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Gavino Coradduzza stadio (2)LECCE (di Gavino Coradduzza) – Pasquale Padalino rientra a Lecce soddisfatto per gli altri tre punti conquistati a Melfi, per la complessiva prestazione dei suoi ragazzi (a parte i primi 15 minuti e gli ultimi 5), ma anche con un interrogativo che aspetta da lui una risposta: come si fa, dopo la straordinaria prestazione dell’eroe di giornata, dopo le sue miracolose parate (calcio di rigore compreso) a riportare in panchina l’ormai più che maturo ed affidabile Marco Bleve? Non ha sbagliato un intervento; ha personalità da portiere navigato, mostra una calma ed una serenità che scoraggia gli avversari. Vedremo…

La partita dice che l’avvio del Lecce è cauto ed alquanto riflessivo; aveva di fronte un Melfi che ha fatto scendere in campo non soltanto il previsto agonismo e la cattiveria calcistica, ma anche cuore, anima ed iniziative niente affatto male, tipo quella del primo, straordinario salvataggio in angolo che esalta Bleve. Nei primi venti minuti di partita il Melfi non si è limitato a tener testa al più titolato Lecce, ma più volte ne ha insidiato l’area di rigore… Se il Lecce non si intimorisce, quanto meno si preoccupa e cerca di trovare l’antidoto rallentando il ritmo, palleggiando ariosamente in attesa che i suoi nuovi gemelli del gol, come al solito, appongano la loro firma sulla partita. Le saltuarie incursioni dei giallorossi si giovano del continuo sacrificio di Giuseppe Torromino a tutto campo, delle sue intuizioni di ottima fattura, come al minuto 30 quando imbecca Salvatore Caturano mandandolo in gol. Il mestiere dell’attaccante napoletano è quello di farsi trovare al punto giusto nel momento giusto e così nasce il raddoppio due minuti più tardi… Lo 0-2 stordisce il Melfi che, pur non mollando di schianto, accusa per qualche minuto delle difficoltà; la doppia ed improvvisa mazzata ne ha fatto insomma evaporare l’iniziale effervescenza.
lepore-con-caturano-e-torromino-esultanza-a-melfiNella ripresa si capisce subito che il Melfi non ha intenzione di sotterrare l’ascia di guerra, ma deve fare i conti con un avversario che, pur non brillando, lo sovrasta mentalmente e tecnicamente. Il Lecce, ormai lo si sa, è autoritario, spesso lascia sfogare l’avversario e poi colpisce senza pietà; la terza rete di Mario Pacilli serve infatti soltanto a sottolineare la differenza tra le due squadre, la complessiva superiorità dei salentini anche se questa superiorità viene in parte limata dal bel gol della bandiera messo a segno da Foggia con un delizioso pallonetto. Del calcio di rigore (si badi bene: non sbagliato da chi lo ha calciato, ossia Pompilio…) brillantemente deviato da Bleve, si è già detto.
Il Lecce viaggia dunque a pieno regime, la classifica sorride, la squadra sembra sicura e matura, ma non ha ancora… “assassinato” il campionato; chi ha orecchie per intendere, intenda…
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