una mia luce e ne sono contenta”.

Che consiglio daresti a tutti quei ragazzi che sognano di lavorare in ambito artistico?

“Sì, assolutamente sì. Io consiglio di farlo, ma con un atteggiamento diverso da quello che vedo intorno a me. Bisogna capire innanzitutto che il percorso è lento e io ne sono l’esempio perfetto in quanto porto avanti il mio progetto di musica originale da un po’ di tempo e vedo che cresce e migliora di anno in anno, seppur tra alti e bassi. Il percorso è faticoso, ci vuole caparbietà e non si deve volere tutto e subito. Purtroppo l’avvento dei talent ha creato un punto di svolta negativo, semplicemente perché i ragazzi di oggi sono convinti che parteciparvi significhi successo e realizzazione nella vita: si crea un’aspettativa maggiore e siamo incatenati ad un bisogno di successo che, da una parte è comprensibile, ma deve essere assolutamente ridimensionato. Dobbiamo ritornare al piacere di conquistare passo dopo passo un percorso. Io sono un po’ al limite tra questo meccanismo nuovo che ci risucchia e quello un po’ più old style; a volte anche io vengo presa dal bisogno di successo, d’altro canto però ho fatto la gavetta, che è una cosa che dai ragazzi spesso viene messa da parte. Quindi il mio consiglio è di fare ‘gavetta’ e vivere il proprio percorso istante dopo istante”. 

Quali progetti hai per il futuro?

CAROLINA BUBBICO

“Ho avuto un momento di pausa compositiva e creativa, però subito dopo l’estate mi metterò a pensare quasi sicuramente ad un nuovo disco. Ne ho fatti due a distanza di due anni l’uno dall’altro: il primo si chiama ‘Controvento’ ed è uscito nel 2013, il secondo si chiama ‘Una donna’ ed è uscito nel 2015. Sicuramente voglio migliorarmi ancora di più ed evolvermi nel mio percorso creativo. Quest’estate poi sarò in tour sia da solista che con un’orchestra diretta dal Maestro Peppe Vessicchio, saremo in giro per le piazze d’Italia e passeremo anche da Lecce (1 e 2 luglio in Piazza Libertini, ndr), magari potrete venire a trovarmi lì”.

Articolo realizzato dagli alunni del Liceo Classico Musicale “G. Palmieri” di Lecce Arianna Longo, Alessio Marenaci e Lorenza Suriano nell’ambito del progetto di alternanza scuola/lavoro previsto dalla legge 107/2015
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