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striscione-tifosi-lecce-allo-iacovone-di-tarantoLECCE (di Luca Manna) – Domenica sera, allo stadio “Iacovone di Taranto abbia avuto una serie di conferme. La prima, quella che ci accompagna nella nostra quotidiana vita di innamorati pazzi del Lecce, è che nel nostro Dna, nella nostra storia, la frase “nati per soffrire” non è uno slogan, ma un vero e proprio stile di vita! E sì, una eterna meravigliosa sofferenza che rende i 90 minuti a tinte giallorosse un carnevale di emozioni e sussulti che, è vero ci fanno innamorare ogni volta di più, ma è ancor più vero mettono a dura prova le nostre coronarie…

Prendiamo la partita con i rossoblù: reduci dal tripudio sportivo, condito da damigiane di valium post-partita, di Castellammare di Stabia, ci ritroviamo dopo pochi minuti in vantaggio di un goal (e che goal!) ed in completo dominio degli avversari; è lì che allora ognuno di noi avrà pensato: “Stasera si vince facile” e si sarà un minimo rilassato, magari iniziando a buttar giù una serie di sfottò da far digerire con affetto ai “non salentini per loro scelta” tarantini. Ed invece no. Il nostro Lecce, per rispettare la tradizione, ha iniziato a specchiarsi, a creare tantissime occasioni e a sprecarle malamente… Ha iniziato addirittura a palleggiare da grandissima squadra, ma a non tirare in porta quando necessario e, quando il tempo iniziava a stringere, la partita non era chiusa ed il Taranto ha iniziato a premere, ha pure ceduto il passo alla stanchezza ed alla naturale “strizza” di subire il goal, provocando qualche batticuore ed uno svenimento generale quando Gomis ha deciso di fare il giocoliere sulla linea di porta.

tsonev-tira-e-segna-al-tarantoMa a noi va bene così… Siamo nati per soffrire ed il Lecce ci fa impazzire quando vince così, quando porta a casa un derby soffrendo più del necessario contro una squadra decisamente inferiore, o quando decide di dare 2 goal di vantaggio alla capolista momentanea, per poi soggiogarla e rimontarla in 45 minuti, con annesso tripudio all’ultimo respiro! Questa è la storia del nostro Lecce, una squadra, una maglia che non ti fa mai star tranquillo: a volte ti procura sofferenze atroci ma, allo stesso tempo, un team che “certe emozioni solo tu le sai dare”.

contessaE così usciamo da queste due temute trasferte con il massimo della posta in palio e con la tanto sognata vetta solitaria; se pensiamo che subito dopo il pareggio col Cosenza c’era gente che parlava di “ennesimo fallimento”, possiamo dire che di più a Lepore e compagni non potevamo proprio chiedere. Adesso aspettiamo il Matera di quel volpone di Auteri e lo facciamo consapevoli della nostra forza e sicuri della validità del nostro organico che, oltre agli 11 titolari, dispone di uomini di grandissimo valore come dimostra l’escalation di Tsonev, il rilancio di Contessa o la possibilità di rinunciare in parte a Torromino e Pacilli senza lasciare alcun vantaggio agli avversari.

Il Matera sarà l’ennesima prova del 9 per il gruppo di Padalino, sarà l’ennesima chiamata alla ricerca di una vittoria che metta pressione a molti e paura a tutti. Si tornerà a giocare di sabato e si dovrà provare ad imporsi ed a portare a casa i 3 punti, per rimanere… incollati alla vetta della classifica e continuare a sognare di poterci giocare un anno intero in quel giorno lì.

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