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daniele-paterna-di-teramoLECCE (di Gavino Coradduzza) – Un fischietto, una bomboletta di schiuma per marcare le distanze della barriera dalla palla, i soliti cartellini ed una sfortunata divisa da arbitro che meritava di finire addosso a persone più adeguate. Ma del signor Daniele Paterna da Teramo si avrà modo di parlare più avanti nonostante egli stesso si sia autoelevato al rango di personaggio principale della partita Lecce-Melfi

È noto a tutti che, per avere più precise informazioni sul Melfi dell’ottimo mister Bitteto, si rende necessario avventurarsi verso il basso lungo i tanti, davvero tanti, scalini della classifica. Poi, però, quando ti  ritrovi in campo i lucani da avversario, quella scalinata non risulta tanto lunga; questa è l’impressione che matura quando sono appena trascorsi i primi venti minuti di gioco post-festivo (anche le festività hanno un peso, eccome…) Ed ecco che arriva il minuto 23 quando è obbligatorio ritornare al concetto iniziale, quello della scala, per merito di Doumbia ed un pochino anche per complicità di Gragnanello, portiere ospite, sotto la cui pancia pare scivoli indisturbato il pallone spedito dal parigino che rotola in fondo al sacco. Questa cosa, ovviamente, non scalfisce per niente il merito di Doumbia che è stato caparbio nel credere in quella palla trasformandola in gol.

esultanza-sasa-caturano-contro-il-melfiSei minuti dopo, di ben altra caratura è il gol del raddoppio firmato da Caturano, per quanto taluni spettatori si siano lasciato andare ad un semplicistico “era facile, facile…”; ci provino loro ad anticipare con sovrano tempismo il difensore avversario già in movimento per la (questa sì, facile) respinta. Quel puntuale taglio da sinistra inviato da Contessa non sembrava aver appuntamento con il piede di Caturano, ma quel piede si è infilato magistralmente tra quello dell’avversario ed il pallone per sancire il meritato 2-0. Il Lecce ha in pugno la partita, pur senza sfiorare le vette della perfezione; probabilmente, ma non è detto che le cose stiano così, è perchè Mancosu ed il rientrante Arrigoni, i due vertici (alto e basso) del centrocampo giallorosso, non riescono ad innescare la manovra così come sono soliti fare…

A pochi spiccioli di secondi dall’intervallo, va in scena la prima sceneggiata tra arbitro e primo collaboratore: da un’abbastanza confusa mischia in area leccese fiorisce come per magia una rete su cui viene segnalata (pare…) un fuorigioco; dunque, gol annullato se non fosse che se ne discute in un affollato capannello fino alla convalida della marcatura. La serena euforia dei giallorossi al momento dell’annullamento, si trasferisce sui melfitani che immaginano il non impossibile recupero.

Nel secondo tempo si riparte dunque dal punteggio di 2-1 per una ripresa che si preannuncia non propriamente tranquilla, ma che non dovrebbe procurare sorprese agli uomini di Padalino. Ma poichè è il pomeriggio delle pantomime arbitrali (ma certi elementi chi li fa giacchette nere e chi li manda ad arbitrare?) siamo tutti costretti ad assistere ad una seconda sceneggiata allo scoccare del minuto 10 e fino al minuto 14! Quattro minuti di oscillazioni tra il concedere o l’annullare un gol a Caturano; quattro minuti con contorno di prolungata e variabile consulenza tra arbitro e collaboratore; ma forse era regolare, o forse no; mancava la solita margherita da sfoliare petalo dopo petalo: gol, non gol, gol, non gol, forse sì, forse no… Non è gol; questo il giudizio finale. Lasciate che io mi esprima, una volta tanto, sugli arbitri: direttori di gara come questo signor Paterna da Teramo (chiaramente discendente diretto del più famoso professor Tentenna) rappresentano un indebito indebolimento della benemerita categoria dei… vendemmiatori che però frequentano meritoriamente altri luoghi, piuttosto che i campi di calcio…

lecce-melfi-2Fatto sta che anche il Lecce si innervosisce; la partita, di per sè già non eccelsa, scade progressivamente di tono; è ancora pilotata dai salentini che cercano il gol della sicurezza, con il Melfi abbagliato dalla chimera del pareggio. Ad ogni fallo fischiato dal signor Paterna si ha l’impressione (sugli spalti non arriva l’audio del campo…) che il soggetto in questione venga vigorosamente apostrofato e che, di volta in volta, venga mandato a quel paese e che tali circostanze non producano in lui reazione alcuna… Ed è così che dopo una naturale e prolungata consultazione del cronometro e previa occhiata di intesa con entrambi i collaboratori, l’arbitro assuma la sofferta e laboriosa decisione di mandare finalmente (per lui…) tutti sotto la doccia.

P.S. Tra le cose che addebito al signor Paterna c’è anche il mio aver dimenticato di raccontarvi il terzo gol, quello di Mancosu; ma forse, almeno su questa questione, è risultato… immacolato!

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