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tifosi del Lecce nell'anfiteatro romanoPERUGIA (di Luca Manna) – Noi tifosi del Lecce siamo fortunati. Tifiamo per la squadra più bella del mondo, la più emozionante dell’intero panorama calcistico, quella che, se anche non ha mai vinto uno scudetto o addirittura una Champions League, è sicuramente la più forte della storia del calcio! Sì, stiamo esagerando, ma in fondo il calcio è emozione e quelle che sa regalarti la squadra che rappresenta la tua terra, nessun’altro club, più o meno titolato, le può dare§; ecco perché è normale, quasi obbligatorio, pensare e credere realmente di tifare per la squadra più potente che ci sia a prescindere da palmares e categoria. Ogni settimana, in ogni partita, sono emozioni vere, cambi di umore che puntualmente lasciano il segno per giorni, sensazioni positive o negative che spesso raggiungono il loro apice in quello che poi è il senso del calcio, il goal. Ne abbiamo visti tantissimi, migliaia di volte abbiamo ammirato la maglia giallorossa gonfiare la rete avversaria ed ogni volta il nostro cuore ha battuto più forte e la nostra voce ha tirato fuori un urlo, a volte “sussurrato”, quasi sempre forte e udibile anche a centinaia di metri di distanza.

manconi-esulta-diopo-gol-alla-viboneseQuest’anno, per fortuna, abbiamo urlato già 49 volte ed ogni volta è stata bellissima, perché dietro quel suono acuto uscito dalle corde vocali di ogni tifoso del Lecce s’annida la pazza voglia di tornare in Serie B. Ci sono goal però che a volte nascondono sensazioni ancora più intense e che lasciano dietro di loro un urlo molto più forte degli altri, più concentrato, diciamo semplicemente più carico. È sicuramente quello che è accaduto fra le corde vocali di tantissimi di noi al 36° minuto del secondo tempo di Lecce-Vibonese, quando Michele Marconi ha gonfiato la rete sotto la Curva Sud per andare finalmente a mostrare al “Via del Mare” il suo meraviglioso cappellino col simbolo di Batman.

gol-marconi-con-viboneseÈ stato probabilmente l’urlo più forte dall’inizio della stagione. Dentro nascondeva la paura di sprecare l’occasione di mantenere la vetta in una partita considerata abbordabile, la rabbia di aver subito il goal del pareggio nell’unica conclusione subita, per di più da 25 metri di distanza ed a rincarare la dose viziata da una deviazione di Cosenza influente eccome. Dentro quell’urlo vi era la frustrazione di 5 anni di occasioni perse che si stavano materializzando per l’ennesima maledetta volta, vi era la voglia matta di continuare ad essere lì ancorati alla vetta a mettere pressione e paura agli avversari che ci piace rispettare, ma che ci fa godere da matti guardarli dall’ alto.

ciancio-esultaVi era poi la sensazione piacevole di sapere che in quel momento il Matera ne prendeva 3 in casa dal Siracusa (diventate poi 4 con la firma personalizzata del “nostro” Persano) e che il Foggia pareggiava ad Agrigento, con la speranza di una mini fuga (poi smaterializzatasi con il goal di Di Piazza…) che ci avrebbe fatto sognare ancor di più. Vi era, infine, la goduria estetica nel vedere una azione così bella costruita da questo Lecce che spesso ci regala lampi di calcio spettacolo, con il lancio millimetrico di Arrigoni che sembrava il Pirlo dei tempi d’oro, lo scatto strepitoso di un Ciancio versione Maicon per corsa, inserimento e puntualità nell’ assist e Marconi più cinico e spietato di Inzaghi nel ribadire in porta un pallone che sembrava non volesse farci tirare fuori quell’ urlo che avevamo dentro da un po’ di tempo e che non aspettava altro che uscire forte e liberatorio.

Il calcio è questo… Credere di affrontare un avversario più debole di te e pensare di poterne fare un sol boccone, ma poi accorgersi che ogni partita va giocata con la stessa intensità, la stessa mentalità, la stessa cura dei particolari, perché può capitare di soffrire più del dovuto, magari di non rischiare nulla, ma comunque di non riuscire a sbrogliare la matassa, almeno fino a quando non arriva quell’azione meravigliosa e quell’uomo della provvidenza che sistema la partita e tira fuori l’urlo più forte della stagione, in attesa che ne arrivino altri, in attesa che arrivi poi quello che ti lascia senza voce, ma ti porta in paradiso!

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