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Gavino Coradduzza (5)LECCE (di Gavino Coradduzza) – Il successo domenicale del Benevento non concedeva alternative al Lecce inseguitore: servono i tre punti per rimanere in scia e d’altra parte, agli uomini di Braglia (di nuovo in panchina, squalifica scontata) si chiedeva un colpo di spugna che cancellasse la prova incolore dell’ultimo confronto casalingo finito in colpevole parità. Avviata la gara col piglio giusto, i giallorossi salentini hanno impiegato poco più di un quarto d’ora per mettere in chiaro che le possibilità di farla franca al “Via del Mare” ,da parte del Catanzaro, equivalevano a zero. Un paio di giri di lancette per il gol di Moscardelli, qualcuno in più per il raddoppio di Doumbia; due azioni ben costruite, rifinite con precisione e finalizzate con due colpi precisi e di elevata qualità stilistica: imparabili! 

Vero è che il Catanzaro ha mandato in campo un reparto difensivo “male in arnese”, arruffone, spesso scomposto; in buona sostanza INADEGUATO; ma questa cosa può essere diretta conseguenza di quel che stanno combinando i vari Moscardelli, Lepore, Doumbia, Surraco, ben sostenuti e protetti da Salvi e Papini (auguri). Ai calabresi non resta  che affidarsi a qualche ripartenza su cui puntualmente si abbatte la precisione di intervento del pacchetto difensivo di casa. Non una sbavatura, non una amnesia, niente leggerezze; tutti fedeli interpreti del compito loro assegnato. Non si individua alcuna traccia del vecchio VIZIETTO di allentare la presa una volta raggiunto e consolidato il vantaggio; il Lecce è assiduo su ogni palla, puntuale nella interdizione, pronto a distendersi in avanti anche se, di pericoli ficcanti per il portiere ospite, non se ne registrano tantissimi; ma ci sono i gol…
 
Alla conclusione della prima frazione il Lecce è ormai salito in carrozza: il vantaggio di 2-0 appare inattaccabile. Si può, si deve far cenno alla traversa colpita dai calabresi; ma c’è traversa e traversa; qua si tratta di cross da fondocampo che, anche con il concorso del forte vento, manda la palla a pizzicare il legno della porta di Perucchini. Cosa ben diversa il palo colpito con una girata di testa da Moscardelli in avvio di ripresa: la palla incoccia il palo e ballonzola sulla linea di porta prima che il portiere se ne impossessi.
 
IMG_0104Da quel che accade in campo non ci si stupisce più di tanto quando giunge in rete il preciso fendente di Papini che arrotonda a 3-0. Il Catanzaro è in via di liquefazione; il Lecce dilaga non soltanto insidiando con continuità la porta ospite, ma anche (udite, udite) nel disegnare trame di gioco e preziose triangolazioni di pregevole fattura: sugli spalti si canta e si balla! Quando Braglia richiama in panca Surraco sostituendolo con Caturano, il nuovo entrato lo ringrazia infilando il quarto gol con un sinistro partito dai sedici metri. Parlare ancora di partita sembra proprio esagerato: in campo c’è una sola squadra, il Lecce; e a ripercorrere l’intero film della gara sembra quasi ovvio lasciarsi andare affermando che di partita vera e propria, nel senso di due squadre che si affrontano per conquistare il successo, praticamente non ce n’è stata. Non tragga in inganno il dato numerico relativo al possesso palla che vede prevalere percentualmente i calabresi; il  possesso palla ha un senso compiuto quando diventa strumento di concretezza, quando serve per andare a segno.
 
Un’ultima considerazione è dovuta alla inversione di andazzo mostrata ieri dagli uomini di Piero Braglia: il Lecce del passato (anche recente), che molto costruiva e molto sprecava, ieri ha cambiato registro: meno occasioni del solito (forse, ma non ne sono certo), ma alta percentuale di trasformazione in gol. Anche questo è un ottimo segnale !
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