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leicester ranieriLEICESTER- Il Leicester è campione d’Inghilterra. Un risultato unico che entrerà nella storia del calcio per importanza e andamento della stagione. Una squadra che l’anno prima lottava per non retrocedere ha battuto i colossi del calcio d’Oltremanica Chelsea, Manchester United, Manchester City e Liverpool. Il risultato assume proporzioni stratosferiche se si tiene conto degli usi del calcio moderno, dove i fatturati costruiscono i destini sul campo di uomini, squadre e popoli. Di certo il Leicester non fa eccezione al sistema gestionale ormai in uso nella Premier League, caratterizzata dai capitali d’investitori stranieri (le Foxes sono capitanate dal thailandese Vichai Srivaddhanaprabha, tra i più ricchi del Paese, e controllate dal gruppo Asian Football Investment) ma l’impresa sul campo fa brillare gli occhi a tutti coloro credono nei sogni e nel classico Davide che batte Golia.

Ranieri finalmente vincente– Il titolo dei biancoblu assume altri risvolti per la guida tecnica: Claudio Ranieri, un allenatore la cui carriera non era certo ricordata per trionfi. Anzi, spesso, l’allenatore testaccino fu l’anticamera di periodi floridi. Fu così a Londra, quando dal 2000 al 2004 regalò una nuova identità al Chelsea, una squadra prima di allora poco gloriosa e ancora lontana dal presente e dai soldi di Roman Abramovich, portandola in semifinale di Champions League in una stagione stranissima dove ad alzare la Coppa dalle grandi orecchie fu il Monaco. L’arrivo del Paperone portò la fine della sua avventura, troppo poco mediatico il maestro Ranieri rispetto a quello che l’anno prima era diventato lo special One dei Blues: Jose Mourinho. Dopo quella fine, seguita da un anno triste a Valencia, Ranieri restò fermo due anni per poi tornare in Italia per salvare il Parma dalla Serie B e ridare forza alla Juventus tornata in Serie A. Troppo presto per provare a pensare allo scudetto, capitalizzato poi dalla crescita sotto la guida di Conte due anni dopo. Il primo sorriso del maestro poteva essere a casa, in quella Roma dove germogliò il Ranieri ragazzo e allenatore. Niente, la sconfitta casalinga contro la Sampdoria negò di fatto il primo scudetto dopo la vittoria nello scontro diretto con l’Inter e l’altra genovese, il Genoa, segnò la fine dell’amore Ranieri-Roma con l’incredibile rimonta da 0-3 a 4-3 del 23 febbraio 2011. Piccole soddisfazioni si ritagliarono al Prinicipato di Monaco, dove l’assonanza col più celebre Ranieri III, sovrano morto nel 2005, non bastò a mettere in bacheca titoli, contribuendo però alla scalata verso l’alto del club monegasco, lasciato a seguito di divergenze causate dalla vendita di calciatori come Ferreira Carrasco, Falcao e Rodriguez.

Per chi scrive, il titolo del Leicester, anche se irrimediabilmente caratterizzato dalle esagerazioni della quotidianità 2.0 nella quale siamo calati oggi, rappresenta un capitolo importante della storia del calcio. Chi è più datato ricorderà la sorpresa-Verona in Serie A, quando l’Italia era l’Accademia mondiale del calcio e anche le piccole squadre si potevano permettere campioni di grosso calibro. Ma, senza screditare il prodigio di Bagnoli, allora allenatore dell’Hellas, il divario tra “grandi” e “piccole” squadre di oggi è ben più marcato rispetto agli anni Ottanta. Un tale miracolo sarebbe pressoché impossibile in Italia, per mille motivi sportivi e finanziari che si differenziano da quel “modello inglese” che spesso in casa nostra si tenta di scimmiottare senza possenti basi culturali.

L’impresa non è soltanto merito naturalmente della guida tecnica, bensì quest’anno è esploso un gruppo di giocatori prima lontani dai grandissimi riflettori del grande calcio. Uomini in cerca di rilancio come il portiere Kasper Schmeichel (scartato dal Manchester City) e gli esperti difensori Robert Huth e Christian Fuchs, affiancati all’ossatura della retroguardia composta dal capitano e vessillo Wes Morgan e da Danny Simpson (scaricato dal Manchester United). A centrocampo i perni sono l’equilibrato Danny Drinkwater, l’esperto Marc Albrighton e il rampante e muscolare francese N’Golo Kantè, aiutati dall’altro veterano Andy King e dall’ex Napoli Gokhan Inler (ex Serie A insieme al difensore Benalouane), comprimario nella Ranieri-band. I fuochi d’artificio e la dimensione fiabesca del Leicester sono anche e soprattutto gli interpreti offensivi. Il cannoniere Jamie Vardy, miglior giocatore della Premier League, ha dietro una storia che è già una favola moderna. Stessa storia per Riyad Mahrez, dalle stalle alle stelle in pochissimi mesi. Insieme a loro, forse i simboli sul campo di questo Leicester, sono stati l’importanti gli apporti di Shinji Okazaki, ex Stoccarda e Mainz, capace di creare superiorità numerica come pochi, e di Leonardo Ulloa, cannoniere di scorta (qualcuno ricorderà le abilità dei guru “italiani” di questa categoria Cruz e Tomasson, o il prorompente Lasagna del Carpi) vitale nelle ultime partite.

Leicester City campione, una favola appunto. Abbiamo così immaginato il cammino delle Foxes come una storia da raccontare a tutti i sognatori del football, magari prima di andare a letto in questa giornata che ha visto la più grande impresa sportiva della Gran Bretagna, forse d’Europa…

leicester2“C’era una volta Claudio Ranieri, un vecchio maestro di calcio con il viso scavato dal lavoro, pieno di piccole soddisfazioni ma anche di tante delusioni nate dall’incapacità di far suo il passo finale di tante cavalcate messe su con quel sudore e quella voglia che ogni insegnante cerca di trasmettere ai suoi allievi. Nell’estate del 2015, dopo una fallimentare esperienza con la Nazionale della Grecia conclusa con l’addio a Euro 2016, il Leicester decise di puntare proprio su di lui, mr. Claudio Ranieri. 

Lì incontrò la sua squadra, tanto diversa ma tanto vogliosa di ascoltare gli insegnamenti dell’anziano maestro arrivato nel piccolo paese dopo le avventure nelle grandi Roma, Torino, Londra, Monaco e Valencia. Due bandiere, trentenni arrivati troppo tardi sulla ribalta della Premier, ex dilettanti e scarti di altre squadre polverizzati dal ciclone di un calcio troppo veloce. Tutti bravi allievi, è chiaro, ma non di certo la rosa dei sogni per lottare ad armi pari con le grandi, almeno sulla carta…

C’era Kasper il portiere, cresciuto sotto l’ombra del papà campione Peter e della Coppa dei Campioni in soggiorno da ammirare e sognare. Dietro capitan Morgan, un omaccione dal cuore buono, vessillo di questa squadra insieme ad Andy King, gregario del centrocampo pronto a dare l’anima in ogni momento. In difesa c’erano Christian, Danny e Robert, operai allontanati dalle big del calcio, e il giovane Liam, cresciuto a Leicester prima di farsi le ossa in B e C. Dalla Francia arrivavano N’Golo, ragazzo dai mille polmoni, e Riyad, sangue algerino e talento coltivato nei campetti della periferia di Parigi. Le bilance del centrocampo erano Drinkwater, intelligenza e piede costruito in Serie B, e Mark, in debito con la fortuna per tante esperienze poco felici nel passato. Il goleador era Jamie, scartato da piccolo in numerosi team perché basso e deciso a divertirsi lo stesso con il calcio lavorando da metalmeccanico. Il sogno però era troppo bello per essere messo nel cassetto e, a suon di gol con lo Stocksbridge (pagati 30 sterline la settimana), il giovane Jamie sale pian piano le categorie dilettantistiche e, mentre giocava con il Fleetwood, arriva la chiamata da Leicester, Serie B. Il sogno diventa realta: Jamie volava anche con i professionisti e sarà protagonista di questa favola. Davanti però non poteva fare tutto da solo. Con lui c’erano il giapponese Shinji, una scheggia imprendibile, e Leonardo, pronto a spingere la squadra entrando nei momenti più difficili.

La squadra veniva da una salvezza presa per capelli dopo una rimonta già storica di suo, ma dal primo giorno il maestro Ranieri educò le sue Foxes a pensare in grande, grazie ad un sistema di gioco veloce, ordinato e compatto basato sul contropiede, proprio come le astute volpi.

Tre vittorie e tre pareggi nelle prime sei partite dell’anno erano già la prima soddisfazione. “Forse quest’anno non si lotta per retrocedere –pensavano i tifosi- anche se questa rosa sembra costruita per la salvezza”. Nulla di più sbagliato. Neanche la prima, brutta, sconfitta (2-5 in casa con l’Arsenal) fece crollare gli allievi di maestro Ranieri, implacabili nel riscattarsi mettendo a segno 8 vittorie in 10 partite. Alla tredicesima giornata cominciavano le vertigini: dopo lo 0-3 al Newcastle il Leicester balzò in testa alla classifica. Il primo posto faceva “paura”, era vissuto come un sogno destinato a finire bruscamente, e la sconfitta col Liverpool il giorno di Santo Stefano sembrava togliere il sorriso alle Volpi blu. Passato il Natale, finita la festa? Proprio no. Il 2015 si chiudeva tra sorrisi e pensieri espressi in due partite in casa, il pari con il ricchissimo City stuzzicava ancora i tifosi romantici ma quello col neopromosso Bournemouth poco dopo Capodanno metteva in testa altri interrogativi.

Il piccolo stop dette forza a Ranieri e ai suoi ragazzi, ora dietro l’Arsenal capolista e forse allo stesso tempo rassegnati e vogliosi d’inseguire qualcosa sì bellissima come l’Europa, ma lontana dall’utopia del titolo. Il vecchio allenatore assecondava i ragazzi ma in cuor suo pensava in grande, e la vittoria contro quello che sarà l’avversario in vetta, il Tottenham, apriva la via al ritorno in vetta, conquistato alla ventiduesima giornata.

Da lì tutto diventò bellissimo, nessuno seppe inseguire le volpi blu in fuga col boccone più costoso tra i denti. Liverpool e Manchester City si arrendevano ai gol di Jamie, Riyad e Robert, il difensore goleador, e neanche l’altra sconfitta con l’Arsenal bastò a scalfire il muro eretto mattone su mattone da Ranieri e dai suoi allievi. Dopo quel 2-1 a Londra, la marcia diventava trionfale: Norwich, Watford, Newcastle, Crystal Palace, Southampton, Sunderland e Swansea non potevano nulla contro i perentori attacchi del Leicester.

Le emozioni forti riempivano i cuori anche di chi ha i modi più rudi, figurarsi per il maestro Ranieri, incapace di nascondere le lacrime dopo lo 0-2 contro il Sunderland a cinque giornate dalla fine, partita in cui un po’ tutti capivano di essere vicini. Lavoro e sudore. Sogni e realtà. Lacrime e sorrisi. A poche giornate dalla fine tutti pressavano il Leicester, vicino alla vittoria ed al delirio… Ma il maestro, invece di stilare tabelle di marcia e parole di facciata aprì il suo sorriso, lasciando intravedere i segni del tempo e della fatica, e sfoderò la sua campanellina: ‘DillyDingDillyDong, we are in Champions League man’. La gioia di quel momento, l’aver già raggiunto un risultato impensabile, regalò l’ultima, grandissima, carica alla banda, più forte dello scivolone di Jamie, fuori due giornate, e della paura di vincere che ti blocca le gambe e non ti fa dormire più la notte. Il destino e gli dei del football certo fecero anche il loro.

Il gol di capitan Morgan, proprio lui, l’omaccione, la bandiera e la guida di una squadra che dodici mesi prima rischiava di ritornare giù, contro l’altra grandissima Manchester United fu l’ultimo passetto sulla linea dell’arrivo, tagliata poi

E il maestro? Troppo poco abituato a fare calcoli e conti con quello che diverrà il momento più alto della sua carriera da allenatore. Meglio scappare in Italia e riabbracciare l’anziana madre, condividendo un succoso pranzo romano e tornando a Leicester solo in nottata, mentre già per le vie della città si trepidava per Chelsea-Tottenham, la partita decisiva per il titolo. Anche i più pessimisti erano pronti a chiudere le bandiere nei pub e , programmando un’ipotetica festa nel match con l’Everton, ma nel secondo tempo succede ancora una volta l’imponderabile. Dopotutto, come può essere lineare una vittoria data 5000 a 1 dagli scommettitori prima dell’inizio del campionato? Succede che a Stamford Bridge, casa del Chelsea e stadio dove il maestro Ranieri è amatissimo, prima Cahill e poi Hazard ribaltano lo 0-2 del Tottenham e portano in paradiso la Ranieri-band, ora davvero presa soltanto dal come festeggiare questo momento indelebile dello sport mondiale.

Sarà quel che sarà del futuro di Ranieri, di Jamie, Riyad, Morgan e degli altri, ma questa storia, raccontata soprattutto con gli occhi e la voce di chi nel calcio, quello vero ci crede, fa tornare l’amore per una palla che rotola su un tappeto verde prima di gonfiare la rete.

E vissero tutti felici e contenti… DillyDingDillyDong, chiudiamo gli occhi, è ora di sognare… Grazie Leicester, grazie Ranieri”

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