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Karel Zeman (fonte web)
Karel Zeman (fonte web)

LECCE – Lecce-Reggina di domenica sera non sarà soltanto una partita dal sapore di Serie A per entrambe le compagini, dal passato glorioso nel massimo campionato. Alla lettura delle formazioni, finita l’elencazione della panchina della Reggina, lo speaker del “Via del Mare” pronuncerà due parole che certamente faranno correre i brividi a molti supporters giallorossi. “Allenatore: Zeman”. Non lui, il maestro boemo, fermo dopo la salvezza e la finale di Coppa di Svizzera conquistata con il Lugano, bensì il figlio Karel, alla prima stagione tra i professionisti, vissuta sulla panchina di una piazza importante come Reggio Calabria. Il rendimento della Reggina, undicesima a 7 punti, è soddisfacente. A Reggio molti stropicciano ancora gli occhi a ricordare, ad oggi l’unica in campionato, vittoria nel Derby dello Stretto contro il Messina, regolato con un secco 2-0. I numeri della Reggina, finora, sono lontani dalle tradizionali cifre “zemaniane”, a riprova del fatto che Karel Zeman, partendo dalle basi offensive, cerca di interpretare a modo suo lo scacchiere. I 7 gol fatti, i 7 subiti ed i 4 pareggi (a Cosenza, Agrigento e Monopoli e, in casa, con il Catania) raccontano di una squadra che non perde dalla prima giornata (3-1 a Fondi).

zeman allenatoriDi padre in figlio- Modulo 4-3-3, manco a dirlo, verticalizzazioni e credo offensivo sono le peculiarità di Karel Zeman, 39enne che nei modi pacati e nelle pause tra una dichiarazione e l’altra ricorda il padre Zdenek, da cui ha ereditato anche il pesante fardello dei miracoli richiesti e talvolta centrati con squadre dotate di pochi mezzi. Con un cognome così pesante è difficile non essere riconosciuti come “figli di”, ma Zeman jr. sta lavorando duro per capitalizzare al meglio questa ghiotta occasione in Lega Pro propiziata dal ripescaggio della Reggina. “Verticalizzare è un piacere”, ha sempre dichiarato Karel, uomo cresciuto a pane e calcio senza, per sua stessa ammissione, aver mai messo piede in campo con scarpe tacchettate e calzettoni. Il coraggio in campo è affare di famiglia, come anche la forte convinzione di poter fare calcio portando avanti un’idea con quella voglia di emergere un esercizio tattico dopo l’altro.

Modelli-Da quando aveva due anni, ha seguito ritiri precampionato e partite delle mie squadre. Avrà imparato da me, poi ha elaborato le sue idee. Spero di vederlo un giorno in panchina a San Siro… Intanto, lo studio in tv, mi sono abbonato a Sportube”, così papà Zdenek ha parlato alla Gazzetta dello Sport dell’incarico del figlio Karel alla Reggina, l’apice di una giovane carriera alla quinta tappa. Come per il padre, l’ispirazione tattica proviene dall’incrocio tra il calcio totale olandese degli anni Settanta e al credo tattico di Stefan Kovacs, guru del calcio danubiano, considerato il mentore di chiunque voglia “fare calcio”. L’approccio a quello che è il calcio del padre però non è frutto di una facile eredità, bensì un “dovere morale” avvertito da Karel: “Quando, negli ultimi anni, ho iniziato a seguire molte altre partite per ‘aggiornarmi’ –affermò al portale supremoboemo.it-, ho avuto l’ennesima dimostrazione che la preferenza per la filosofia di mio padre non è frutto di amore filiale, ma di un obbligo (soprattutto morale) nei confronti dei veri fruitori del nostro lavoro, cioè il pubblico che segue il calcio e merita di assistere a spettacoli degni di tal nome”.

Miracolo Abano- Lo sbarco in Calabria è seguito al miracolo sportivo messo in campo con l’Abano, società della provincia di Padova militante nel girone C dei Dilettanti. Zeman ha preso in mano la squadra, diciottesima, a dicembre, e l’ha portata subito al decimo posto all’inizio del 2016 per poi salvarsi con due giornate d’anticipo, collezionando 30 punti in 19 partite e arrivando a 9 lunghezze dalla zona play-off. Dal padre Zdenek ha ereditato anche l’ambizione che a volte cozza con i programmi societari (altro brivido sulla schiena dei tifosi leccesi), e per Karel il successo non è stato la salvezza, risultato letto sempre con la consapevolezza del lavoro fatto e da fare: “Sento un successo –confessò dopo la salvezza- l’averli ricostruiti mentalmente ed atleticamente, essere riuscito in poche settimane a fargli abbandonare il loro tiki-taka e farli andare verso la porta, aver giocato alcune partite in modo spettacolare. Come valori la squadra poteva arrivare dal terzo posto, ovviamente seguendomi alla lettera, al diciannovesimo, se si fosse continuato come prima”. La bella esperienza di Abano è stata, di fatto, il primo successo in Italia, arrivato dopo gli ottimi risultati raccolti col Qormi (Serie A maltese).

Quel Salento indigesto- La strada per le soddisfazioni è però irta di sacrifici e d’ostacoli che non sempre si saltano a pie’ pari. I primi passi in panchina di Karel Zeman si svolsero proprio nel Salento, alla Toma Maglie, dove però l’avventura fu tutt’altro che trionfale a causa di congetture che non permisero un ottimale lavoro al giovane tecnico già reduce dalle dimissioni a Bojano: “A Maglie – raccontò a supremoboemo.it ho avuto la possibilità di svolgere la preparazione e di lavorare abbastanza bene, ma il problema riguardava l’assetto societario composto da 11 soci paritari. Ogni settimana si metteva in discussione qualsiasi cosa, e ad un certo punto si è arrivati ad una votazione in cui 6 soci contro 5 hanno voluto il mio esonero, nonostante una squadra costruita con pochi euro fosse fuori dalla zona retrocessione. Dopo qualche settimana sono stato richiamato con il Maglie penultimo in classifica,con la rosa devastata dal mercato di gennaio, e con diversi problemi di stipendi, promessi e mai percepiti; abbiamo giocato bellissime partite ma la qualità era poca ed i risultati non ci hanno sorriso”.

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