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CaturanoLECCE – Dopo gli errori difensivi col Matera, è la volta di queklli dell’attacco contro l’Akragas. La seconda partita casalinga consecutiva senza vittorie ha fatto finire sul banco degli imputati il pacchetto offensivo del Lecce, incapace di piegare la resistenza dei siciliani in una partita leggermente diversa dal k.o. contro i lucani, ma che rischiava di finire allo stesso modo. Il contropiede di Cristaldi fermatosi di fronte alla parata di Bleve non ha avuto però lo stesso happy-ending della folata offensiva di De Rose che ha regalato l’insperata vittoria al Matera in casa. Se con i lucani i flop individuali della retroguardia, nell’occasione orfana dei due corazzieri Cosenza e Abruzzese, hanno avuto un peso specifico importante, nello 0-0 con l’Akragas la croce cade sui finalizzatori, incapaci di capitalizzare un dominio territoriale palesato per tre quarti della partita.

Al netto delle parate di Vono, sì attento e efficiente nel rispondere bene ai sussulti di Moscardelli e compagni ma lontano dalla prestazione eroica di Bifulco del Matera, c’è però da evidenziare la giornata storta degli avanti, a tratti incredibilmente prevedibili e incapaci di pungere per più ragioni. In primis, la collocazione tattica. Il tridente di partenza schierato sabato, Caturano-Moscardelli-Surraco, non esalta le abilità dei due esterni offensivi. Caturano, arrivato a gennaio, spesso si trova in difficoltà nel partire dalla corsia laterale per poi cercare l’assist o la difficile soluzione personale. Ad oggi, le partite migliori dell’ex Melfi con la maglia a strisce giallorosse sono state quelle dove ha agito da seconda punta insieme al Mosca. Un discorso simile, con le dovute modifiche, può essere fatto per Surraco. L’uruguaiano, arrivato a Lecce per giocare al centro della trequarti nell’ipotetico 4-2-3-1 di Asta, è leggermente depotenziato nella sua capacità di creare superiorità numerica nella zona nevralgica del campo, essendo costretto a creare scompiglio dalla fascia.

Uscita portiere akragasMoscardelli, sulle gambe nella seconda parte del match con l’Akragas, ha pagato a caro prezzo il compito di aiuto la squadra in fase di costruzione: nella ripresa, oltre a finire nella rete intrecciata da Marino e Muscat, l’ex Bologna ha mancato il guizzo giusto, trovando la parata di Vono nell’unica occasione maturata. L’ingresso di Carrozza, lanciato in campo nel finale, ha permesso qualche buona palla al centro, ma la lentezza, e forse la gamba non propriamente sciolta, al momento del tiro non hanno schiodato lo 0-0.

I cambi di Braglia, quasi disperati nel passaggio al 4-2-4, hanno portato in campo Doumbia. Gli spazi strettissimi lasciati dalla compagine di Pino Rigoli, però, hanno bloccato sul nascere le velleità del franco-maliano, lento nel capitalizzare dei buoni palloni in area ed impreciso nei cross al centro per i compagni. Doumbia, a corrente alternata quest’anno, soffre tantissimo gli incontri dove le compagini avversarie si schierano prepotentemente sulla difensiva e le azioni dove sembrava quasi costretto a guadagnare la linea laterale, anziché tagliare la retroguardia avversaria sono sembrate un segnale abbastanza evidente.

Surraco panchina disperazione akragasLa lettura sulla situazione dell’attacco giallorosso deve essere però completate da alcune doverose attenuanti. Il Lecce, prima di questi due famigerati stop interni che rischiano di chiudere definitivamente la lotta al vertice, veniva da ben 8 gol in due partite (equamente distribuiti tra Catanzaro e Cosenza). L’aspetto psicologico conta molto, e sbloccare le partite nei primi 45’, evento accaduto nei due incroci con le compagini calabresi con reti nei primi 10’, aiuta molto ad allentare i nervi soprattutto nei momenti clou del torneo. In più, l’alto potenziale che Braglia ha a disposizione per le sue mosse offensive, con elementi del calibro di Curiale, Carrozza e Sowe in rampa di lancio, non può che giovare. Resta però la preoccupazione per quelli attacchi tremendamente sterili nel finale dello 0-0 di sabato, con i giallorossi impelagati in uno sterile possesso palla sull’ipotetica linea dei venti metri prima di tanti traversoni fuori misura. Serve il riscatto, per credere fino alla fine e per mantenere alto il morale in vista di un campionato che ha ancora molto da dire.

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