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Gavino Coradduzza (5)LECCE (di Gavino  Coradduzza) – Un po’ di affanno nei minuti finali non cancella la buona (non eccelsa…) prova del Lecce in terra calabrese. Due volte in vantaggio, la squadra giallorossa è stata raggiunta con un magnifico calcio di punizione da una ventina di metri e dalla trasformazione di un calcio di rigore ad una quindicina di minuti dal fischio finale dell’arbitro. C’è rammarico per questo pareggio che mantiene intatta la parte alta della classifica? Io credo di no, perchè alla superiore qualità tecnica di Arrigoni, Mancosu e compagni la Vibonese ha saputo replicare con tanto impegno nel non cedere mai su nessuna palla ed imbastendo buone geometrie sia a centrocampo, che sulla sua trequarti. I padroni di casa erano andati sotto, nel primo tempo, a causa di una deviazione su tiro di Mancosu e in avvio di ripresa per un potente calcio di punizione (fotocopia di quello del primo pareggio calabrese) infilato in rete da Lepore.

Non è mica così male la Vibonese vista contro il Lecce: corre, possiede spirito di iniziativa, vivacità di chi sa che l’avversario è di quelli che non si possono affrontare con l’ambizione di giocare alla pari, usando cioè le stesse armi… Non può far conto neanche su un po’ di aiuto della fortuna visto che il gol che consegna il primo vantaggio al Lecce è sì assegnato a Mancosu, ma è favorito da una deviazione malandrina che mette fuori causa il portiere. Per dovere di cronaca va ricordato anche un dubbio episodio in area leccese dove, pare ai più ma non al direttore di gara, Cosenza sembra sfiorare la palla con un braccio provocando le vibrate ed isteriche proteste dei rossoblù.
Il Lecce, è ovvio, dirige le operazioni senza accelerare oltre misura il ritmo di gioco, si giova della buona giornata di Mancosu ed Arrigoni, con quest’ultimo ispirato e preciso nel rifornire i compagni di reparto e le punte. Il pacchetto arretrato, ben protetto anche dai profondi ripiegamenti di Lepore e Torromino, se la cava con disinvoltura e Bleve, quando occorre, abbassa la saracinesca salvo quando è costretto alla disperata uscita sui piedi di un avversario provocando il presunto calcio di rigore del definitivo 2-2.
I secondi quarantacinque minuti di gioco sono avvincenti: la qualità riversata in campo non è eccelsa, ma entrambe le squadre non lesinano energie nel dar vita a ripetuti capovolgimenti di fronte che rendono assai frizzante e piacevole la partita. Sorprende un po’ quel certo imbarazzo (imbarazzo… di testa soprattutto, cioè di interpretazione delle situazioni) a cui la Vibonese ha costretto il Lecce nel corso degli ultimi spiccioli di partita. Anche il Foggia, accreditato dai più come l’avversaria regina dei salentini, non è andato oltre lo zero a zero tra le mura amiche; tutto resta dunque invariato nelle posizioni di vertice della classifica; si va avanti…
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