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punizione squadra lecceLECCE (di Gavino Coradduzza) – Da dove incominciare a raccontare lo 0-0 di Lecce-Akragas? Di argomenti se ne possono trovare tanti: dall’unico punto conquistato in due partite giocate in casa, fino al vantaggio in media inglese dilapidato in otto giorni o anche alla tracimante professione di ottimismo a tutti i costi sparsa a piene mani e mortificata dai risultati e dalla logica. Invece voglio parlare soltanto del pareggio odierno partendo proprio dai primi appunti buttati giù, sul taccuino, ancor prima del fischio d’avvio. Se per caso, scrivevo, la partita dovesse essere di quelle che non appassionano al massimo, sfiorando senza centrarlo l’entusiasmo dei tifosi, basterebbe prestare orecchio e occhi alla Curva Nord del “Via del Mare“: un tripudio di colori giallorossi, una inesauribile fucina di tifo incandescente, uno spettacolo.

Lo slancio iniziale degli uomini di Braglia meriterebbe il premio di un gol, ma ci si deve accontentare del predominio totale, di una molto buona disposizione in campo e dell’apprezzamento costante espresso a lungo dai diecimila presenti. È dunque un Lecce abbastanza armonioso ed incisivo; consapevole, così pare, che non vi è alternativa alcuna alla conquista dei tre punti, in attesa di conoscere il risultato del posticipo di lunedì a Cosenza dove sarà ospite la capolista Benevento. E l’Akragas che cosa fa? Beh, aspettiamo di vedere, perchè a più di metà della prima frazione, si attende di vedere qualcosa di diverso dal semirigido 5-4-1 spesso votato al 6-3-1… Ma questo era abbastanza prevedibile, credo… Un assetto prudente contro cui, Surraco in particolar modo, va a sbattere il muso senza mai riuscire a superare l’uomo, a cavare, cioè, il ragno dal buco; addio, pertanto, alla auspicata superiorità numerica sulla trequarti.
 
Uscita portiere akragasScavalcato il 30°, il Lecce deve rifiatare e smaltire i 25/26 gradi di temperatura abbattutisi sul manto erboso; l’Akragas alza la testa ed in una occasione riesce a sollecitare le coronarie dei salentini. La difesa dei siciliani non sembra mostruosamente impenetrabile; probabilmente si giova ora, nel finale di tempo, della approssimazione dell reparto avanzato dirimpettaio. È che, mi pare il caso di sottolinearlo, il Lecce dei primi 25 minuti sembra essersi… rintanato nello spogliatoio con qualche minuto di anticipo. Ma quella palla smanacciata sulla linea di porta da Vono al primo minuto di ripresa è andata oltre la linea o no? Per la tribuna, sì, per gli ufficiali di gara, no. Fatto sta che Moscardelli e compagni sono rientrati in campo con la stessa decisione, con più piglio dell’avvio di partita; è chiaro che la lucidità non è più al top ed a risentirne è la misura dei lanci e dei passaggi, anche quelli di breve tragitto; continuano a latitare lucidità e freddezza del suggerimento finale e… la conclusione in porta.
 
L’arrembaggio alla caravella di Agrigento non è baciato dalla dea dei “corsari”. L’Akragas boccheggia, vacilla, ma non cade; la pressione diventa asfissiante; è un martellare incessante, ma il premio, per quanto meritato, non si materializza. È una partita che  il Lecce meriterebbe di stravincere se non altro per l’impegno profuso e la dedizione alla causa comune, ma che la caparbia trincea biancazzurra ha mortificato ben oltre i propri meriti. E c’è da aggiungere che, per buona sorte del Lecce, gli ospiti mandino in fumo la più ghiotta delle occasioni da gol (minuto 94…) grazie anche all’istinto e al tempismo del giovane Bleve schierato in luogo dell’indisponibile Perucchini. Ed ora? Intanto capiamo che cosa accadrà a Cosenza; poi si vedrà…
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