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Alfonso Camorani
Alfonso Camorani

LECCE – Il 7 giugno riporta inevitabilmente alla mente di qualsiasi tifoso giallorosso una delle pagine più gloriose della storia del Lecce. Esattamente tredici anni fa, la squadra allenata da Delio Rossi vinse contro il Palermo in un Via del Mare gremito e conquistò la Serie A. I ricordi dell’atmosfera che si respirava in città sono indelebili ma abbiamo deciso di approfittare della ricorrenza per risentire un calciatore che, segnando il primo dei tre goal, fu protagonista di quella partita. Era in corso il dodicesimo minuto quando Alfonso Camorani, ricevuto il pallone da Tonetto, lo scaraventò alle spalle di Sicingano mandando in delirio il Via del Mare.

Oggi ricorre in casa Lecce l’anniversario di una pagina importante di storia di cui sei stato protagonista. Cosa ti viene in mente pensando a quella partita vinta contro il Palermo?

Sono passati tredici anni e io la ricordo come fosse ieri. È stata un’emozione grandissima perché segnai il primo goal di una partita fondamentale per salire in Serie A.

Quale fu, quell’anno, il segreto del successo?

In quella squadra c’erano giocatori importanti come Vucinic, Ledesma, Giacomazzi, Donadel, Bojinov, Tonetto, Piangerelli, Stovini. Era una squadra costruita per vincere il campionato e alla fine ci siamo riusciti perché oltre ad essere una grandissima squadra eravamo un bellissimo gruppo e avevamo alle spalle una grande società.

Quello fu uno degli anni migliori della tua carriera: che altri ricordi hai di quella stagione?

Io sono arrivato a gennaio ma mi sono integrato facilmente e grazie anche a cinque o sei ragazzi di Napoli tra cui Generoso Rossi, Di Vicino e Cirillo che mi hanno fatto subito sentire a casa come se avessi fatto il ritiro con loro. Era un gruppo di grandissimi giocatori con un grande allenatore come Delio Rossi e una tifoseria splendida. Giocare le ultime partite con una squadra gemellata fu ancora più bello perché ci dispiaceva per loro ma eravamo contenti per aver portato il Lecce in A. Sono stati i sei mesi più belli della mia carriera.

Senti ancora qualcuno di quei compagni di squadra? 

Sono in contatto con Generoso Rossi che è preparatore dei portieri nella mia scuola calcio, mi sento con Giorgio Di Vicino, ogni tanto mi sento con Gigi Piangerelli che è direttore tecnico a Cesena, fino a qualche anno fa mi sentivo con Vucinic che ora è all’estero.

Segui ancora il Lecce?

Il Lecce lo seguo sempre perché è una squadra che porto sempre nel mio cuore. Anche se ci siamo allontanati ho sempre il cuore giallorosso. L’ho visto a Caserta e a Foggia e mi dispiace molto che non sia salito. 

Cosa si prova a vederlo in Lega Pro?

Mi piange il cuore, sono stato a Lecce negli anni dei Semeraro che ai giocatori e alla piazza non hanno mai fatto mancare niente. Anche se si retrocedeva l’anno dopo si saliva di nuovo. Quest’anno la società ha fatto molti sacrifici spendendo molto ma quando i risultati non arrivano le colpe sono al 50% dei calciatori e al 50% della società.  

Che consiglio daresti ai dirigenti giallorossi? 

Adesso che il calcio è cambiato non contano i nomi: vince chi ha più fame. Forse hanno sbagliato con alcuni calciatori ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Vedi una squadra come la Casertana, è partita puntando alla salvezza ma fino alla fine è stata lì spendendo poco per giocatori di categoria e, se non avessero sbagliato il mercato di gennaio, avrebbe rischiato di vincere il campionato: quello spogliatoio non andava toccato. Alla nuova società del Lecce consiglio di puntare su un allenatore giovane. Ho visto che sono interessati a Padalino: io l’ho avuto alla Nocerina e sei anni fa era già un ottimo allenatore. Con lui il Lecce partirebbe già avvantaggiato. Non conosco Meluso ma ha fatto un ottimo lavoro a Cosenza. Bisogna scegliere i calciatori giusti e spero che il prossimo sia l’anno buono. 

Un pensiero per i tifosi del Lecce?

I tifosi del Lecce non meritano la Lega Pro, sono da serie A. Spero che il Lecce salga in B già l’anno prossimo, senza passare dai play off. 

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