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tabella incassi LecceLECCE (di Italo Aromolo) – Migliorare il prodotto, abbassare il prezzo di vendita e al tempo stesso aumentare i ricavi: un qualunque economista si approccerebbe con notevole interesse a un azienda che riuscisse a coniugare questi tre fattori. Anzi, oserebbe definirlo un vero e proprio modello di sviluppo sostenibile, perché migliorare il prodotto significa costruire il futuro, abbassare il prezzo di vendita significa espandere l’utenza e aumentare i ricavi significa auto alimentare tutto il ciclo produttivo.

Nel mondo del calcio questo, in sintesi, è il piccolo miracolo economico in cui è riuscita la società dell’ U.S.Lecce. Riportare la gente allo stadio è stato molto più che un motivo di orgoglio per i dirigenti salentini e spiegheremo il perché.

Lo scorso anno, in 19 partite dell’era Tesoro sono stati incassati circa 550.000 euro, con una media spettatori di 4.202 e un incasso massimo di 39.000 euro, in Lecce-Barletta. Quest’anno in 16 partite (quindi un buon 20% in meno) l’incasso totale ha raggiunto i 750.000 euro, con un incremento di oltre il 30% rispetto alla stagione passata. La media si è alzata a 9.616 spettatori e si è superata quota diecimila in tre occasioni, contro Fidelis Andria, Foggia e Matera (nelle tabelle a lato ulteriori dettagli).

tabella confronto Lecce incassiCome detto, in un campionato come quello di Lega Pro in cui gli introiti da stadio sono tra i pochi se non gli unici, non è stata propriamente una scelta aziendale quella di vendere gli abbonamenti a 25 euro, promuovere i biglietti al costo di 1 euro e invitare sugli spalti centinaia e centinaia di bambini gratis. Dietro a questa politica, attuata dalla società salentina fin dal proprio insediamento a giugno, non c’è nessuna logica imprenditoriale ma semplicemente un atto d’amore che solo imprenditori salentini, innamorati di questa maglia e di questa terra, potevano compiere anche a rischio e pericolo delle proprie finanze, pur di ricostituire quel dodicesimo uomo in campo che spingesse il Lecce alla vittoria.

L’eccezionalità sta nel fatto che un altro atto d’amore, e cioè quello altrettanto intenso dei quasi 7.000 tifosi che hanno sottoscritto l’abbonamento e dei 2.000 che ogni domenica acquistano il biglietto, ha fatto sì che quello che ogni altro presidente avrebbe definito “azzardo” o “suicidio” si è trasformato in un successo su tutta la linea. In cassa, sugli spalti e forse anche in campo.

Ci avviciniamo forse a un nuovo modo di fare calcio, più a stretto contatto con la gente e secondo una simbiosi implicita tra società e città, quella che tutti i tifosi desidererebbero. La strada è ancora lunga e il mancato decollo dell’iniziativa di “fan-super fan”, che lasciava decidere ai supporter il costo del biglietto, lo ha in qualche modo confermato. Ma il modello proposto da questa società, che vede ai risultati non come fine unico ma ultimo, unitamente alle straordinarie risposte che il popolo giallorosso sta dando, fanno ben sperare che questo idillio duri il più a lungo possibile e porti a raggiungere nuovi, immaginati, traguardi.

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